Le suore di Omdurman

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Le suore di Ondurman: Il racconto di Mudir è ambientato in Sudan

Piano di evacuazione:

Dovevamo organizzare un piano di evacuazione degli italiani presenti a Khartoum, in caso di gravi problemi di ordine sociale.

Fu indetta una riunione presso l’Ambasciata Italiana con il fine di stabilire delle zone e identificarne un “focal point” con il ruolo di mettere a disposizione degli altri tutte le risorse per evitare danni. Il responsabile unico ovviamente sarebbe stato l’Ambasciatore Italiano.

Suor Raffaella:

In questo modo venni a sapere che in Omdurman esistevano delle suore le quali, pur sapendo del mio arrivo in Sudan, non avevano mai chiesto nessun tipo di favore.

Cominciai a frequentarle: fra l’altro suor Raffaella preparava una delle migliori pizze napoletane mai mangiate. Mi parlarono del loro lavoro, della loro quotidianità e mi dissero anche che qualcuna tra le più giovani si faceva continuamente mandare dei soldi dalla propria famiglia perché in alcuni siti lontanissimi dalla capitale, persi nel deserto, si trovava a lavorare per persone che le avevano fatto cogliere veramente per la prima volta il concetto di povertà.

Erano talmente povere che non possedevano nemmeno i miseri stracci indossati, talmente povere che non erano padrone nemmeno del loro stesso corpo.

Insistetti perché qualche volta venissero direttamente da me a cambiare le bombole di gas senza dover perdere con le solite procedure.

I problemi veri:

Qualche tempo dopo, mi ricordo, ero estremamente nervoso con qualcuno dei miei impiegati e stavo imprecando tra me e me, quando trovai suor Raffaella che mi stava aspettando nel mio ufficio.

Mi vide arrabbiato e mi chiese cosa avessi, ed io: “questi impiegati qualche volta sono difficili da sopportare, non seguono le istruzioni e poi fanno errori”.

Suor Raffaella continuò pacatamente: “ Alberto hai ragione, qualche volta ti viene di andare in collera; noi per esempio, questa mattina ci siamo alzate di buon ora perché siamo andate a portare del cibo e dell’acqua ad un gruppo di poveri oltre Al Towra, ma non li abbiamo trovati.

Dopo molto tempo e ricerche siamo riuscite a capire che li avevano caricati col camion durante la notte, dopo aver raso al suolo il piccolo villaggio, e li avevano scaricati nel deserto ad una ventina di kilometri.

Abbiamo cercato di fare qualcosa per loro, per confortarli, ristorarli ma abbiamo visto che un bambino era in preda ad una febbre altissima; lo abbiamo di corsa portato verso l’Ospedale ma ci è morto in macchina. Certo qualche volta ti viene veramente la voglia di incavolarti”.

Le chiesi sinceramente scusa perché mi aveva fatto capire la grande differenza tra problemi veri e problemi inventati.

Mudir

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