L’assurdo valore del fallimento

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di Simone Buffa

Fallimento.

Alla fine degli anni ’40, colto da un’illuminazione improvvisa, ossia -a suo dire- dalla consapevolezza tangibile e provata di essere stupido, Samuel Beckett partorisce quello che è il suo primo romanzo dell’assurdo, Molloy.

Io me lo immagino Beckett, un bel giorno tornato a casa della madre dopo un giro in centro, si siede in poltrona, fissa un punto per qualche istante e -senza distogliere lo sguardo- esordisce:

“Ora è tutto chiaro, ho capito. Sono stupido”.

E subito dopo, sempre lui, Beckett, ti crea così un genere letterario tutto nuovo: la letteratura dell’assurdo, il teatro dell’assurdo.

‘Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio.’

Parole che Beckett mette in bocca ai suoi personaggi nel suo romanzo, imbastito con tratti decisamente autobiografici.

Molloy è un viaggiatore squattrinato che fa ritorno alla casa della madre.

Era accaduta esattamente la medesima cosa a Samuel Beckett, nel 1945, in un viaggio di ritorno a Dublino dalla madre.

Sarebbe stato lì, in quella casa, che ebbe una sorta di rivelazione circa il futuro percorso letterario sul quale, di lì a poco, si sarebbe incamminato.

Il tema del fallimento, dicevamo.

Ne abbiamo tutti timore, cerchiamo di sfuggire dal fallimento in tutti i modi e prima o poi ci incappiamo.

Fallimenti a lavoro, nelle relazioni, con i propri cari.

C’è sempre qualcosa da dimostrare a qualcuno, esposti a continuo giudizio.

Ormai galleggiamo a malapena, trascinati in basso dall’ansia di fallire, di deludere.

O si vince o si impara, recita un adagio.

Il segreto starebbe nell’accettare il fallimento, accoglierlo.

Come un evento naturale nella vita di ognuno di noi. Succede. Punto. Domani fallirò meglio.

Facile a dirsi.

Il mio ultimo week end non è stato ricco di grandi eventi mondani, ma in compenso ho avuto il tempo per dedicarmi a “Scheletri” di Zerocalcare.

Letto tutto d’un fiato, in pullman, durante un lungo viaggio.

Ed effettivamente Zerocalcare ha il potere che pochi hanno di farti sentire meno solo.

Ne condivido certi malesseri. Ti senti in mezzo alla storia, che poi è la sua storia.
L’ansia sociale, la paura del fallimento, il giudizio. Eccoli.

Partire dalla strada, altro tema ricorrente.

A proposito di questo impossibile non nominare i Maneskin.

Si parla molto di loro, al momento in cui scrivo questo diario. Il coraggio di insistere in Italia su un genere che pareva pressoché sparito. La caparbietà, l’audacia.

Avete visto su Netflix “Il Divin Codino”, vero?

Se la risposta è no, appartenete a quella emarginata fetta minoritaria della popolazione che non conosce ancora il tanto discusso biopic sui retroscena umani del più grande calciatore italiano di tutti i tempi, Roberto Baggio.

Mescoliamo tutte le storie, adesso, fondiamole in un solo pensiero che ne accomuni lo spirito: toccare il fondo è la regola necessaria per poter puntare in alto. Come una sorta di rincorsa, quindi. Il fallimento come tappa obbligata per la crescita.

Sembra assurdo a pensarci.

Certo, stiamo parlando di Zerocalcare, Maneskin e Roberto Baggio.

Tre che alla fine ce l’hanno fatta, diremmo. In epoche diverse, in campi diversi, ognuno affrontando i propri mostri, certo.

Ma l’universo è immenso e tanti, tantissimi sono quelli che ci provano e riprovano eppure non ce la fanno ugualmente.

I mostri hanno il sopravvento.

Dove sbagliano?

Hanno fallito, ma evidentemente troppe poche volte.

Ci domandiamo se tanto faticare valga o meno la pena. Ci appelliamo al sacrosanto diritto di capire se e quando sia il caso di cambiare direzione, sia ben chiaro.

Ma in fondo siamo solo in cerca di scuse.

Ammettiamolo sereni.

La verità è che abbiamo una dannata paura di adattarci al nuovo, paura di cambiare. L’idea di fallire un’altra volta ci immobilizza.

Riascoltate “La verità” di. Brunori Sas. Ho lasciato il link qui, da qualche parte.

https://www.youtube.com/watch?v=AUPIKaT7pI0

Incontri interessanti
Quello che invece secondo me colpisce e deve incuriosire di tutta l’intera faccenda è tutt’altra cosa.

Ossia, ciascuno dei personaggi che ce l’ha fatta ha avuto, ognuno a modo proprio, degli incontri interessanti.

A volte alcuni di questi incontri ha proprio cambiato drasticamente le cose.

Uomini e donne comuni, persone incontrate per caso; incontri con uomini e donne comunque straordinari.

Perché senza accorgersene hanno permesso che il mondo cambiasse.

Permettono che il processo di tentativo & fallimento che, per assurdo, porta avanti il mondo, continui almeno ancora una volta.

Per Roberto Baggio è stato fondamentale l’incontro col buddismo tramite il suo amico Maurizio Boldrini.

Per i Maneskin la figura che ha funto quasi da mentore è stata quella di Manuel Agnelli.

Zerocalcare ha avuto in Makkox un entusiasta mecenate per le prime pubblicazioni.

E chissà quanti altri incontri che non balzano alla cronaca.

Per Beckett l’incontro interessante fu quello con Joyce, suo Maestro. Dal quale, parrebbe, Beckett ad un certo punto volle prendere le distanze. E lo fece proprio con Molloy, che venne pubblicato… in francese. Dispetto.

Gli incontri. Non sottovalutiamo l’importanza degli incontri. Incontri di tutti i tipi.

Persino con quei Buddha che se incontriamo per caso per strada tocca uccidere, proprio come nel caso di Beckett con Joyce. Anzi, cerchiamo di favorirli, gli incontri, facciamoli accadere.

Tra poco si potrà di nuovo come prima. Scambiamo le nostre idee, cerchiamoci, troviamoci nei luoghi culturali che ci appartengono: teatri, cinema, mostre, poetry slam, concerti, qualsiasi cosa.

Il lockdown finirà, facciamoci trovare pronti, insieme, a fallire ancora, fallire meglio.

PS:

“Fallisci ancora, Fallisci meglio” è anche il titolo nel nuovo atteso libro del divulgatore scientifico Alan Zamboni e del suo canale ‘Curiuss’.

Un libro che racconta i fallimenti nella scienza, innumerevoli e deludenti eppure così fondamentali, talvolta. Consigliato davvero.

Simone Buffa

Tempo di lettura: 2’50”

Foto tratta da : https://www.ilfoglio.it/sport/2020/07/17/news/scagioniamo-roby-baggio-una-volta-per-tutte-322430/

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