La Francia neocolonialistica di Macron

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di Claudio Razeto

“La Francia non potrebbe essere la Francia senza la sua grandezza”, disse il generale Charles De Gaulle, militare e Presidente della Repubblica francese.

La grandeur va supportata e Parigi non perde l’occasione per cercare di difenderla in politica interna come in quella estera.

Lo scontro recente tra Roma e Parigi, per le presunte ingerenze del Governo 5 Stelle ha riempito giornali e TG.

“Francia, Italia, il giorno della crisi”, ha titolato il Corriere della Sera, dopo il richiamo dell’ambasciatore francese. Un gesto in passato, grave quanto una dichiarazione di guerra.

Macron, in piena crisi per le rivolte dei Gilet gialli, se la prende con Di Maio e compagni. L’incontro dei Pentastellati con Christoph Chalencon, leader dei contestatori francesi, ha fatto infuriare Monsieur Le President.

D’altronde Chalencon, uno dei duri del movimento, non è proprio un oppositore qualsiasi. Sostenitore addirittura di un intervento delle forze armate per rimettere in ordine la Francia.

E’ come se Gigi Di Maio, alla ricerca di alleati per le europee, avesse invitato a cena un Barbudos cubano o un Black block.

Non conta che l’incontro si sia risolto in un nulla di fatto. I barricaderi francesi non hanno dato segni di grande interessamento verso i Grillini.

Ma il gesto è stato un ceffone sul volto già livido di Macron, in crollo di consensi e pressato dalle manifestazioni che stanno devastando a giorni alterni le strade di Parigi.

Da qui il ritiro dell’ambasciatore per consultazioni.

Il Ministero degli Esteri francese ha dichiarato: “La Francia è stata, da diversi mesi, oggetto di accuse ripetute, di attacchi senza fondamento, di dichiarazioni oltraggiose che tutti conoscono e hanno presente.

Questo non ha precedenti dalla fine della Guerra”.

Non è del tutto corretto. Era appena finita la guerra quando, il 29 aprile del 1945, a pochi giorni dalla Liberazione, truppe francesi, tra cui reparti di soldati Algerini – nonostante tedeschi e fascisti fossero già stati cacciati o prigionieri – avanzarono in territorio italiano col preciso intento di prendersi il Moncenisio, Tenda e Briga.

Il 17 maggio 1945 la Reuter comunicava l’intenzione della Francia di chiedere modifiche alle frontiere con l’Italia, “liberando” le popolazioni di origine francesi stanziate in Italia.

Le stesse motivazioni erano state utilizzate, pochi anni prima, da Hitler per occupare i Sudeti e parte della Polonia alla vigila della Seconda guerra mondiale.

Nel ’45 c’era voluto  l’intervento degli Americani infuriati, per far sloggiare i francesi dall’Italia, oltre alle energiche pressioni di Eisenhower, Truman e Churchill.

De Gaulle aveva mollato richiamando i suoi ma i rapporti degli italiani con i francesi, calcio e ciclismo a parte, non sono mai stati idilliaci.

Oggi gli scontri al confine proseguono sui migranti, provenienti da molte ex colonie francesi nell’Africa subsahariana, che Parigi non vuole far entrare nè dividersi con i partner europei.

E ora i Gilet Gialli.

La tensione di questi giorni, non ha mancato di scatenare le urla dell’opposizione italiana  che ha accusato il Governo Conte di dilettantismo e di mettere in pericolo i rapporti con un Paese alleato, partner Europeo e buon importatore di prodotti Made in italy.

Il Sindaco di Cuneo, in segno di solidarietà con la Francia, ha addirittura appeso la bandiera francese al balcone del Municipio. Dimenticandosi della tentata invasione di 70 anni fa.

Se fosse riuscita forse oggi Aosta sarebbe francese, non esisterebbero i NO TAV, nè ci sarebbe bisogno di chiedere il permesso a Roma per fare il mega tunnel ferroviario verso Lione. Salvini e Di Maio non litigherebbero e magari si concentrerebbero su problemi più importanti.

Ma treni a parte, la Francia di Macron che obiettivi ha ?

Di certo ben più lungimiranti dei nostri.

Oltre al ruolo di asse trainante dell’Europa con la Germania, Parigi controlla economicamente buona parte dell’Africa.

Paesi i cui confini sono rimasti quelli della Conferenza di Berlino del 1885, conservano oltre la lingua comune, uno strettissimo, non sempre voluto, legame con Parigi.

Mantenendo un ferreo legame sulle ex colonie africane, ne guida la politica economica e compra a basso costo risorse importanti, dall’uranio al caffè.

Tanto che il Presidente gabonese Omar Bongo, diceva che “la Francia senza il Gabon è come una macchina senza benzina”. Con l’appoggio dell’Eliseo Bongo è rimasto Presidente per oltre 40 anni e ha lasciato il potere al figlio.

Dietro golpe e persino ad assassinii politici in Africa (vedi quello clamoroso di Thomas Sankara leader “illuminato” del Burkina Faso, ucciso nel 1987) c’è stato lo zampino dei servizi segreti francesi e americani. Le forze armate di Parigi sono intervenute a più riprese in paesi africani come in Ciad, Costa d’Avorio e più di recente in Mali.

Oltre 50 interventi dal 1960 ad oggi.

Se paesi come l’Italia e la Spagna sono usciti dall’occupazione dell’Africa, abbandonando definitivamente le ex colonie, la Francia ha mantenuto pressoché intatto il controllo sui governi di molti paesi traendone vantaggi politici ed economici.

Appoggiando leader politici e militari di non sempre specchiata onestà.

Favorendone l’indebitamento.

Acquisendo risorse e vendendo armi, made in France.

Gestendo di fatto – guadagnandoci  – il Franco CFA che fin dal 1945 è la valuta comune utilizzata in ben 14 paesi come:

  • Camerun
  • Ciad
  • Gabon
  • Guinea equatoriale
  • Repubblica Centroafricana
  • Repubblica del Congo
  • Benin
  • Burkina Faso
  • Costa d’Avorio
  • Guinea Bissau
  • Mali
  • Niger
  • Senegal
  • Togo

Sul fronte militare la Francia non ha mancato di provocare disastri annunciati.

L’ultimo l’intervento in Libia, attaccata nel 2011 dal governo Sarkozy con l’appoggio degli USA di Obama.

Eliminato il colonnello Gheddafi il paese è sprofondato nel caos tribale e ha dato inizio alla tratta di esseri umani che ha causato tante morti di immigrati nel mar Mediterraneo.

Oltre all’arrivo in massa di migliaia di migranti, anche economici, dai paesi della fascia subsahariana, ricchi di risorse ma impoveriti dalle politiche neocoloniali delle multinazionali.

Oggi in Africa, la Francia fa fronte all’invasione commerciale cinese accordandosi direttamente con Pechino.

Con buona pace delle politiche commerciali dell’Unione Europea.

Mentre a Roma si discute di reddito di cittadinanza, a Parigi si cerca un ruolo negli equilibri geopolitici del mondo e in quello di un continente che nel futuro fornirà nuovi mercati e forza lavoro a basso prezzo: l’Africa.

Che invece di andare agli africani – emigranti in Europa – andrà a tutte quelle nazioni che continueranno a sfruttarla.

Francia compresa.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 1’30’’

Foto tratta da: http://youpopcorn.net/storia-delle-bandiere-francia/

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