Infodemia: La pandemia vista dai media

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di Alberto Aiuto

Da circa due anni la gran parte dell’attenzione dell’opinione pubblica mondiale è catalizzata dalla presenza dell’infezione da Covid-19.

Questo tsunami informativo è stato definito “infodemia”, che invece di fare chiarezza sull’infezione ha generato confusione e paura.

Anche i virus, la forma di vita più semplice in assoluto, seguono il famoso detto biblico “crescete e moltiplicatevi”.

Per vivere e replicarsi, sono costretti ad infettare un organismo superiore, superando tutte le difese dell’ospite che si oppone per la sua sopravvivenza, avendo lo stesso imperativo da rispettare.

Le sue mutazioni fanno parte della sua strategia di sopravvivenza.

In Giappone il Covid fa harakiri

Alcuni giorni fa (precisamente il 27 novembre) alcuni media riportavano una notizia sconvolgente:

“In Giappone il Covid è scomparso: in 3 mesi i contagi si sono azzerati”.

In agosto, dopo le Olimpiadi, i contagi erano schizzati ad oltre duemila al giorno.

A Tokyo, metropoli con quasi 14 milioni di abitanti, il 26 novembre si erano riscontrati 8 contagi, 95 in tutto l’arcipelago.

“Appena” sei decessi dal 7 novembre; nessun paziente in terapia intensiva a Tokyo, 40 in tutto il Giappone. Come mai?

Sono state fatte numerose ipotesi, tutte da verificare.

C’è chi ha ipotizzato sia merito del tasso di vaccinazione (76,2% del paese con la doppia dose), chi della forte aderenza all’uso delle mascherine, chi al fatto che il virus, a furia di mutare velocemente avrebbe fatto un clamoroso “autogol” rimanendo vittima di se stesso: errori in una proteina, la nsp14, responsabile della correzione degli errori di copiatura durante la replicazione virale, causerebbero forti problemi di replicazione, rendendolo, per così dire, innocuo.

Altri ipotizzano che gli individui asiatici siano in grado di sviluppare meglio di tante altre popolazioni mondiali un enzima in grado di aggredire i virus a mRna come il Sars-Cov-2.

Dunque abbiamo (finalmente) un segnale forte che ci offre una concreta speranza affinché il Covid possa, prima o poi, indebolirsi definitivamente.

Come avvenne con la Spagnola.

Staremo a vedere.

In Sud Africa il Covid desta preoccupazione

Quasi contemporaneamente, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha individuato in una regione sudafricana una nuova variante (la B.1.1.529, meglio conosciuta come Omicron) con più di trenta mutazioni.

Questa struttura la renderebbe più contagiosa, rispetto alla forma Delta, e più resistente ai vaccini, almeno in linea teorica, e quindi “preoccupante” e degna di attenzione.

A destare preoccupazione è la velocità di diffusione, con un tasso di riproduzione pari a 2: una persona positiva, quindi, sarebbe in grado di contagiarne altre due.

I casi confermati legati a Omicron erano 2.828, con Johannesburg epicentro della variante. Ovviamente ci vorranno alcune settimane per comprendere l’impatto della nuova variante.

Non c’è stato allarmismo nel comunicato, ma la consapevolezza che l’attenzione deve essere molto alta.

Dunque perché Omicron dovrebbe fare paura?

Finora non ci sono stati decessi riconducibili alla nuova variante, non è ancora dominante come la Delta, non si sa ancora se è una variante più “cattiva” e se, pur bucando i vaccini, faccia ammalare gravemente, anzi i primi pazienti contagiati finora mostrano sintomi lievi.

Insomma ci sono buone probabilità che sia un falso, sia pur legittimo, allarme.

Per ora siamo in presenza di due fenomeni, entrambi da studiare e spiegare.

Eppure i media enfatizzano solo quello che finora ha messo in allerta gli scienziati, sostenendo che “terrorizza” le persone soprattutto quelle più influenzabili, stressate da circa due anni di infodemia?

“Cui prodest? A chi giova?”

Avrebbero twittato i nostri progenitori. Restano fondamentali: la vaccinazione, l’uso di mascherine, la distanza fisica, la ventilazione degli spazi interni, l’evitare la folla e l’igiene delle mani.

di Alberto Aiuto

Tempo di lettura: 2’30”

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