Great resignation ovvero le dimissioni di massa

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di Andrea Maggio

Il 2021 è stato un anno molto particolare per il mercato del lavoro americano.

Caratterizzato da un’elevata incidenza di dimissioni tanto da porre all’attenzione di sociologi e responsabili d’azienda il fenomeno della great resignation.

Uno studio della società di consulenza McKinsey, infatti, afferma che il 40% dei lavoratori a livello mondiale sia propenso a cambiare lavoro nei prossimi mesi.

In casa nostra sembra che il fenomeno delle dimissioni di massa abbia interessato, tra aprile e giugno del 2021, qualcosa come 500.000 dimissioni.

Cosa può aver contribuito a spingere molti lavoratori a dare le dimissioni in un periodo ancora carico di incertezza e precarietà?

Great resignation: I fattori che alimentano la grande dimissione

È vero la pandemia non ha ancora smesso di influenzare negativamente l’economia e il mercato del lavoro, tuttavia due anni di rivoluzione nel modo di lavorare e nella società hanno spinto molte persone a porsi delle domande e ad agire cambiamenti importanti.

L’aumento delle dimissioni sembra collegato con il desiderio di migliorare lo status lavorativo soprattutto nel settore dei servizi quali la ristorazione e il turismo.

Indicazioni simili per altri settori dei servizi in cui i lavoratori dopo aver sperimentato lo smart working in maniera estesa non sono disposti a perderne i benefici se l’azienda non ha intenzione di mantenerlo attivo e così diffuso come fatto sinora.

Sempre collegato al nuovo modo di lavorare, sperimentato massivamente dagli impiegati, risulta essere l’importanza del bilanciamento tra lavoro e vita privata.

Un elemento quest’ultimo riscoperto dalla maggior parte dei lavoratori ma considerato fondamentale nelle fasce più giovani.

I lavoratori millennials non sono disposti a dedicare tutto il loro tempo al lavoro.

Quindi cercano altre realtà in cui l’organizzazione del lavoro, magari per obiettivi e con una significativa autonomia, possa contemplare l’impegno lavorativo ma anche un buon livello di tempo per sé.

Great resignation: Una spinta a rivedere i propri valori

La pandemia ha in qualche modo spinto le persone a rivedere la propria scala valoriale facendo salire valori che prima erano messi in secondo piano.

È il caso del successo lavorativo che spesso ha richiesto sacrifici personali ma che adesso non si è più disposti a sostenere.

Stesso discorso per il valore della sostenibilità del lavoro e degli scopi aziendali.

Sempre per i lavoratori millennials, infatti, risulta importante lavorare per un’azienda che abbia uno scopo sociale con impatti positivi sulle persone e sull’ambiente.

Basti pensare all’impatto positivo sulla mobilità e sull’inquinamento atmosferico introdotti dallo smart working.

Molte persone non sono più disposte a perdere ore della propria vita sui mezzi di trasporto o a contribuire all’inquinamento quando possono benissimo lavorare da casa.

Great resignation: Krisis – turbamento e opportunità

Come tutte le crisi, anche quella che stiamo vivendo a causa della pandemia presenta la faccia positiva dell’opportunità oltre a quella spesso più nota e sentita delle difficoltà e del turbamento.

Si tratta dell’opportunità di fare chiarezza nella propria vita, di tagliare il superfluo, di scegliere quello che conta, di rivedere le priorità, di dare spazio agli affetti e magari di avviare una famiglia nonostante l’incertezza del futuro.

Per altri potrebbe essere l’occasione di avviare quel progetto che sta tanto a cuore ma la cui realizzazione è stata più volte procrastinata.

Le dimissioni di massa, oltre alle normali dinamiche del mercato del lavoro, potrebbero rappresentare quindi il fatto che molte persone stanno cogliendo quelle opportunità che la pandemia ha reso più evidenti.

Andrea Maggio

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