Il rapporto dei nostri figli con lo sport lo conosciamo bene come genitori.
Il nuoto è tipicamente il primo sport con cui si cimentano i nostri pargoli.
Piscine piene di anatrelle che alternano pianti sconsolati e urla di divertimento o di rimprovero degli istruttori.
Poi arrivano il calcio, la danza, le arti marziali, il tennis e le diverse discipline che in qualche modo attirano figli e genitori.
Lo sport accompagna i bambini sin da piccoli perché fa stare bene, fa divertire, consente di scaricare le tensioni, permette di vivere il gruppo e la squadra.
Eppure, spesso, quando arriva l’adolescenza, sembra che per i nostri figli lo sport perda fascino e mordente.
L’Istat, infatti, rileva una buona partecipazione allo sport da parte dei bambini (70%) che si riduce parecchio quando diventano adolescenti: il 40% dei ragazzi e ragazze di 13-14 non pratica alcuno sport.
I motivi dell’abbandono
Sembra che i motivi dell’abbandono siano collegati a diversi fattori.
Da una parte ritroviamo l’aumento di impegno che tipicamente richiede lo sport quando si sale di livello.
La pubertà è il momento in cui lo sport diventa anche agonistico e pertanto gli aspetti tecnici e di performance diventano importanti.
La componente ludica lascia spazio a quella performativa con le sue regole e ritualità di sicuro meno leggere e più noiose.
La competizione aumenta e non tutti gli adolescenti amano sentire la sua pressione, anche perché l’ansia è per loro una continua presenza.
Tanto più in questo periodo di emergenza sanitaria.
Anche gli aspetti fisici giocano un ruolo non secondario.
Le trasformazioni del corpo che sperimenta l’adolescente non sempre sono facili da gestire.
Per le ragazze un seno abbondante, i fianchi che crescono possono creare imbarazzo e minore agilità.
Per i ragazzi lo sviluppo improvviso degli arti può richiedere un periodo di assestamento della propria propriocezione, ovvero la capacità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio.
A questi elementi si aggiunge la pressione scolastica che di solito con l’inizio delle scuole superiori aumenta significativamente rendendo difficile il bilanciamento studio-sport.
Riscoprire il valore dello sport
Abbiamo visto, quindi, come il rapporto adolescente-sport sia caratterizzato da una certa complessità che investe aspetti tecnici, motivazionali, fisici e psicologici.
Tuttavia, è proprio questa complessità a rendere importante la presenza dello sport nella vita dei nostri figli.
L’attività sportiva, oltre ad essere essenziale per il nostro benessere attuale e futuro, riveste un ruolo determinante nell’allenare alcune capacità che possono essere di grande aiuto nella vita.
Basti pensare alla perseveranza, quella capacità che ci consente di non mollare di fronte alle difficoltà.
La tensione sportiva che ci metterà di fronte all’ansia da prestazione, inoltre, ci consente di imparare a convivere con lo stress che inevitabilmente dovremo sostenere a scuola, in famiglia, a lavoro, in amore.
Si tratta di fatto di una forma di eccitazione che attiva i nostri sensi, muscoli e nervi per affrontare una sfida, come anche una semplice novità.
La competizione sportiva ci consente di fronteggiare le nostre paure e di confrontarci con l’idea di fallimento o insuccesso.
I nostri ragazzi e ragazze sono terrorizzati dall’idea di fallire.
Per loro sbagliare, prendere un brutto voto, perdere una gara, non essere ricambiati, rischia di essere insopportabile perché credono che questi insuccessi minino la loro persona.
È bene, invece, imparare a convivere coi propri limiti, con la necessità di impegnarsi di più se si vuole superarli o anche solo migliorare, a tollerare la frustrazione del no.
Queste interruzioni sono importantissime per imparare a conoscersi, ad accettarsi e a migliorarsi.
Cosa fare per aiutare i nostri figli con lo sport?
Per aiutare i nostri figli a vivere al meglio lo sport possiamo sperimentare alcuni tentativi:
- Visto che la motivazione è determinante nel portare avanti un’attività sportiva, è bene far scegliere loro lo sport da praticare. Se sono attratti dal parkour rispetto al nuoto, va bene così;
- E’ utile aiutare i ragazzi e ragazze a scegliere uno sport che li faccia sentire bene e li faccia divertire;
- Se il rapporto scuola-studio è complicato, aiutateli ad organizzare le loro giornate cercando di incastrare i vari impegni;
- Se i figli hanno già una vita piena, non c’è bisogno di inserire anche uno sport agonistico che richiederebbe continui sacrifici. L’importante è dedicare anche poco tempo per mantenersi attivi: una corsetta, delle passeggiate, un giro in bici, partite a pallone con gli amici, lo skate, ecc.
- L’ideale sarebbe poter creare una routine che avvii il circolo virtuoso sport-benessere-sport.
In conclusione, l’importante è riuscire a far sperimentare in qualche modo ai nostri figli il piacere e il benessere arrecato dallo sport, qualunque esso sia. Una volta che si sono apprezzati i benefici dell’attività sportiva e che la si è resa una presenza costante nella vita, non se ne potrà fare a meno, con ricadute positive sulla salute fisica e psicologica.
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