Il virus che ci isola: Il sonno della ragione

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di Claudio Razeto

Isolamento: Il sonno della ragione

Il sonno della ragione genera mostri.
È il titolo di un’opera del pittore spagnolo Francisco Goya.

https://it.wikipedia.org/wiki/Il_sonno_della_ragione_genera_mostri

” (…) Perché qui sto seduto in un barattolo di latta
Lontano sopra il mondo
Il pianeta Terra è blu e non c’è niente che io possa fare
Malgrado sia lontano più di centomila miglia
Mi sento molto tranquillo
E penso che la mia astronave sappia dove andare
Dite a mia moglie che la amo tanto, lei lo sa
Torre di Controllo a Major Tom
Il tuo circuito si è spento, c’è qualcosa che non va
Riesci a sentirmi, Major Tom? (…)”
David Bowie, Space Oddity trad.

https://www.youtube.com/watch?v=HNuSD49chY8

Un sonno della ragione.

Come lo stato assurdo, che stiamo vivendo ormai da settimane. 
Questa realtà che mai avremmo potuto possibile.
Come un film di fantascienza, in cui il sonno indotto aiuta gli astronauti a raggiungere pianeti altrimenti irraggiungibili. 

Solo che la nave spaziale è il nostro appartamento e l’equipaggio la famiglia ristretta convivente.

Isolamento: Il sonno della ragione

Per qualcuno si tratta di veicoli grandi e complessi:

  • Case di riposo,
  • ospedali,
  • case famiglia,
  • caserme,
  • navi militari,
  • persino prigioni.

Sono milioni di navicelle che potremmo definire spazio-temporali.
Alcune sono sovraffollate.
Altre hanno un solo passeggero.
Tutti impegnati nello stesso modo a gestire qualcosa che in questi giorni sta diventato faticosa.
La nostra quotidianità. 
Non viaggiamo “ibernati”. 

Siamo semplicemente “isolati” dal mondo, per quanto ci è possibile.

Lavoriamo da casa, usciamo il più velocemente possibile a fare la spesa dalle nostre quattro mura. E poi rientriamo per proteggerci.

I ragazzi non vanno a scuola. Studiano via web. 

Per tutti niente palestra né sport.

Se si può facciamo due passi in giardino, una rapida corsa su un prato. 

Ammettiamolo. Non è una vita normale.

Le abitudini che fino a poco tempo fa regolavano le nostre vite, sono state spazzate via da un virus che sta sconvolgendo il pianeta.

È uno stato di torpore, una stasi che stiamo vivendo chiusi in casa in attesa che il virus scompaia e il pericolo svanisca. 

Quando? E chi può dirlo.

Come nelle favole, quando eravamo bambini.
In attesa di quel  “e vissero tutti felici e contenti” che arriva, con la morte della strega cattiva, la fine dell’incantesimo. 

La cattiva magia che ha “congelato” noi e le nostre vite.

Risvegliando in tutti noi brutti sogni che avevamo nascosto nell’angolo più buio del nostro inconscio come:

  • la paura della morte
  • il dolore
  • il senso dei nostri limiti
  • i limiti della scienza e delle istituzioni sanitarie non solo in Italia ma in tutto il mondo.

Non resta che aspettare che l’ondata dei contagi diminuisca.

Rendendo meno letale il Coronavirus che avrà pure la corona ma che rimane un maledetto invisibile bastardo.

Siamo “chiusi”, isolati dal mondo sempre più esterno, dal resto dell’umanità che, anche senza volerlo, con uno starnuto, potrebbe contagiarci e persino ucciderci. 

Ogni tanto, talvolta con regolarità maniacale, guardiamo fuori per vedere cosa succede.

Non troppo. Per non farci prendere dall’ansia. 

L’oblò della nostra navicella, oltre alle finestre di casa, sono la televisione, internet. 

Anche qui le “navicelle spaziali” sono diversamente attrezzate.

In base ai mezzi, alle possibilità economiche e tecnologiche di chi ci abita:

  • tv
  • webtv
  • smartphone
  • pc
  • tablet

Ci connettono col mondo.
E insieme all’intrattenimento – fondamentale per far passare le giornate – arrivano notizie in un flusso continuo.

Pensate se in giornate come queste avessimo ancora due canali TV RAI come negli anni ’70 e niente web per restare collegati e informati. 

Fonti di cui molte qualificate che per fortuna ci connettono col mondo.

Persino i social media che, si dice stiano mostrando tutto il loro lato buono, mantenendoci in contatto con amici, parenti, familiari. 

Anche quelli che chiusi in ospedale combattono il virus  
E tutti gli altri, chiusi a casa più che si può.

Con o senza l’hashtag #iorestoacasa

Navighiamo a milioni verso il futuro. Nelle nostre navicelle.

Isolati per proteggerci 

Chi se lo aspettava che in questo 2020 l’umanità sarebbe stata “caricata” in massa in questo viaggio di “solitudine” e distacco.

Nemmeno sei mesi fa la parola d’ordine sembrava essere più contatto.

Meno virtualità e più fisicità. 

Posare gli smartphone per parlare e guardarci negli occhi. 

Le cene insieme, senza le teste abbassate sui telefonini.

I figli e i genitori insieme magari a giocare senza videogame.

Ora, per molti di noi, è rimasto l’unico mezzo disponibile.

Per comunicare, sapere cosa succede, condividere un saluto, un bacio.
Un’abbraccio.

Anche nella gestione di questa immane crisi del Coronavirus, sarebbe stato fantastico affrontarla uniti. 

Come nei film di fantascienza, la flotta delle navi spaziali che galleggiano nella isolata quarantena, hanno la loro bandiera. 

Nei film affrontano uniti le minacce globali.
Insieme.

Sarebbe stato bello. Anzi bellissimo.

Vedere il mondo stringersi in un grande abbraccio se non reale, almeno virtuale.
I Paesi dimenticare egoismi e interessi.
Gli interessi contabili calcolati col bilancino, messi da parte.
I cittadini del pianeta superare ogni distinzione per aiutarsi uno con l’altro.
E darsi supporto, in una grande lotta comune.

Almeno stavolta.

Prima per combattere il virus, trovare al più presto un vaccino e poi la grande crisi economica che purtroppo necessariamente seguirà.

Uniti nello sconfiggere il coronavirus che sta facendo migliaia di morti, compresi tanti medici, operatori sanitari persino farmacisti.

http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2020/03/25/coronavirus-protezione-civile-governo_e69626f3-e2f5-48fe-ae6d-18cca6266693.html

Solidarietà, unione tra i Paesi colpiti.

Sarebbe stato bello. Vederle applicate davvero non solo come parole o formule vuote.

Purtroppo sembra non stia andando così. 

Né a livello globale e tantomeno tra singole nazioni.

Il nostro Paese, l’Italia, sta provando – per primo – sulla propria pelle cosa vuol dire essere lasciati soli ad affrontare la Sindrome respiratoria acuta grave detta coronavirus 2 (SARS-CoV-2).

Una malattia che ha già assunto proporzioni pandemiche.

Che si è  diffusa in 100 paesi nel giro di poche settimane.
Causando migliaia di morti.

E che – purtroppo – non ha avuto una risposta globale da parte dei Governi

Ma solo politiche chiuse e mirate al proprio interesse nazionale. 

Se era già accaduto con gli sbarchi dei migranti, ora il fatto si è ripetuto. Drammaticamente.

Anzi. Stavolta sta andando anche peggio.

Prima il sospetto, nemmeno troppo velato, che l’Italia stesse esagerando, davanti alla diffusione di una semplice influenza che secondo alcuni avrebbe fatto meno vittime.

Poi la speranza che, dopo la Cina e il distretto di origine dell’epidemia di Wuhan, il contagio restasse bloccato alle  nostre  frontiere senza picchi in Germania, Francia o in Gran Bretagna.

E così nei paesi dell’Europa del nord e dell’Est.

Il fatto di far parte di una grande Unione di 27 nazioni, con oltre 400 milioni di abitanti, sembrava essere un grande punto di forza anche per l’Italia.

Non solo dal punto di vista economico e finanziario ma anche politico e sociale.
Per ora non  sembra vada così.

Nessun gesto concreto, a parte un messaggio di generica amicizia e vicinanza.

Aiuti più reali sono invece arrivati, inaspettatamente, da paesi come la Cina, la Russia, persino dall’Albania che ha tenuto a ricambiare anni di sostegno da parte dell’Italia e degli italiani.

http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2020/03/29/conte-ringrazia-lalbania-per-linvio-dei-medici-video_d411719a-a86a-4423-8c01-538bf60aeb42.html

Di contro alcuni cosiddetti partner europei e non, hanno persino bloccato, non si è capito se per tenersele, forniture di gel disinfettante e mascherine.

Gli Usa, da un secolo, grandi alleati di questa Europa dal “braccino corto”, prima hanno negato il problema.

Ora avanzano anche loro verso la pandemia tra gli allarmi degli esperti.

Il contagio potrebbe allargarsi e così gli effetti del blocco dell’economia e della produzione. 

Milioni di “navi spaziali” si preparano al decollo. 
Famiglie di tutto il mondo si preparano a chiudersi in casa, come già accaduto in Cina e poi in Italia, Spagna e nei paesi che vengono colpiti. 
Come noi, tanti altri …nella loro bolla spazio temporale 

Speriamo di poter presto, tutti, “rientrare alla base…”
Claudio Razeto

Tempo di lettura: 2’30”

Foto tratta da: https://villatelesio.wordpress.com/2010/03/18/goya-il-sonno-della-ragione-genera-mostri/

 

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