Intervista a Emilio Pappagallo: Direttore artistico di Radio Rock

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di Fabio Bandiera

Uno dei sintomi più diffusi ed evidenti dovuti allo tsunami Covid è stato certamente l’isolamento forzato che, piombandoci addosso all’improvviso, ha messo a dura prova il nostro istinto di animali sociali catapultandoci in una realtà asettica e a tratti surreale.

Chi non ha mai fatto mancare la sua voce e il suo silenzioso afflato in questa fase è stata certamente la Radio, strumento prezioso e compagno di viaggio che di sicuro ci ha fatto sentire, ora più che mai, la sua presenza discreta e mai invadente portandoci per mano nelle lunghe ed interminabili giornate che non eravamo abituati a vivere.

Parlare di Radio nella nostra amata Roma non può prescindere dai 106,6 FM di Radio Rock, che da trentasette anni ci nutre col suo battito mordace e leggero scandendo i ritmi del nostro quotidiano, informandoci e intrattenendoci sotto il segno della musica Rock.

Emilio Pappagallo, direttore artistico dell’emittente dal 2012, porta avanti con piglio e quel pizzico di sana follia un marchio unico nel suo genere che pur essendo legato fortemente al suo bacino d’utenza capitolino, si è allargato in questi ultimi anni ad una platea sempre più ampia di nuovi fruitori legati al mondo delle tecnologie emergenti.

Sfide importanti che investono il settore audiovisivo alle prese con nuovi device e nuove forme di espressione legati indissolubilmente al progredire del tempo che il direttore di Radio Rock sta affrontando senza però snaturare un prodotto e dei format consolidati e largamente apprezzati dalla sua foltissima comunità. Abbiamo avuto il piacere di incontrarlo per discutere gli scenari attuali e futuri che investono il mondo, in continua mutazione, delle frequenze della nostra amata radio.

Emilio buongiorno, partiamo dall’attuale scenario che da oltre un anno stiamo vivendo. La radio è stato un valido sostegno sociale a quest’isolamento coatto?

Assolutamente sì, sia io nel programma che conduco la mattina che negli altri momenti del palinsesto abbiamo condiviso i momenti difficili causati dal lockdown nelle varie fasi assolvendo a mio avviso a un duplice compito. Innanzitutto quello di informare, senza stressare, sugli sviluppi della pandemia aggiornando in tempo reale le sue evoluzioni tra decreti e raccomandazioni a rispettare le regole, e dall’altre quella di alleggerire col nostro tocco smussando i toni di questa drammatica situazione senza esasperarla.

Abbiamo riscontrato in questa fase una grande voglia di condivisione dando molto spazio ai nostri ascoltatori come è giusto che fosse.

Si sente spesso dire che nulla sarà più come prima. Come è cambiata Radio Rock dopo questa esperienza che siamo stati costretti a vivere? Tornerà gradualmente sui suoi binari abituali?

Credo che questa fase abbia inconsciamente innescato un processo di grande accelerazione, in un anno mezzo si sono realizzate delle situazioni che in un periodo normale avrebbero richiesto diversi anni.

Questo riguarda ovviamente anche il mondo della comunicazione radiofonica che è sempre più alle prese con le nuove tecnologie digitali, la radio rimane un mezzo storico e ancorato alle sue fondamenta ma le sue declinazioni sono ormai sotto gli occhi di tutti, dallo streaming alla tv solo per fare due esempi.

La pandemia ha di sicuro dato una spinta notevole a tutto questo, e anche da un punto di vista dell’ascolto sono cambiate le abitudini di fruizione della radio che sono sempre più spalmate nell’arco della giornata e meno ancorate alle ore di punta del mattino o del rientro a casa.

Il rapporto tra radio e territorio. Radio Rock rimane ancorata fieramente alla sua romanità, ma la tecnologia ha espanso sensibilmente i suoi potenziali ascoltatori. Una grande opportunità?

Si lo è certamente perché ci permette di valicare i confini di una territorialità legata alle frequenze, tanta gente ci ha scoperto in streaming o per caso e questi nativi digitali fanno salire tantissimo i numeri e le fasce di ascolto con un trend in aumento sensibile intorno al 15% in questa delicatissima fase.

Radio Rock sta puntando molto sullo streaming e sui podcast che stanno salendo esponenzialmente, ma il rapporto sul territorio rimane perché siamo nati trentasette anni fa in una realtà come Roma e questo è un dato oggettivo dal quale non dobbiamo e non potremmo oggettivamente prescindere.

La crisi degli introiti pubblicitari ha toccato anche il variegato mondo dell’audiovisivo, mettendo in crisi soprattutto le realtà più piccole. Quali gli interventi mirati da mettere in atto per far ripartire il settore?

Partiamo dal presupposto che il settore radiotelevisivo in generale non ha l’attenzione che merita, è stato massacrato da un’incuria diffusa nel corso degli anni e a fronte di obblighi di tutti i tipi, dalle tasse di concessione alle utenze, non abbiamo mai avuto nessun aiuto da parte dello stato.

In un momento del genere tutelare questo settore così vitale e importante, che svolge un servizio pubblico e gratuito di informazione, sarebbe un dovere morale per le sue funzioni e le sue peculiarità.

Si sopravvive col fatturato pubblicitario come unica forma di sostentamento, la vita nostra e quella di tutte le radio si basa esclusivamente sulla capacità di raccogliere introiti e non tutti hanno la storia e le possibilità di Radio Rock che offre un prodotto solido e storicamente consolidato.

La tua esperienza a Radio Rock, sei direttore artistico dal 2012. Com’è e in cosa è cambiato questo mezzo in questi anni?

In verità io sono dentro il mondo delle radio da metà anni novanta, epoca in cui il web non c’era ancora per cui l’aspetto musicale era ovviamente centrale.

Con internet e con i social è cambiato tutto e si è persa quella parte un po’ nozionistica e didascalica connaturata al suo dna, un processo di trasformazione che ci ha visto coinvolti giorno per giorno alla ricerca dei contenuti ideali per questo tipo di mezzo comunicazione che, pur seguendo l’onda trascinante dei social, deve comunque mantenere delle sue caratteristiche tipiche, spaziando dall’attualità e prendendo spunto da tutto ciò che ci circonda e interagendo in maniera dinamica con gli ascoltatori.

E’ un processo inesorabile che ci vedrà sempre di più alla ricerca di nuove forme connesse all’avanzare delle tecnologie, ma scandito sempre dal fluire del nostro sano e adrenalinico rock.

Queste nuove frontiere dove vi stanno portando nel breve-medio periodo? Radio Rock in che direzione si sta muovendo?

Radio Rock vuole e deve stare sempre sul pezzo ibridando il suo contenitore giornaliero e assecondando i vari supporti che ormai fanno parte del nostro quotidiano, a breve saremo pronti a partire con un prodotto televisivo, una visual radio classica che andrà in onda sul digitale terrestre, sui social e in streaming come ormai già avviene di fatto in molte realtà simili alle nostre.

Sfrutteremo la nostra sala live all’interno della Radio per ospitare band emergenti che avranno la possibilità di esprimersi perché a mio avviso la radio deve assolvere anche a funzioni che non sono derogabili ad uno Spotify qualsiasi, abbinare l’audio alle immagini per promuovere nuove situazioni musicali interessanti sarà un volano di nuove conoscenze straordinario ed uno dei compiti che chi lavora in radio ha il dovere di portare avanti.

I vostri speaker, le vostre scalette, la vostra interazione leggera con chi vi ascolta. Marchi di fabbrica imprescindibili che rende unico il vostro brand?  

Certamente, noi continueremo a lavorare sul grande contenitore Radio Rock e a portare avanti tutti i valori fondamentali legati al nostro modo di intendere la vita e la socialità.

Siamo stati tra le prime emittenti ad essere Green ed eco-sostenibli, abbiamo montato i pannelli solari sui tetti e anche il nostro merchandising è orientato in tal senso, questo per far capire che noi teniamo molti ai tanti aspetti che ci contraddistinguono.

Il fatto di essere molto seguiti ci aiuta e diffondere questa nostra filosofia legata alle tematiche ambientali per le quali ci stiamo spendendo da tanto tempo e delle quali ahimè si parla troppo poco.

Per me anche questo e comunicare e noi continueremo a farlo fieri dei contenuti del nostro brand e del legame con la nostra comunità.

La stagione estiva è finalmente ripartita, i vostri eventi torneranno a breve a rianimare le serate romane?  Novità anche su questo fronte?

Speriamo di ripartire a breve con eventi non contingentati ed a capienza limitata, questo sarebbe già un enorme successo e ci auguriamo che il trend sia costante per poter riprogrammare le nostre abituali serate, nel frattempo in questa fase ci siamo attivati per promuovere eventi particolari di taglio diverso sperimentando nuove forme di partnership legate non per forza al mondo della musica.

Per esempio abbiamo abbracciato la causa del festival della filosofia che si è svolto al Monk, incontri e dibattiti con addetti del settore che in questa fase pandemica si sono molto sviluppati e che vorremmo continuare a propagandare anche in futuro.

Sarebbe bello anche in tal senso, approfittando di questa fase di stasi dei grandi eventi, poter variegare l’offerta in pianta stabile puntando anche su rassegne ad elevato livello contenutistico alle quali dare un supporto comunicativo.

Domanda generazionale rivolta soprattutto ai più giovani. Continuiamo ad ascoltare la radio e a non disperdere questo rapporto privilegiato con questo mezzo unico ed insostituibile?

In questo senso noi ci sentiamo dei gran privilegiati, abbiamo un pubblico trasversale che va dai nonni, ai genitori ai figli che ci ascoltano con passione e che amano il nostro Rock in tutte le sue forme.

Noi dobbiamo accompagnare le varie generazioni, ognuna con le sue diverse modalità di fruizione, per mano intrattenendole facendo leva sui punti di forza che rendono Radio Rock un modello di riferimento per l’ascoltatore.

Una radio libera, schietta e diretta che sta al passo coi tempi senza doversi per forza snaturare, noi ci crediamo e continueremo a portare avanti questo tipo di messaggio consapevoli dei risultati e degli ascolti che ci spronano sempre a dare il meglio di noi stessi.

Fabio Bandiera

Tempo di lettura: 3’00”

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