Infarto silente, quando l’attacco di cuore è silenzioso

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L’attacco cardiaco nel nostro immaginario ha una sua precisa sceneggiatura: prima arriva il dolore al braccio, poi la mano che si tocca la spalla, mentre gli occhi si riempiono di terrore, etc. etc…. Ma non è detto che l’infarto arrivi sempre annunciandosi in modo così evidente. Oggi parliamo dell’infarto silente

Non tutti sanno che circa il 20% degli infarti in corso sono, appunto, asintomatici. La prima causa di morte tra gli uomini (http://dati.istat.it/) può farsi annunciare anche in modo “atipico”: affanno, nausea, vomito, eccessiva sudorazione o improvviso senso di affaticamento, per citarne alcuni.

Può capitare quindi che nonostante ci sia stato un infarto, non ce ne sia stata consapevolezza. Neanche da parte del paziente. In questi casi l’infarto (che si dice silente) spesso viene scoperto casualmente: magari grazie a una visita o un esame per tutt’altro problema, che ha richiesto un elettrocardiogramma, che poi mostrerebbe alterazioni delle onde (evidenza di un danno del muscolo cardiaco).

A chi può succedere?

Si tratta di una condizione che si può verificare più facilmente in quelle persone che hanno una soglia del dolore molto elevata. Oppure dopo la compensazione da parte di bypass fisiologici che permettono di garantire un flusso adeguato al cuore anche in presenza di un infarto.
Ma ci sono anche delle malattie (come il diabete e le malattie renali croniche) che possono “coprire” i sintomi, visto che impediscono ai nervi di trasmettere correttamente l’impulso doloroso.

Altri fattori sono:

  • Età (gli infarti silenti hanno maggiori possibilità di verificarsi nelle persone anziane, specie oltre i 75 anni)
  • Sesso (si verificano più negli uomini che nelle donne)
Come avere riscontro di un infarto silente?

Nella maggior parte dei casi il riscontro di un infarto silente non richiede un trattamento urgente. I pazienti a cui viene diagnosticato vanno inquadrati con degli esami strumentali per confermare la diagnosi e per capire l’estensione del danno provocato dall’infarto.

Gli esami includono:

  • Ecocardiogramma
  • Esame funzionale (come la scintigrafia o la risonanza magnetica)
  • Coronarografia

Sulla base di questi esami sarà poi stabilita la strategia terapeutica necessaria al paziente, che può essere esclusivamente basata sulle medicine o può includere anche la rivascolarizzazione miocardica con angioplastica o bypass.

Fonte notizia: Humanitas

https://www.humanitasalute.it/cuore/92405-cuore-un-attacco-cardiaco-e-sempre-evidente/

Redazione Men’s Life

Tempo di lettura: 1’00”

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