Cataratta a 63 anni: la mia esperienza con la lente EDOF Torica (e addio occhiali)

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di Roberto Bitelli

Porto gli occhiali da quando avevo cinque anni. Astigmatismo miopico, presbiopia.

Da anni ormai indossavo lenti multifocali tutto il giorno.

Nonostante questo, con tutte le correzioni possibili, arrivavo a malapena a otto decimi.

Tre anni fa l’oculista mi aveva diagnosticato un principio di opacizzazione del cristallino, la classica cataratta.

Quest’anno mi aveva confermato che si poteva ancora aspettare.

Ho deciso invece di anticipare l’intervento, perché mi è stato spiegato che le lenti intraoculari di ultima generazione possono correggere insieme la cataratta e i difetti visivi preesistenti.

Mi è stata impiantata una lente multifocale EDOF Torica. Ecco cosa ho imparato, prima e dopo l’intervento di cataratta.

Cos’è l’intervento di cataratta e come funziona

La cataratta è l’opacizzazione progressiva del cristallino, la lente naturale dell’occhio che mette a fuoco le immagini sulla retina.

Con il tempo, o per cause non legate all’età (si parla in questo caso di cataratta non senile), il cristallino perde trasparenza e la vista si offusca, si riducono i contrasti e aumenta la sensibilità all’abbagliamento.

L’unica soluzione efficace è chirurgica: si chiama facoemulsificazione. Attraverso una micro-incisione di circa due millimetri, il chirurgo frantuma il cristallino opacizzato con ultrasuoni e lo aspira, sostituendolo con una lente intraoculare artificiale (IOL) pieghevole, inserita nella capsula originaria.

È un intervento ambulatoriale, in anestesia topica (gocce), che dura in media quindici-venti minuti per occhio. Nel mio caso è stato eseguito in due sedute separate, prima un occhio e poi l’altro, a distanza di qualche settimana, come avviene di solito.

Chi può, e a chi conviene, sottoporsi all’intervento

La cataratta senile riguarda tipicamente persone sopra i sessant’anni, ma esistono forme non senili legate a traumi, diabete, uso prolungato di cortisonici, familiarità o semplicemente a una predisposizione individuale, come nel mio caso.

Il criterio classico per operare è che l’opacizzazione interferisca con la qualità della vita quotidiana. Tuttavia oggi molti pazienti, me compreso dopo il confronto con lo specialista, ritengono ragionevole anticipare l’intervento anche quando la cataratta è solo iniziale, se il paziente ha già forti difetti visivi associati che le lenti intraoculari moderne possono correggere contestualmente.

È stato proprio questo il mio ragionamento: perché continuare a convivere con astigmatismo e presbiopia, oltre a un cristallino che comunque sarebbe peggiorato, quando un solo intervento poteva risolvere entrambi i problemi?

Resta comunque fondamentale una valutazione oculistica completa, con esame del segmento anteriore, biometria e mappatura corneale, per capire se il paziente è un candidato idoneo.

Le lenti intraoculari disponibili: monofocali, multifocali, EDOF e toriche

Qui si gioca gran parte della qualità del risultato finale. Le lenti monofocali correggono la vista a una sola distanza, di solito quella lontana, lasciando la necessità di occhiali per la lettura.

Invece, le lenti multifocalisono progettate con più zone di messa a fuoco (vicino, intermedio, lontano), per ridurre la dipendenza dagli occhiali in ogni situazione.

Le lenti EDOF (Extended Depth of Focus, profondità di fuoco estesa) offrono un unico fuoco allungato, che garantisce una visione continua e naturale da lontano a intermedio, con minori effetti collaterali visivi rispetto alle multifocali tradizionali, anche se il vicino puro può restare leggermente meno netto.

Quelle toriche, infine, non riguardano la distanza di messa a fuoco ma correggono l’astigmatismo, grazie a una curvatura calibrata sull’asse specifico dell’occhio.

Nel mio caso è stata scelta una lente ibrida, multifocale EDOF Torica, che unisce le tre caratteristiche: estende la profondità di fuoco, corregge l’astigmatismo e riduce la dipendenza dagli occhiali sia da lontano sia da vicino.

Come si sceglie la lente giusta, e perché

La scelta della lente non è mai standard, ma il risultato di misurazioni precise (biometria ottica, topografia corneale, calcolo del potere diottrico con formule di nuova generazione) incrociate con lo stile di vita del paziente.

Chi guida molto di notte, ad esempio, potrebbe preferire una EDOF pura a una multifocale, per ridurre aloni e abbagliamenti.

Chi legge e lavora molto al computer può trarre più beneficio da una lente multifocale. Nel mio caso, la combinazione di astigmatismo importante e presbiopia, unita al desiderio di liberarmi il più possibile dagli occhiali dopo quasi sessant’anni, ha orientato la scelta verso la EDOF Torica: corregge l’astigmatismo alla radice ed estende la messa a fuoco su più distanze.

È un compromesso, come ogni lente premium: si accetta un margine di neuro adattamento e qualche effetto visivo secondario nei primi mesi, in cambio di una qualità visiva complessiva molto superiore a quella offerta dagli occhiali multifocali che indossavo prima.

Controindicazioni, effetti collaterali e il periodo di neuro adattamento

Nessun intervento è privo di rischi. Le complicanze della chirurgia della cataratta sono statisticamente rare, ma possono includere infiammazione, aumento della pressione intraoculare, infezioni o, più raramente, distacco di retina.

Le lenti multifocali ed EDOF, in particolare, non sono indicate per chi soffre di alcune patologie retiniche o corneali, glaucoma avanzato, o per chi ha aspettative visive molto rigide legate ad attività specifiche, come alcuni tipi di lavoro notturno di precisione.

Un aspetto che pochi raccontano con chiarezza, e che sto vivendo in prima persona, è il periodo di neuro adattamento: nelle prime settimane dopo l’intervento è normale percepire aloni intorno alle luci, un leggero effetto di sdoppiamento o una nitidezza non ancora perfetta, soprattutto in visione notturna.

Il cervello impiega tempo, generalmente da qualche settimana ad alcuni mesi, per imparare a interpretare le nuove informazioni visive fornite da una lente che lavora su più fuochi contemporaneamente.

È un passaggio da mettere in conto e da discutere apertamente con il proprio oculista, senza allarmarsi ai primi segnali.

L’evoluzione tecnologica delle lenti intraoculari e cosa aspettarsi in futuro

Negli ultimi vent’anni la chirurgia della cataratta è passata da un intervento puramente riparativo a una vera e propria chirurgia refrattiva: si opera per rimuovere la cataratta, ma anche per correggere miopia, ipermetropia, astigmatismo e presbiopia nello stesso momento.

Le tecnologie EDOF nascono proprio per superare i limiti delle prime multifocali, riducendo aloni e abbagliamenti mantenendo una visione continua.

Parallelamente, i sistemi di calcolo biometrico e le formule per determinare il potere della lente sono diventati molto più precisi, grazie all’intelligenza artificiale applicata alla previsione del risultato refrattivo.

Si stanno inoltre sviluppando lenti a fuoco variabile e regolabile dopo l’impianto, capaci di modificare la propria curvatura con la luce o con trattamenti laser post-operatori, e le prime lenti accomodative, pensate per imitare il movimento naturale del cristallino giovane.

È verosimile che nei prossimi anni la scelta della lente diventi sempre più personalizzata, riducendo ulteriormente il compromesso tra qualità visiva e indipendenza dagli occhiali che oggi ancora esiste.

Conclusione

A qualche settimana dall’intervento, il bilancio per me è positivo: la vista da lontano è nettamente più nitida di quanto non fosse con tutti gli occhiali indossati insieme, e sto ancora attraversando la fase di adattamento per il vicino e per la visione notturna.

Se c’è un consiglio che mi sento di dare a chi sta valutando lo stesso percorso, è di non fermarsi alla diagnosi di “cataratta iniziale”, ma di parlare apertamente con il proprio oculista delle proprie abitudini visive quotidiane: a volte anticipare l’intervento, scegliendo con cura la lente giusta, può risolvere in un solo passaggio problemi che si trascinano da una vita intera.

Roberto Bitelli

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