Riflessioni di un uomo in attesa

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di Gaetano Buompane

Stavo riflettendo, qui seduto, su come tentare di affrontare questa difficile situazione e sulla necessità di trovare presto una soluzione alternativa all’aspettare che qualcuno venga in mio soccorso.

Anche perché, diciamocela tutta, a nessuno piace stare in attesa. Eppure la vita ci mette in attesa in continuazione e quella di attendere pare proprio sia diventata una delle condizioni umane che più ci angosciano, come il soffrire o il morire.

Ci sentiamo fatalmente destinati all’attesa, sottomessi allo svolgersi degli eventi o alle decisioni di qualcuno, spesso ai suoi capricci, e questo ci snerva perché nell’attesa non riusciamo a vivere la nostra vita da protagonisti.

Diventiamo addirittura irrazionali. Attendiamo fiduciosi, speranzosi, e perché l’attesa finisca siamo disposti anche a votarci a tutti i santi.

Nell’attesa siamo vulnerabili, privati dei nostri artigli e della nostra forza. Possiamo piangere e raggiungere livelli di disperazione mai sperimentati prima, oppure arrabbiarci, agitarci, perdere letteralmente la ragione.

L’attesa è come una sospensione della vita e la maggior parte delle volte, pur riconoscendola come un’inconcepibile perdita di tempo, decidiamo comunque di subirla.

Se siamo in attesa di qualcosa che pensiamo possa cambiare il corso della nostra vita, allora diventiamo impazienti, irritabili, niente ha più molta importanza se non l’arrivo di quella svolta che poi, il più delle volte, tradisce le nostre aspettative.

D’altro canto, l’attendere oltre l’immaginabile, ossia un tempo che ci pare inspiegabilmente infinito, ci induce a vaneggiare, a pensare al peggio, persino a perdere ogni speranza.

Nella peggiore delle ipotesi c’è anche chi si è rassegnato ad aspettare per tutta la vita.

Ecco, fino a questo momento io mi sono sentito un uomo così, sospeso nel tempo e nello spazio, senza una gran voglia di reagire, colpevolmente in attesa di un qualcosa che potesse porre fine alle mie pene.

Che la pandemia possa aver influito drasticamente all’acuirsi della mia condizione è innegabile, rientro a pieno titolo nelle statistiche degli uomini che di più hanno sofferto di depressione e sconforto per colpa del Covid-19.

Adesso la maledetta guerra e l’incertezza che viene con essa non mi stanno certo aiutando.

Ma questa è un’attesa differente, che mi lascia immobile, ma allo stesso tempo insicuro.

Di certo non posso continuare ad alimentarla. Ad un certo punto è meglio decidere di non aspettare più e intraprendere un cammino differente.

Voglio dire, sono due ore che ho urlato che mi portino un rotolo di carta igienica, non è che posso aspettare chiuso nel bagno ancora per molto tempo.

Tra l’altro sarà meglio uscire e fare un po’ di scorta, perché ieri al supermercato sotto casa l’avevano già finita tutta.

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Foto fa Pixabay