La mia lampada blu

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È sera, la città riposa.

Dalle strade si sentono ormai solo poche auto e il rumore dei tram notturni.

Dalle finestre dei palazzi intorno al mio giungono luci fioche a squarciare il buio del giorno che sta per concludersi.

Lumini notturni, candele accese sui davanzali.

Ognuno si attrezza come può. Alcuni hanno piccole luci a led a forma di farfalle o di api che si attivano automaticamente al crepuscolo, alimentate da panelli solari grandi come un palmo di mano.

Luminarie domestiche.

Un po’ come a Natale, ma con un gusto che sa più di quotidianità e consuetudine.

Come tanti piccoli focolai, testimoni di un nido che accoglie la gente che si appresta al riposo, al termine di una giornata come tante.

Un’immagine quasi pascoliana, è vero. Da queste parti, d’oltralpe, è un uso abbastanza diffuso.

Luminarie talvolta persino involontarie, come quelle dei bagliori intermittenti proiettati dai televisori accesi fino a notte fonda dai più insonni dei miei vicini di casa.


Va bene tutto, fanno pur sempre parte di quella magia luminosa a cui partecipa la città, alla sera.

Mi piace immaginarmela, quella gente, stanca dopo una lunga giornata di lavoro. Addormentata da ore su un divano e con una tv accesa che fa loro da ninna nanna.

Luminarie domestiche. Bagliori dai balconi, luci sbiadite da dietro le tende delle finestre.



Anche io voglio contribuire a quel bagliore urbano notturno.

Fatemi giusto accendere la mia lampada blu.

Cos’è questa lampada blu?

Beh, ecco, ve lo dico. Ma voi promettetemi di non prendermi in giro. Intesi?

Io ho una lampada blu un po’ speciale. Cosa ci sarà mai di speciale in una lampada blu, vi chiedete?

Ecco, in realtà dovete sapere che nel mio studio, dove mi trovo a scrivere in questo momento, beh, io ho due di lampade.

Una è un’anonimissima abat-jour da scrivania. Una come tante. Niente di entusiasmante, fin qui, intendiamoci. Sta proprio qui davanti a me, mentre vi scrivo. Emette un colore caldo tendente all’ambra. L’accendo giusto per non rantolare nel buio della stanza, illuminato solo dallo schermo del pc.

Poi ho anche un’altra di lampada: la lampada blu.


Non è nulla di che.

Una semplice lampadina con bulbo blu da 40W, montata su un punto luce a morsa che ho agganciato alla libreria. È rivolta verso i libri.

Dovreste vedere come diffonde tutta quella luce fredda nel mio studio. Insieme alla luce calda della abat-jour, quel blu crea un effetto violetto che trovo sublime.

Passa attraverso le finestre e diviene il mio contributo alla causa luminaria della via dove casa mia si affaccia.

Atmosfera perfettamente conciliante con quel prurito che prende alle mani, certe sere. Credetemi.

In questi giorni di Covid ormai le postazioni di lavoro casalingo sono state un tutt’uno col nostro spazio privato e personale. Diciamolo pure.

Quella intimità solo nostra, dove amiamo rintanarci ascoltando musica, leggendo qualche news e scrivendo parole su parole su un foglio word. Oppure impugnando una chitarra, pizzicata il meno rumorosamente possibile per non dar fastidio ai vicini.

Inventare, raccontare una storia.

Creare.


Tocca pur definirla una separazione tra i due mondi. Mi piace separare i due mondi semplicemente colorandoli diversamente.

Da un lato il mondo del lavoro da ufficio, quello di tutti i giorni. Con la sua luce ambra calda.

Dall’altro quello fatto di un’evasione in elucubrazioni che potremmo timidamente riconoscere come vagamente artistiche. Spirito e immaginazione che si rincorrono in un universo privato e intimo che sa proprio di un gustoso blu-violaceo che si può quasi toccare o addirittura respirare.

Ebbene, il blu e poi quel violetto che ne scaturisce sono per me un po’ come quell’ispirazione o idea – EUREKA! – che giungendo a noi fa accendere, appunto, la classica lampadina.

Vedete, il fatto è che con me funziona esattamente al contrario: non è l’idea incipiente ad accendere la lampadina con il suo sopraggiungere improvviso.

Posso controllarlo: sono io a decidere quando l’idea deve accendersi.

Semplicemente con un click.

O almeno, mi piace credere che sia così che vada.

Ve l’ho detto, la mia è una lampada un po’ speciale.

Simone Buffa

Tempo di lettura: 1’30”

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