C’erano una volta i reumatismi, che però non sono (per nulla) tutti uguali

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di Alberto Aiuto

Dopo la laurea, nel giurassico, ho cominciato a lavorare in una farmacia di borgata, dove ho imparato la professione reale, dopo tanta teoria.

Sì, sapevo la differenza tra “aspirina” e “paracetamolo” come uno che studia le stelle e le chiama “Sirio” e “Cassiopea”.

Ma capire cosa realmente chiede il malato, capire che il “mal di gamba” non è una diagnosi da dizionario, e spiegargli cosa potrebbe davvero significare, traducendo dal “medichese”, si apprende solo vivendo dietro al banco.

Una delle prime scene: un cliente anziano si lamenta di “dolorini” alla gamba. Il collega anziano lo interroga. “È un dolore fisso?” – “No, dottore: a volte al ginocchio, a volte dietro…” – “Capisco, non sembra nulla di grave.

Chieda al medico se serve una pillola o basta un massaggio”. 

Il collega mi spiegò dopo che un “dolore che cammina” non è una magia; è sinonimo di reumatismo, ovvero un dolore che scorre (dal greco reo “scorrere”).

E io lì, con la laurea ancora fresca sulla scrivania, ad ascoltare: “Dolore che cammina… reumatismi… dal greco …”.

Insomma dovevo imparare in quel caos di informazioni e richieste confuse, spesso approssimative che la farmaceutica vera non si impara sui libri: si impara al banco, a forza di “scorrere”.

Tanti equivoci e falsi miti, tanti dubbi e poche conoscenze. Per molti le malattie reumatiche si riducono a non meglio specificati “reumatismi“, all’avere “un po’ di artrite“ che spesso e volentieri in realtà sarebbe artrosi. In questo campo la confusione inizia perfino dai nomi.

I “reumatismi” sono un termine generico che si riferisce a un insieme di malattie (dolorose) che colpiscono principalmente articolazioni, muscoli, tendini e ossa, ma che possono interessare anche altri organi.

Infatti, oggi le 150 patologie che rientrano nelle competenze dei reumatologi sono diversissime fra loro.

Queste malattie sono causate da un’ampia varietà di condizioni, tra cui problemi autoimmuni (come l’artrite), processi degenerativi (come l’artrosi), problemi metabolici (come la gotta), “reumatismi extra-articolari” proprio perché riguardano tendini, legamenti e muscoli, (come la fibromialgia).

I reumatismi, una patologia con cui conviviamo da sempre.

I reumatismi risalgono alla notte dei tempi. Segni di osteoartrosi sono stati trovati in scheletri antichi. L’uomo del Similaun, per gli amici Ötzi, soprannominato l’uomo venuto dal ghiaccio, è la mummia di un uomo vissuto circa 5.300 anni fa, scoperta nel 1991 in Val Senales.

La mummia, esposta al Museo Archeologico dell’Alto Adige di Bolzano, soffriva di aterosclerosi e di artrosi in prossimità di 61 tatuaggi sparsi sul corpo, probabilmente fatti per alleviare i dolori.

I segni clinici tipici che caratterizzano i reumatismi sono conosciuti fin dall’antichità. La malattia fu descritta per la prima volta intorno al 400 a.C. dal medico greco Ippocrate.

Ma, già gli uomini primitivi usavano la salicina, il principio attivo contenuto nella corteccia di salice, come analgesico e antinfiammatorio e antipiretico: in pratica conoscevano già l’attuale Aspirina.

Nel I secolo dopo Cristo, il medico romano Aulo Cornelio Celso, codificò la sintomatologia tipica dei reumatismi, elencando i segni tipici, responsabili del dolore, della rigidità articolare e conseguente limitazione nei movimenti dovuta a gonfiore e deformazione delle articolazioni e/o a debolezza o perdita delle funzionalità muscolari.

In sintesi riportò che “calor (calore), dolor (dolore), rubor (arrossamento), functio laesa (alterazione funzionale)” a cui successivamente fu aggiunto il gonfiore (tumor), si riferiscono al fatto che la parte infiammata si presenta arrossata, calda, tumefatta, dolente.

Comunque sia, il dolore è il sintomo che accomuna le malattie reumatiche. Ma, anche quando il sintomo è diventato evidente, indirizzarsi dal medico giusto non è banale, proprio perché è spesso poco chiaro che cosa siano le malattie reumatiche.

Infatti, oggi sappiamo che il panorama è assai variegato e anche se il segno più tipico e comune delle malattie reumatiche è il dolore, le diagnosi e quindi le possibili terapie sono tantissime e orientarsi è fondamentale per trovare la soluzione giusta.

Distinzione tra Artrosi e Artrite

Sono due patologie molto diverse tra loro, che vengono confuse e considerate la stessa cosa, ma hanno caratteristiche ben diverse.

L’artrosi è la patologia reumatica più comune, in cui alla basa c’è un meccanismo degenerativo: è un processo di “invecchiamento” fisiologico delle articolazioni del corpo umano e interessa principalmente il tessuto cartilagineo (cartilagine), in particolare di anca, spalla, caviglia e, soprattutto, ginocchio.

Il danno poi si estende a muscoli, legamenti, osso e capsula articolare, un manicotto di tessuto connettivo che circonda i due capi dell’articolazione e contiene il liquido sinoviale, una sorta di lubrificante.

Il dolore nell’artrosi colpisce soprattutto colonna cervicale e lombare, ginocchia, anche, alluce del piede e dita delle mani, è un segno tipico e ha caratteristiche ben riconoscibili: migliora con il riposo e peggiora con il movimento; al mattino non ci si sente rigidi nei movimenti e un eventuale impaccio è solo temporaneo.

Dopo i sessant’anni, 1 persona su 2 ha artrosi alle articolazioni.

ReumatismiDall’artrosi non si guarisce né se ne può bloccare la progressione, ma finché è lieve-moderata, si può controllare il dolore con analgesici e antinfiammatori, per bocca o applicati localmente, qualora i sintomi siano circoscritti a una ben precisa area corporea, come in caso di dolore al ginocchio, cervicalgia o mal di schiena dovuti all’artrosi, o con infiltrazioni locali a base di gel di piastrine, acido ialuronico o cellule staminali, e con l’esercizio fisico e il controllo del peso (i chili di troppo gravando sulle articolazioni ne favoriscono l’usura).

Le protesi articolari sono l’ultima spiaggia, quando la degenerazione è molto avanzata e la mobilità estremamente ridotta.

Tutt’altra storia per l’artrite in cui il dolore è su base infiammatoria, di cui devono necessariamente occuparsi i reumatologi.

Nelle malattie reumatiche su base infiammatoria, c’è spesso una forte componente autoimmune cioè un sistema immunitario che aggredisce i tessuti non riconoscendoli come propri.

L’età non conta: possono comparire in giovani e perfino in bambini, con il fattore di rischio principale che è spesso la presenza di familiari con lo stesso tipo di problema.

In pratica l’infiammazione è su base autoimmune, remittente, con fasi di miglioramento e peggioramento; fanno parte della categoria anche malattie in cui c’è spesso un’attivazione anomala del sistema immunitario contro i tessuti dell’organismo, come l’artrite reumatoide, o la capsula articolare, come le connettiviti, o alterazioni del metabolismo che coinvolgono principalmente le articolazioni, come la gotta.

Purtroppo si può fare poco in termini di prevenzione:

nelle malattie reumatiche infiammatorie le cause sono diverse e poco note. Accanto alla familiarità, si sa per esempio che il fumo è un fattore di rischio per l’artrite reumatoide e che spesso anche le malattie infettive agiscono come fattori scatenanti, portando il sistema immunitario a reagire contro i tessuti e dando il via all’infiammazione.

Una prevenzione reale non è possibile, ma riconoscere il dolore infiammatorio articolare fa la differenza perché con una diagnosi precoce oggi si possono iniziare terapie mirate, molto più efficaci rispetto al passato.

ReumatismiCome detto, il sintomo chiave resta il dolore, ma spesso i pazienti con artriti, connettiviti, vasculiti vanno da tantissimi specialisti diversi prima di approdare al reumatologo e questo fa accumulare un notevole ritardo diagnostico, che implica una progressione del danno articolare e ritarda le cure che potrebbero evitarlo.

È quindi fondamentale imparare a riconoscere segni e sintomi di allarme di un tale dolore articolare:

è un dolore che risponde bene agli antinfiammatori e soprattutto migliora con il movimento, perciò ha il suo picco al mattino quando c’è anche una tipica rigidità.

Se inoltre la persona è giovane, è bene rivolgersi subito a un reumatologo per la diagnosi. Oggi, una volta superato lo scoglio della diagnosi, abbiamo molti farmaci fra cui scegliere e si sono quasi del tutto abbandonati i cortisonici, che possono dare sollievo all’inizio ma non vengono più utilizzati nel lungo periodo.

L’artrite più comune è l’artrite reumatoide, che in Italia riguarda circa 400 mila persone, in prevalenza donne. Una prima differenza con il dolore articolare “meccanico” è che può coinvolgere tutte le articolazioni, anche quelle più risparmiate dall’artrosi come polsi e gomiti. Il meccanismo del danno, in questo caso, parte dal tessuto che ricopre la capsula articolare: qui si sviluppa un’infiammazione che aggredisce tutta l’articolazione, erodendo cartilagine e osso e portando ad alterazioni che possono comportare una grossa invalidità.

La terapia delle malattie reumatiche infiammatorie.

Fino a 10-20 anni fa, i medici avevano pochi tipi di medicine e quelle esistenti spesso non erano molto efficaci, per questo erano più difficili da controllare.

Oggi disponiamo di medicine molto più moderne, farmaci “intelligenti” che non servono solo a spegnere il dolore o il gonfiore, ma a modificare davvero il decorso della malattia.

Questo vuol dire che non si cura solo il sintomo, ma si cerca di bloccare l’infiammazione e i danni alle articolazioni, proteggendone la funzionalità a lungo termine.

In pratica modificano l’evoluzione stessa della malattia, e migliorano notevolmente i sintomi e la qualità della vita delle persone.

Tra queste medicine ci sono:

I farmaci biologici,

nati con la biotecnologia, costruiti in laboratorio che bloccano parti specifiche del sistema immunitario responsabili dell’infiammazione.

Per esempio, bloccano molecole come il “Tumor Necrosis Factor oTNF” o varie “interleuchine” che dicono al corpo di attaccare le proprie articolazioni.

Bloccare queste molecole significa impedire che il “segnale infiammatorio” attivi le cellule immunitarie, l’infiammazione si riduce, la rigidità e il dolore diminuiscono, e le articolazioni vengono protette.

I “JAK-inibitori”,

una classe ancora più recente di farmaci, bloccano sostanze (chiamate “JAK o Janus chinasi”) presenti nelle cellule immunitarie che fanno da “centraline di comunicazione” per le citochine.

Servono cioè a trasmettere i segnali di infiammazione. In pratica, se le citochine sono “messaggi” che dicono al corpo di infiammarsi, i JAK-inibitori impediscono che il messaggio arrivi.

Il risultato: le cellule non “recepiscono” più il segnale infiammatorio, quindi l’infiammazione si ferma: un po’ come interrompere una telefonata prima che il messaggio raggiunga il destinatario.

Conclusioni.

In parole molto semplici: ora è possibile utilizzare una strategia “più intelligente e precisa”. Prima: pochissimi farmaci, che agivano in modo “generale”, non sempre efficaci e spesso con effetti limitati.

Oggi: grazie a farmaci biologici e ai JAK-inibitori, terapie più “intelligenti”, che vanno a colpire direttamente le cause molecolari dell’infiammazione, non solo i sintomi.

Inoltre, alcune di queste medicine, come i JAK-inibitori, sono comode: spesso si prendono per via orale (pillole), non con iniezioni o infusioni.

Grazie a queste medicine “mirate”, molte persone con malattie reumatiche vivono con meno dolore, meno infiammazione e meno danni alle articolazioni.

Ciò rende possibili gesti normali che con la malattia venivano compromessi, con grande miglioramento della qualità di vita.

Alberto Aiuto

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