Strane ONG: I Salesiani

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I Salesiani ed il loro ruolo:

Le imprese italiane presenti in Sudan negli anni precedenti ai ’90, Recchi, Salini, Emit, Agip, Snam Progetti.

Avevano costruito ponti, dighe, strade, avevano portato tecnologia e progettato oleodotti e raffinerie.

Pian piano tali aziende hanno lasciato il terreno che è stato occupato da ditte cinesi.

Sono rimasti, costanti ed incrollabili, i Salesiani, i Comboniani, le suore.

Non posso essere definito fedele ma ho capito il vero, sincero, genuino animo religioso attraverso il comportamento di salesiani che sono fiero di aver conosciuto come, Padre Donati, Padre Gino, Padre Vantini, suor Raffaella giusto per fare qualche nome.

I salesiani operano fondamentalmente con una scuola professionale per accogliere i ragazzi e insegnar loro un mestiere.

Prelevano i più poveri anche dal riformatorio, riportandoli indietro di sera e fornendo loro formazione professionale (meccanici d’auto, elettricisti, falegnami, saldatori), ed anche vitto.

La speranza:

La speranza è che essi possano rientrare ai loro villaggi di provenienza rendendosi utili svolgendo l’attività per cui sono stati preparati.

Tutto questo periodo è però una continua lotta con le autorità a cui non piacciono i metodi di queste organizzazioni religiose che, tutte, vengono equiparate a ONG (organizzazioni non governative).

La soluzione:

Quando venni a conoscere le grandi difficoltà con le quali si dovevano confrontare tutti i giorni, mi inventai una soluzione, d’accordo con Padre Donati, almeno per regalare un serbatoio per l’acqua di cui avevano bisogno; la mia azienda aveva delle botti per il trasporto di carburanti; feci finta di alienarne una che invece feci portare nel sito di Padre Donati dove fu posizionata esattamente al centro del campo.

Il giornalista italiano:

Lo stesso periodo arrivò in Sudan un giornalista italiano di cui non voglio ricordare il nome; mi chiese di avere un permesso per fare delle foto dentro Khartoum perché all’epoca era un’attività proibita; un cuoco dell’ambasciata turca venne arrestato infatti, in quel periodo, proprio perché girava su un motorino avendo con se una macchina fotografica; comunque, attraverso legami con qualche autorità, glielo feci ottenere per cui visitammo la città facendo foto nei posti più interessanti; la security che naturalmente si vestiva in maniera normale, pantaloni scuri e camicia bianca, ci fermò ma dovettero a malincuore lasciarci perché avevamo con noi l’indispensabile documentazione.

Quel giornalista mi chiese anche di aiutarlo a fare un articolo avvincente utilizzando interviste con persone di trincea: pensai giustamente a Padre Donati che aveva un sacco di cose da raccontare, alcune estremamente pericolose anche per se stesso. Dissi al giornalista che avrebbe dovuto modificare qualche nome, qualche luogo, per evitare problemi e gravi ricadute a persone che erano state così fiduciose nei suoi confronti e che lo avevano aiutato a comporre un articolo così importante e “vendibile” altrimenti per lui impossibile; mi rispose che “la notizia, una volta scritta, gode di vita propria e non la si può limitare”

La velata minaccia:

Gli dissi: “molto bene; se vengo a scoprire che sono state pubblicate affermazioni pericolose per gli intervistati, conosco qualcuno che, anche lui, non ha limiti; che autonomamente, senza chiedere permesso a nessuno, ti spezzerà il collo”.

Mudir

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