Il gioco del calcio, uno sport sempre diverso, ma sempre uguale

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Il gioco del calcio, uno sport sempre diverso, ma sempre uguale

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di Emanuele Aiuto

La filosofia di Eraclito (“tutto scorre, panta rei”) afferma che tutto è in perenne movimento e la staticità è morte.

Un principio che si può applicare a molteplici aspetti della vita dell’uomo.

Non ultimo, lo sport del calcio, che con il passare degli anni si è evoluto ma ha mantenuto (forse accresciuto) un ruolo di importanza sempre maggiore nella vita sociale.

Oggi si è trasformato in un business a dispetto del coinvolgimento emotivo del tifoso comune. 

Sin dalle sue origini non è mai stato trattato solo come uno sport, ma come una vera e propria disciplina dalle migliaia di applicazioni dal punto di vista antropologico.

Quello che però sorprende è come non sia mai rimasto costante nel tempo, ma abbia saputo cambiare col passare degli anni continuando a migliorarsi.

Lo possiamo identificare come una specie, che affina le proprie caratteristiche, adattandosi per sopravvivere e per raggiungere una sempre maggiore funzionalità.

Gli albori del gioco del calcio

Alla metà del 19° secolo, nel calcio dominava il sistema piramidale (i giocatori si disponevano a forma di piramide rovesciata), basato sullo scontro fisico e il possesso quasi interminabile del pallone, un po’ come nel rugby.

I primi segni di evoluzione arrivano circa 80 anni dopo; ma dagli anni ’30 in poi i cambiamenti sono sempre più frequenti e brevi, ognuno prontamente sostituito o oscurato da quello successivo.

Dalla piramide si passa al WM e al metodo, scuole di pensiero in contrapposizione che introducendo un lato tattico e atletico, hanno accelerato la crescita di questo sport.

La fisicità e la resistenza su tutti i 90 minuti diventano aspetti dominanti nel dopoguerra:

  • cambiano metodi di allenamento,
  • si introducono anche esercizi mirati allo sviluppo muscolare,
  • che portano ad un gioco di contatto, dove la sola tecnica serve meno.

La nascita del calcio moderno

I sovietici introducono un approccio statistico che permette un ulteriore adattamento evolutivo, permettendo di capire quali fossero le zavorre da eliminare e i punti sui quali invece era più sensato insistere.

Nell’Ajax di Cruyff fino a Sacchi e al suo storico Milan, il calcio viene innovato da concetti tattici quasi futuristici e destabilizzanti ma fondamentali per un ulteriore adattamento.

Si afferma l’idea di difendersi dominando il possesso del pallone e di sapere esattamente dove posizionarsi in ogni azione di gioco.

Il calcio diventa quindi totale in ogni suo aspetto,

esattamente come nella storia evolutiva di ogni specie.

Si elimina il superfluo e si affinano le tecniche di allenamento che hanno portato ad effettuare lavori sempre più personalizzati.

Prima l’allenatore era una figura che faceva un po’ tutto.

Da un po’ di tempo invece si contorna di uno staff sempre più nutrito di professionisti vari (preparatori, analisti video, nutrizionisti, fisioterapisti, ecc).

Questa evoluzione presenta comunque dei lati negativi quasi inevitabili al fine di una funzionalità sempre maggiore.

Il calcio viene sempre più visto come un’azienda che deve generare “business”.

Il lato romantico di questo sport rischia di andare sempre più nel dimenticatoio, quasi totalmente sostituito dalla freddezza della mente umana e dal suo lato razionale.

Comunque, questa storia, indipendentemente dai cambiamenti che potrà subire nel tempo, ha una costante comune: il tifoso non cambierà mai.

Il calcio continuerà a mantenere sempre e comunque la sua anima.

Emanuele Aiuto

Tempo di lettura: 2’00”

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