L’oleodotto Civitavecchia Fiumicino

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L’oleodotto Civitavecchia Fiumicino deve permettere il rifornimento di buona parte del territorio di Roma e dell’aeroporto internazionale.

All’interno di questo tubo passano i vari prodotti benzina, gasolio ed il kerosene per aerei.

Ogni prodotto è spinto dal prodotto successivo

Si dice prodotto su prodotto;

Si crea quindi un certa lunghezza del tubo piena di una mescola dei due prodotti.

Tale mescola si chiama “interfaccia”.

Quando è necessario smistare ciascun prodotto verso il proprio stoccaggio, si procede al “taglio” dell’interfaccia che viene eseguito secondo precise regole: ad esempio, nessuna porzione di interfaccia potrà mai essere mescolata al kerosene destinato agli aerei per evidenti ragioni di sicurezza

Anzi, per quanto riguarda tale prodotto esistono ulteriori dispositivi di sicurezza come la micro filtrazione che impedisce ad eventuali minime particelle di acqua di incunearsi dentro l’ATK (aviation turbine kerosene).

Ma come avviene il taglio dell’interfaccia?

La pressione iniziale somministrata dalle pompe nell’impianto di Civitavecchia determina la velocità di spostamento del prodotto all’interno dell’oleodotto

Si può calcolare così dove si trova esattamente il prodotto nel suo percorso fino al deposito di Pantano di Grano.

Quando l’interfaccia si trova nei pressi di questo deposito, all’interno della sala controllo si osserva l’andamento di un grafico generato dalle frequenze che vengono emesse da speciali cuffie poste intorno all’oleodotto

Si rileva pertanto che una prima linea, corrispondente al primo prodotto in arrivo, poco a poco si sposta su una differente posizione corrispondente al passaggio del secondo prodotto, quello in spinta.

L’operatore al monitor, nel momento voluto, invia un impulso elettronico alle valvole poste sul cosiddetto “pettine” dove avviene fisicamente il taglio dell’interfaccia ed il successivo smistamento verso le diverse destinazioni.

Per questioni di sicurezza, un altro operatore si pone nei pressi delle valvole per un eventuale intervento manuale.

L’oleodotto subisce programmati e periodici interventi di manutenzione:

Esternamente da parte di addetti specializzati ed internamente, mediante il cosiddetto “PIG” con cui si effettua anche uno scanner dell’oleodotto verificandone gli spessori.

A questo punto c’è da chiedersi:

come si possono verificare i furti o addirittura consistenti fuoriuscite di prodotto dall’oleodotto, senza che nessuno se ne accorga?

Mudir

Tempo di lettura: 1’30”

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