Il costo dell’energia sta salendo alle stelle. Il problema è che importiamo dall’estero una gran parte del nostro fabbisogno energetico.
La nostra dipendenza dall’estero è molto superiore alla media europea (82% contro 53%).
La soluzione più logica è produrci l’energia che consumiamo.
Ma nessuna delle fonti energetiche va bene, neanche quelle alternative.
C’è sempre un Comitato No-Tap, No-Triv, No-Tut, No-Think pronto a combattere contro qualsiasi decisione venga presa.
L’Italia è una Repubblica fondata sul veto.
Le centrali alimentate da fonti non rinnovabili non vanno bene.
Il carbone è bandito; il nucleare è pericoloso: c’è il problema delle scorie radioattive, come non essere d’accordo.
Di petrolio e gas è meglio non parlare, a patto che non vengano importati (molti si oppongono fieramente sia a quello estratto in Basilicata, sia a quello eventualmente disponibile al largo delle nostre coste).
I rigassificatori sono legati soprattutto ai rischi di dover lavorare grosse quantità di metano altamente infiammabile e al rilascio di sostanze nocive per il plancton ed altre specie marine.
Naturalmente sono fieramente combattuti anche i gasdotti:
Abbiamo discusso mesi sul punto d’arrivo della Tap (Trans Adriatic Pipeline) in Puglia..
Le fonti rinnovabili sono pura teoria.
Le centrali a biomasse liberano quantità enormi di sostanze altamente nocive che inquinano i terreni agricoli, e polveri sottili che si depositano nei nostri polmoni.
Altrettanto dicasi per i termovalorizzatori, che in molte città europee, come Montecarlo e Copenhagen, sono in pieno centro cittadino, ma invocati (quelli all’estero) per bruciare a caro prezzo la monnezza che non riusciamo a smaltire.
Nuove centrali idroelettriche stravolgerebbero il territorio, mettendo a rischio numerose specie protette, vegetali e animali.
E che dire dell’energia eolica: le turbine alterano la bellezza del paesaggio, sono potenzialmente pericolose nel caso di rottura del rotore e sicuramente rumorose (bovini e ovini fanno meno latte).
Ma che ce frega, ma che c’emporta?
“Chist’è o paese d’o sole e d’o mare”.
Il solare necessita di grandi estensioni di terreno pianeggianti dove si raggiunga la soglia di insolazione di almeno 1800 kWh/mq.
I cosiddetti “parchi fotovoltaici” (ovvero ettari di pannelli, sopraelevati) stravolgono il microclima determinando la riduzione delle biodiversità oltre a disturbare il paesaggio.
Che dire del mare?
Non siamo forse una penisola con 8000 km di coste?
I bene informati dicono che è possibile ricavare energia dal moto ondoso e dalle maree:
Peccato che il Mediterraneo sia un mare chiuso con maree poco significative e poi chi lo racconta agli ambientalisti lo scempio delle coste.
Purtroppo noi siamo succubi della cosiddetta sindrome del “NIMBY” (not in my backyard), anche su questioni che implicano un interesse nazionale! L’importante è essere contro.
Politica energetica nazionale. La grande assente.
Altre nazioni si sono dotate di un Ministero per l’energia e addirittura di un piano energetico.
Al proposito, David MacKay, fisico dell’Università di Cambridge (responsabile del piano energetico britannico), nel suo libro “Sustainable Energy – without the hot air” (“Energia sostenibile, senza aria fritta”), evidenzia come, anche sommando tutte le possibili energie alternative al fossile non si copre l’attuale livello di consumi.
In attesa che i nostri politicanti trovino e propongano soluzioni concrete, se vogliamo risparmiare sui costi energetici, ognuno autarchicamente si dovrà produrre l’energia che gli serve:
Alcuni useranno il camino o le stufe a pellet, altri illumineranno la casa con un sistema di specchi, altri investiranno in pannelli fotovoltaici, che si ripagano in un paio di decenni, altri metteranno sul balcone pale eoliche invece della parabola per la TV, altri collegheranno batterie domestiche al tapis roulant o alla bici da camera, o altro. Vedrete che la creatività italiana supererà il problema. In fondo “Italians do it better”.
Tempo di lettura: 2’50”





















