Emancipazione femminile: il bivio decisivo.

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di Alberto Aiuto

Nella storia dell’umanità, anche se la parola donna deriva dal latino, domina, cioè signora, tutte le donne sono state per secoli relegate in un ruolo subalterno (e spesso servile), piegate al volere e alle voglie del vero dominus, il maschio.

La capacità della donna di affacciarsi nella società e di prender posto nella vita come protagonista è stato reso possibile solo grazie allo sviluppo della tecnologia che ha consentito nei fatti questo cambiamento di condizione, e quindi anche di rapporti.

Oggi siamo ad un bivio storico: ritornare al passato o puntare sul progresso tecnologico.

Emancipazione femminile: Immaginiamo una donna moderna (magari un’accesa femminista), con tesi di genere e smartphone alla mano, teletrasportata a 10 000 anni fa in un’epoca senza tecnologia, welfare, diritti e autonomia.

Allora una qualsiasi sua simile era completamente diversa, proprio perché frutto delle condizioni pretecnologiche del loro tempo.

Analfabeta, con tutte le conseguenze intellettuali, incatenata fisicamente a gravidanze e allattamenti, e condannata a lavori domestici e agricoli, con una immobilità domestica dovuta alla sua condizione biologica di donna (non trasferibile all’uomo) e con i relativi impegni (cucina, casa, figli) ad essa collegati.

Niente opportunità economiche, nessuna possibilità di trovare un impiego indipendente col quale conquistarsi una propria autonomia.

E così via. Insomma, per quella donna sarebbe stato impossibile essere ciò che è oggi (o che aspira ad essere). Vedremmo una donna con qualità fisiche, ma soprattutto psicologiche, completamente diverse.

E forse non sarebbe neanche necessario andare così indietro nel tempo. Anche le nostre nonne e bisnonne erano soggette alle stesse costrizioni:

  • Gravidanze continue, dovute a due ragioni principali (che ancora oggi esistono nei paesi più poveri): altissima mortalità infantile, e necessità di avere un nucleo familiare numeroso (per rafforzare il potere di lavoro del gruppo e per far fronte a una vecchiaia senza mutue e pensioni: cioè i figli intesi come INAM E INPS).
  • Allattamenti continui (non esistevano omogeneizzati o latte in polvere, e l’allattamento saldava una gravidanza con l’altra).
  • Le pesanti corvées domestiche: non esisteva il rubinetto (l’acqua si tirava su dal pozzo), né la lavatrice (si andava al fiume a battere i panni sulle pietre), né il frigorifero (non si potevano conservare i cibi), né il fornello a gas (bisognava raccogliere e spaccare la legna), ecc.

Analogamente, accadrebbe lo stesso a un uomo moderno:

in passato anche l’uomo lavorava come un somaro, senza orari, ferie, ponti, mutua, solo per mettere insieme una zuppa di cavoli.

Senza risorse tecnologiche, tornerebbe a essere agricoltore, patriarca, con ruoli rigidi e subordinati alla struttura familiare. Ma, di fatto, le donne erano considerate più “deboli” di mente e spirito rispetto agli uomini. Non per niente sono stati coniati i termini ormai obsoleti: “sesso debole” e “gentil sesso”.

Tuttavia, la supremazia maschile, nel bene e nel male, ha guidato l’espansione umana:

  • agricoltura,
  • civiltà antiche,
  • linguaggio,
  • scienza e industria

si sono sviluppati sotto la guida (e spesso dominazione) maschile.

Non solo, nonostante gli errori e le ingiustizie, l’umanità nel XX secolo, ha fatto passi da gigante: moltissime innovazioni, comprese la disponibilità degli elettrodomestici e della pillola anticoncezionale, hanno accelerato l’emancipazione femminile, di cui hanno goduto tutti, indipendentemente dal sesso.

Progresso e tecnologia: il vero motore dell’emancipazione

Emancipazione femminile In inglese il termine “booster”, viene spesso associato ad un missile, e si riferisce all’aumento di spinta fornito da un razzo ausiliario, che viene acceso contemporaneamente al motore principale durante la fase di decollo o di spinta iniziale.Questo fornisce una spinta aggiuntiva, permettendo al missile di raggiungere velocità o altitudini maggiori.

Che c’azzecca con l’emancipazione femminile?

Ebbene, il booster che ha reso possibile la libertà femminile è stato la tecnologia (intesa come automazione domestica, energia accessibile, controllo delle nascite e istruzione).

Soltanto la capacità tecnologica di uscire dal sottosviluppo consente alla donna la possibilità di sottrarsi a un rosario di gravidanze e allattamenti (grazie alla diminuzione della mortalità infantile e alla capacità economica di sopravvivere): tutto ciò ha creato uno spazio per l’autonomia femminile in termini di lavoro, libertà economica e scelta.

Senza elettrodomestici, senza energia, senza istruzione diffusa, la maggior parte delle donne (ma anche degli uomini) sarebbe rimasta confinata alla sopravvivenza quotidiana, non potendo aspirare a ruoli sociali o professionali più ampi.

Emancipazione femminile: un po’ di storia

emancipazione della donnaAl tempo dell’unità di Italia, si viveva in un modo non molto diverso da quello dei Romani: ci si illuminava col lume a petrolio, si viaggiava in carrozza, si navigava sui velieri, non esisteva la lampadina, né il telefono, né tutto ciò che comporta oggi l’elettricità.

 

L’80% della popolazione lavorava nei campi, ed era analfabeta.

Si moriva per una semplice infezione, a scuola andavano in pochi, la cultura era appannaggio di una élite.

La mortalità infantile era del 50% (del restante 50%, la metà moriva prima dell’età riproduttiva). Le informazioni e le idee circolavano poco, in assenza di cinema, radio e televisione.

L’ecosistema era quello del campo di grano e la razionalità era un semplice talento individuale.

Poi, nella prima metà dello scorso secolo, cambiò tutto: le guerre mondiali furono il catalizzatore della partecipazione femminile al mondo del lavoro.

Durante la prima guerra mondiale morì una moltitudine di uomini e circa 200.000 donne furono impiegate nell’industria bellica (munizioni, trasporti, servizi), arrivando a costituire il 22% dell’occupazione nelle fabbriche.

In agricoltura, furono circa 2 milioni a subentrare al lavoro maschile per sostenere produzione e approvvigionamenti.

L’ufficio e l’impiego civile videro un’impennata di donne al lavoro, inclusi banche, uffici postali, linee tranviarie. Addio gonna, benvenuti pantaloni da lavoro.

Questa mobilitazione rese visibile il potenziale femminile. La conseguenza pratica? Le donne furono costrette a mutare le loro priorità: non più il matrimonio comunque, ma un lavoro e, a seconda delle classi sociali, la realizzazione di sé, lo studio e una carriera possibilmente qualificata e finalizzata al guadagno.

Poi, dalla fine degli anni ’50 fino agli anni ’70, l’introduzione massiccia degli elettrodomestici (cucine a gas, frigoriferi, aspirapolvere e lavatrice) alleviò il lavoro domestico, liberando tempo per lavoro e studio; la diffusione della pillola anticoncezionale (anni ’60–’70) diede controllo sulla sessualità e riproduzione, consentendo alle donne di fare scelte diverse da matrimonio e figli.

Questi fattori, ideati e messi a disposizione dagli uomini, hanno costituito lo stimolo più potente alla trasformazione del ruolo sociale della donna, avviandola verso una sempre più ampia emancipazione.

In aggiunta, nel giro di poche generazioni si verificò la più grande esplosione di scoperte, conoscenze e trasformazioni che l’umanità abbia mai conosciuto in tutta la sua storia.

Un vero salto storico in ogni ambito, dai trasporti alle comunicazioni, dall’industria alla medicina, dalla scuola al mondo del lavoro, che ha modificato di colpo e in profondità antiche situazioni che erano durate per secoli.

In un attimo siamo passati dal fucile ad avancarica alla bomba atomica, dagli aratri nei campi agli aerei nel cielo (Luigi Tenco).

In sostanza, nel Novecento ci fu la svolta epocale. L’Italia si trasformò da società preindustriale a moderna, soprattutto per le donne, che finalmente ebbero la consapevolezza di poter fare altro nella vita, di poter svolgere un ruolo più attivo nella società ed uscire dalla subordinazione totale verso ruoli attivi, visibili e tutelati dalla legge, anche se afflitti da disuguaglianze salariali.

In pratica, siccome la forza fisica serve meno e i vecchi ruoli sono ormai superati, la donna nel mondo del lavoro non è più un’eccezione, ma una realtà strutturale.

Gli uomini non saranno più i leader, ma nemmeno quelli che dovranno farsi ammazzare, fare lavori pesanti e pericolosi, mantenere la famiglia, andare in guerra e prendersi tutte le responsabilità.

Fortunatamente esiste la diversità tra uomo e donna (“vive la difference”, affermano i francesi): solo le donne possono partorire o allattare e di questo dovremo farcene una ragione e dovremmo trovare un nuovo equilibrio, soddisfacente per entrambi, invece di schierarci “l’un verso l’altro armati”.

Da qui la provocazione (di Piero Angela): “la liberazione della donna è un sottoprodotto del petrolio”.

Un’affermazione che fa discutere, ma ha senso: energia e tecnologia sono alla base delle nostre libertà.

In realtà anche la liberazione dell’uomo è un “sottoprodotto del petrolio”. Nessun movimento di emancipazione – femminile o maschile – si sarebbe mai realizzato senza l’energia abbondante e la scienza tecnologica. In prospettiva, di fronte a crisi energetica e stagnazione culturale, possiamo appiattirci o addirittura tornare indietro.

Purtroppo questo sviluppo ha preso una direzione discutibile. Da una parte negli ultimi anni si è riaffermato un concetto provocatorio legato al femminismo: le donne vengono descritte attraverso le “3B” – belle, brave e buone – mentre gli uomini sono dipinti come brutti, sporchi e cattivi.

Il messaggio non solo semplifica i ruoli di genere, ma veicola una sorta di supremazia femminile.

Allo stesso tempo per indicare una donna dotata di forza o leadership spesso diciamo: “è una donna con le palle”. Le stesse donne dicono “non mi rompere le palle”, dimenticando la mancanza degli attributi maschili.

Frasi di questo tipo testimoniano una mentalità che suggerisce che le caratteristiche di forza, determinazione, competenza e leadership sono solo maschili.

E che le donne al massimo le possano copiare.

È ora di ripensare il linguaggio: forza, determinazione, competenza, leadership non hanno sesso, e ridurle a “maschili” vuol dire ridurre anche la percezione delle donne.

Conclusione

L’emancipazione non è una questione di superiorità di genere, ma di flusso tecnologico, culturale e socioeconomico.

Uomini e donne devono trovare un nuovo equilibrio: meno ruoli rigidi, più sinergia. Se la tecnologia è stata la chiave dell’emancipazione femminile, può diventare anche il perno di un nuovo patto di convivenza equa.

Ma serve consapevolezza: nessuna strada verso l’uguaglianza è perfetta, ma tutte passano per l’energia, la conoscenza e il coraggio di cambiare.

E, la strada per la leadership è ancora lunga e sicuramente non in discesa.

E’ bene riflettere su tutto ciò, non solo per capire come hanno potuto nascere e svilupparsi certe conquiste che a noi oggi paiono ovvie e che definiamo “diritti”.

Ma se è vero che non può esserci educazione senza tecnologia, è anche vero che il contrario.

Purtroppo oggi la nostra cultura rischia di mancare totalmente a questo appuntamento storico.

Ci ostiniamo a rimanere legati alla tradizione classica e pre-scientifica (i femminicidi ne sono la testimonianza), né la classe dirigente ha la capacità o volontà di guidarci in questa transizione.

Il risultato è che un Paese come l’Italia (privo di risorse) potrebbe essere costretto a fermarsi o a fare marcia indietro verso modelli arcaici.

Siamo certi che il ritorno ai bei tempi andati, proprio dei nazionalisti, sia la scelta giusta?

Alberto Aiuto

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