Il senso della vita

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di Andrea Maggio

Le cronache recenti riportano il suicidio del giovane Matteo Cecconi che ha deciso di scegliere la morte tra una lezione e l’altra in DAD.

Sembra che stesse frequentando il «forum di discussione a favore del suicidio» che vanta ben 17 mila iscritti.

Una community in cui è normale aiutarsi a morire e far sembrare la ricerca della morte come una possibilità tra le tante. Una storia triste che parla del senso della vita.

La ricerca della felicità

«Fai buon viaggio» gli risponde una ragazza quando Matteo annuncia la sua scelta estrema.

«La fine della sofferenza è iniziata», queste le parole della ragazza che sembrano voler dare senso a questa scelta irrevocabile.

Ciò che colpisce sono la lucidità con cui Matteo ha organizzato la sua morte e la convinzione dei membri del forum che tra la morte e la vita non ci sia differenza.

Anzi si percepisce la macabra curiosità di chi interagisce con Matteo per aspettare segni della sua dipartita:

«Se te ne sei andato spero che tu possa trovare la pace».

Eccola forse una possibile spiegazione: trovare la pace.

La vita vissuta con i dolori, le sofferenze, con le domande senza risposta, magari senza amore, possono spingere a cercare la pace nella morte.

In questo caso la morte viene vista come un interruttore: fai click e spegni tutto.

Non ci si chiede come poter orientare il proprio sentire, come poterlo arricchire o renderlo più piacevole.

Molto meglio e più facile, dico io, spegnere l’interruttore.

La ricerca della felicità, ma anche solo della pace interiore, sembra uno sforzo vano per i fan del forum sul suicidio.

Chi sono io? Qual è il senso della vita?

Nell’articolo “Languishing, l’emozione dei giorni nostri”, si è parlato di questo stato d’animo che riempie di malinconia, che rende apatici, spenti.

Il nostro mondo emotivo è articolato, ricco di sfumature, di alti e bassi.

La natura umana è complessa ed è naturale sentirsi smarriti quando non si riesce a gestire questa complessità e un sentire talvolta molto forte.

La ricerca del benessere, dell’armonia, della felicità richiede consapevolezza, coraggio, curiosità, speranza.

Solo se ci prendiamo il tempo e lo spazio di accogliere, accettare e comprendere quello che succede dentro di noi possiamo capire chi siamo, cosa desideriamo e il senso della nostra vita.

La ricerca di sé, del senso della vita, rappresentano tappe fondamentali del processo di individuazione dell’essere umano.

Pensare che la vita sia esclusivamente un processo biologico rappresenta una banalizzazione della complessità umana.

Come tutti i fenomeni e/o problemi complessi non è possibile trovare soluzioni semplici. La morte è una soluzione semplice alla complessità dell’essere umano.

Il coraggio di vivere

Come genitori ci interroghiamo spesso sui pericoli del web e sulla necessità di controllare i nostri figli.

Come la storia di Matteo dimostra, possiamo controllarli fino ad un certo punto.

Non possiamo essere sempre presenti e se loro vogliono possono nascondere o dissimulare il proprio mondo emotivo.

Come genitori non ci rimane che cogliere tutte le occasioni per trasmettere loro il senso della vita, la sua complessità, il ruolo dell’impegno, la forza della speranza.

La pandemia, la disoccupazione, i danni ambientali, la povertà, le guerre, le sofferenze, fanno parte della nostra realtà quotidiana ma non sono un motivo sufficiente per levare valore alla vita.

Sempre più i nostri figli hanno bisogno di capire che il mondo che vogliamo è una nostra responsabilità.

Sta a noi fare di tutto per rendere la nostra vita piacevole, appagante, piena di senso e degna di essere vissuta. La scelta coraggiosa è la scelta della vita, non della morte.

Se manca qualcosa di importante alla nostra vita, sta a noi ricercarla e renderla possibile proprio per far sì che quando la morte ci coglierà la nostra vita avrà avuto senso per noi e per gli altri.

 Andrea Maggio

Tempo di lettura: 1’ 40”

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