Il buio impossibile

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Il buio impossibile, storie di vita vissuta: Con Mudir questa volta siamo in Ecuador

Prologo:

Mi reco a lavorare nei pressi della Raffineria di Esmeraldas; quella sensazione di carenza di tante infrastrutture mi segue ancora di più, una volta fuori della Raffineria.

La città di Esmeraldas da un punto di vista architettonico non offre attrattive.

Sono caratteristiche solo le ingenue fontane aventi per tema le sirene e il tradizionale ballo africano detto “marimba”.

Per questo motivo, ma anche perché abituato a viaggiare spesso di notte, decido di non prendere un albergo in Esmeraldas.

Volevo tornare a Quito subito dopo l’orario di lavoro, anche se la distanza è notevole (circa 320 km) e la strada certamente non permette elevate velocità di crociera.

Il buio che sorprende:

Avevo anche considerato la mancanza di segnalazione stradale e la mancanza di luci, per cui ero pronto alla massima attenzione per non sbagliare strada ma certamente un buio così pesto, così totale ti genera una sensazione di sorpresa.

Bisogna ricordare che una cosa è l’immaginazione ed una cosa nettamente diversa è la realtà.

Appena uscito dalla Raffineria, quindi, mi avvio verso Santo Domingo de los Colorados (città famosa per gli indigeni che si dipingono i capelli con la sostanza rossa derivante dal frutto dell’achiote) per poi risalire la cordigliera verso Quito

La prima parte si snoda in pianura in mezzo ad una natura molto florida la quale ti incute anche un certo timore, amplificato dal buio, ostentandoti una grande quantità di pericoli.

Il tradimento della Suzuki:

Proprio nel bel mezzo di quel buio impossibile senza alcuna possibilità di ricevere aiuti (senza il cellulare di oggi), la Suzuki mi si pianta e non vuole più muoversi, morta.

Devo solo aspettare, aspettare e aspettare, … per ore.

Ad un certo punto vedo le luci di un auto e cerco di fermarla; l’auto si ferma vicino a me, ma l’autista non scende, sembra mi stia ascoltando ma sempre guardando nella sua direzione di marcia. Strano atteggiamento; gli chiedo comunque se mi fa la cortesia di avvisare qualcuno al prossimo punto possibile.

Dopo una mezz’ora o forse un’ora, vedo arrivare le luci arancioni di un mezzo di soccorso; il mezzo effettivamente si ferma e ne scende un poliziotto.

Dentro di me ringrazio lo strano autista che comunque li aveva avvisati.

Il poliziotto, al contrario, mi conferma di non avere parlato con nessuno, che non erano li per me e che su quel mezzo di soccorso stavano trasportando un altro mezzo incidentato.

Poi mi aggiunge: “esattamente in questo stesso posto, una settimana fa, usando la tua stessa motivazione dell’incidente, hanno fermato una persona per rubargli l’auto e poi lo hanno ucciso”. 

Ecco spiegato l’atteggiamento di quell’autista.

Mudir

Tempo di lettura: 1.10”

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