L’illusione della scelta migliore

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di Andrea Maggio

Quante volte ci è capitato di fare degli acquisti e siamo andati in crisi?

Non eravamo sicuri di operare la scelta migliore, poteva trattarsi del nuovo smartphone, della vacanza o del regalo per il nostro partner.

Non era tanto l’oggetto in sé a metterci in difficoltà quanto l’enorme disponibilità di opzioni e di alternative.

Di fatto abbiamo sperimentato quello che gli psicologi chiamano fear of better option: la paura della scelta migliore.

La scelta migliore: un mondo di possibilità

Il livello di benessere che sperimentiamo in questi anni è decisamente elevato rispetto al passato, di fatto viviamo in un mondo pieno di possibilità.

Nonostante le difficoltà del momento e la crisi sanitaria che stiamo attraversando, non possiamo negare le grandi opportunità che abbiamo.

Basti solo pensare a ciò a cui erano abituati i nostri genitori.

Sicuramente molto meno di quello che abbiamo oggi.

Il mondo del lavoro, anche se adesso messo a dura prova, è di fatto globale.

Internet ci consente di lavorare ovunque e di vendere i nostri servizi e prodotti in tutto il mondo.

Le università migliori al mondo offrono corsi su internet e vengono messe in palio borse di studio che rendono le loro rette abbordabili ai più meritevoli.

E’ possibile viaggiare in Europa con poche decine di euro.

L’alta velocità ci collega con le principali città italiane che possiamo raggiungere in poche ore.

Per non parlare delle relazioni.

Oggi, grazie anche ai social network, è possibile entrare in contatto con decine di persone con pochi click.

Le app per gli incontri ci permettono di incontrare persone e conoscerle con una facilità mai vista.

Non è un caso che durante il lockdown i tradimenti on line siano aumentati a dismisura.

Sta solo a noi cogliere queste infinite possibilità.

Peccato però che spesso questa disponibilità di scelte nasconda delle insidie.

L’ansia delle infinte possibilità

Trovarsi di fronte a infinite possibilità può facilmente causarci uno stato d’ansia e di disorientamento che può arrivare a bloccarci.

Ci sentiamo sopraffatti dalle mille opportunità e andiamo in completa confusione tanto da non riuscire a decidere.

Meglio un televisore Sony o Samsung?

Cena a casa con pizza, thailandese, sushi o altro?

Meglio un film o la serie?

Frequento Francesca ma anche Anna, non si sa mai.

L’aumento esponenziale delle possibilità ci rende più liberi da una parte ma anche più ansiosi.

Temiamo, infatti, di fare la scelta sbagliata ovvero di perdere la scelta migliore.

I social network da parte loro non fanno che amplificare questa situazione esponendoci a migliaia di opportunità.

Viene da chiedersi quindi se siamo veramente liberi di decidere essendo tempestati di informazioni.

Cosa fare allora per sentirsi liberi di decidere ed evitare l’ansia della scelta migliore?

La scelta migliore non esiste

Illudersi che ci sia una scelta migliore è vano. La scelta migliore non esiste.

Noi siamo continuamente chiamati a decidere e ad assumerci la responsabilità delle nostre scelte.

Alcune di esse produrranno dei risultati, altre ne produrranno di diversi.

Alcuni buoni altri meno buoni. Alcuni funzionali ai nostri obiettivi altri no.

Se accettiamo il fatto che il processo decisionale è valido in quanto tale a prescindere dal suo esito, allora ogni scelta è giusta.

I risultati conseguenti ci permetteranno di capire se le prossime scelte potranno o dovranno essere diverse.

In particolare, se vogliamo ridurre il carico di ansia collegato alle nostre scelte è bene che si decida in accordo col proprio sentire.

Quando scegliamo sulla base dei nostri valori o di quello che ci risuona interiormente allora saremo in grado di sopportare al meglio l’esito di tali scelte.

In primis il fatto che ogni scelta esclude delle possibilità.

Dobbiamo quindi essere onesti con noi stessi ed accettare il fatto che non possiamo avere tutto. Così come non possiamo operare le scelte migliori in assoluto.

Molto meglio scegliere col rischio di sbagliare piuttosto che non scegliere affatto.

Nel primo caso avremmo comunque idea di cosa non ci piace, nel secondo non lo sapremmo mai.

 Andrea Maggio

Tempo di lettura: 1’40”

La voce del podcast è di Fabrizio Varcasia