Ai tempi dei primi giornali quotidiani c’erano gli strilloni.

I ragazzini gridavano le notizia ai passanti che così compravano una copia. Erano news “strillate” di una guerra, un omicidio efferato o un crack finanziario.

Quello strillo faceva vendere copie.

Oggi su radio e tv, l’edizione straordinaria, la diretta sono collegati ad eventi che interessano tutti come il crollo del viadotto a Genova, i funerali di lady Diana, la frana di Rigopiano, la guerra in Iraq, l’11 settembre, la finale di un mondiale di calcio.

E’ dai tempi dell’uomo sulla Luna che i media, incollano l’audience di milioni di persone.

Oggi gli strilloni non ci sono più, o meglio ci sono ma sono diventati multimediali. I titoli sensazionalistici rimbalzano dai nostri smartphone ai siti web alle tv satellitari.

I giornali ebbero il boom di diffusione grazie ai mezzi di trasporto veloci, le ferrovie. La notizia della vittoria inglese a Waterloo arrivò a Londra a cavallo, impiegando giorni, l’entrata degli americani a Bagdad è arrivata in tempo reale.

Sono eventi mediatici.

La loro conoscenza, fa parte della nostra cultura, del nostro modo di pensare. Gli attentati alle Torri gemelle di New York hanno messo in allarme il mondo, sulla minaccia del terrorismo internazionale cambiando opinioni, abitudini di vita, modificando la nostra intera percezione della realtà.

Ma cosa accadrebbe se all’improvviso si diffondesse la notizia che quell’attentato non c’è mai stato, che l’uomo non è mai sbarcato sulla Luna, che Kennedy è stato ucciso dagli alieni, che il cancro si può curare con le erbe, che le scie chimiche dei jet ci stanno avvelenando, che i vaccini non servono ma vengono distribuiti perché le multinazionali vogliono solo vendere farmaci?

Le nostre certezze verrebbero meno e si formerebbero altre idee, altri comportamenti ed abitudini di vita.

A differenza di quanto accadeva in passato, l’uomo oggi ha nuovi potentissimi strumenti di conoscenza e diffusione del pensiero. Se una volta si parlava di audience riferendosi a giornali, radio e tv, oggi bisogna far riferimento alle piattaforme web che veicolano contenuti: testi, foto, video e grafiche.

Prendiamo il caso dei video, uno dei contenuti più visualizzati dagli utenti a livello di mercato globale.

Youtube è una piattaforma di condivisione video (video sharing).

Il secondo sito web più visitato al mondo.

Al primo posto c’è Google che ha acquistato Youtube per 1,65 miliardi di dollari.

Youtube non è un editore e nemmeno Google, azienda americana che offre servizi online e pubblicità.

Youtube offre, offre servizi di intrattenimento e vende pubblicità.

Anche su Youtube ci sono gli strilloni solo che hanno cambiato nome.

Oggi si chiamano algoritmi, procedimenti basati sulla nozione teorica di calcolo, creati per risolvere il problema matematico della decisione.

Ogni giorno su Youtube vengono guardati una quantità impressionante di video

  • per 1 miliardo di ore
  • in più di 80 paesi
  • con 5 miliardi di condivisioni.

Solo in Italia ben 24 milioni di persone cercano approfondimenti su Youtube.

Una nuova fonte ricchissima di informazioni. Peccato che Youtube, come molti altri social media, selezioni i suoi contenuti non in base alla loro veridicità ma al sensazionalismo dei titoli. L’obiettivo degli algoritmi di Youtube è quello di aumentare la permanenza degli utenti sul sito anche a costo di distorcere la realtà.

Perchè Youtube non fa informazione, ma vende pubblicità.

I video consigliati dai motori di ricerca, con maggior numero di visualizzazioni, non sono i più autorevoli, anzi si potrebbe quasi dire il contrario.

Analizzando Youtube si nota la sovraesposizione di video basati su fake news.

Video opinabili, estremisti e controversi come, ad esempio

  • curare il cancro con medicine alternative
  • la teoria della terra piatta
  • la pericolosità dei vaccini
  • complotti su eventi come l’11 settembre e persino sul viadotto Morandi
  • la “vera” causa di terremoti e tsunami
  • i cambiamenti climatici
  • i negazionisti dell’Olocausto

Alla base di questi video non c’è nessuna ricerca scientifica, autorevolezza o vera conoscenza.

Sono realizzati, con una grafica avanzata, immagini abilmente manipolate.

Sembrano veri ma no lo sono.

Oggi basta un pc portatile, o solo uno smartphone, per realizzare un contenuto video che sembra vero ma che vero non è. L’obiettivo di chi li produce è ottenere il maggior numero possibile di visualizzazioni, i click o i like.

Non quello di informare correttamente il pubblico.

Qualcuno è arrivato a definire Youtube, uno dei più potenti strumenti di radicalizzazione del XXI secolo.

I social possono influenzare pesantemente anche la politica e persino l’economia e la finanza di uno o più paesi.

Questi strumenti sono proprietà di società commerciali miliardarie e potentissime.

Molti governi stanno correndo ai ripari, facendo pressione sui social.

Google ha fatturato 110 miliardi di dollari nel solo 2017.

E’ accusata di poter manipolare, l’attenzione, le opinioni e le conoscenze di miliardi di persone in tutto il mondo.

Ha offerto di inserire più moderatori umani per la segnalazione e la rimozione di video contenenti fake news oltre ad una maggiore selezione di contenuti provenienti da fonti verificate.

Ma non basta.

La verità è che il mondo è cambiato e oggi si pone urgentemente il problema di come utilizziamo queste enormi fonti di informazione e conoscenza.

I social non possono essere utilizzati con la mentalità antica di chi leggeva i giornali nel secolo scorso. Oggi non basta dire “lo ha detto internet” per prendere una posizione o acquisire una conoscenza veritiera. Senza arrivare alla censura occorrerà creare dei filtri efficaci per non essere presi in giro e venire manipolati.

Anche se il primo filtro lo portiamo sempre con noi.

E non è lo smartphone, ma il nostro caro vecchio cervello e la sana voglia di informarsi e capire.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 2’00

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.