Cerco un farmaco nell’armadietto dei medicinali, lo trovo ma è scaduto da qualche mese: che faccio? Lo uso lo stesso?
La scadenza dei farmaci non è un’opinione: è il modo in cui le molecole ti dicono “a questo punto non ti posso aiutare”.
È un’elegante avvertimento con cui la chimica ci ricorda che, oltre certi limiti, un blister del 2014 non è un cimelio da conservare, ma un ospite da accompagnare gentilmente alla pattumiera.
In pratica, cosa succede davvero quando un farmaco “invecchia”? Certamente, non esplode, non diventa radioattivo e non sviluppa superpoteri, semplicemente smette di fare il suo mestiere con la stessa dedizione.
Ci sono momenti in cui la “prudenza” diventa una specie di coperta di Linus: comoda, rassicurante, e soprattutto perfetta per non prendersi responsabilità.
Ma comoda non significa giusta, né tantomeno realistica.
È il caso delle scadenze dei farmaci: siccome non esistono studi lunghissimi sulla durata effettiva di ogni molecola, la maggior parte delle autorità sanitarie sceglie la via più semplice: “non sappiamo?
Allora butta tutto”. Risultato: montagne di medicinali perfettamente funzionanti finiscono nei cassonetti come se fossero yogurt dimenticati in frigo.
Il punto è che il “non sappiamo se quel farmaco duri ancora” non significa “attenzione, morte certa”.
In generale, non esistono segnalazioni pubblicate di tossicità dovuta all’ingestione, all’iniezione o all’applicazione topica di una formulazione farmaceutica in commercio, dopo la sua data di scadenza, come riportato da The Medical Letter.
È una data che indica il periodo massimo entro cui il produttore garantisce l’efficacia e la sicurezza del farmaco, a patto che sia conservato correttamente.
Vale per le confezioni integre dei medicinali con obbligo di prescrizione o da banco (OTC) e degli integratori alimentari (a base di erbe) e non comporta l’inefficacia o tossicità il giorno dopo.
Per la maggior parte dei farmaci parliamo di un orizzonte arbitrario, spesso tra 1 e 5 anni. In tantissimi casi il principio attivo è ancora “funzionante”, la tossicità è da considerarsi nulla e nessun effetto collaterale o intossicazione è stato mai riscontrato.
Insomma, il medicinale pur efficace e ben tollerato si considera scaduto non perché è un veleno, ma perché oltre quel limite nessuno vuole firmare la liberatoria.
Più che una bomba a orologeria, il medicinale scaduto è spesso solo un farmaco un po’ meno energico, non un nemico pubblico.
Gli studi sulla data di scadenza
La maggior parte delle conoscenze sui dati reali di scadenza dei farmaci deriva dallo studio SLEP, pubblicato nel 2006 sul Journal of Pharmaceutical Sciences, condotto dalla Food and Drug Administration (FDA), l’ente americano che vigila sulla sicurezza dei farmaci, su richiesta dell’esercito americano che aveva enormi scorte di farmaci a rischio di essere distrutti per la loro scadenza.
Furono valutati:
la potenza, il pH, il contenuto di acqua, la dissoluzione, l’aspetto fisico e la presenza d’impurità in oltre 3.000 lotti, di 122 diversi prodotti farmaceutici.
Sulla base dei dati raccolti, le date di scadenza dell’88% dei lotti furono prolungate oltre la data di scadenza originale per una media di 5 anni.
Di questi, circa il 12% dei lotti è rimasto stabile per almeno altri 4 anni dopo la data di scadenza.
Quasi il 90% dei farmaci, conservati correttamente, era perfettamente utilizzabile anche 15 anni dopo la data di scadenza, soprattutto le forme solide come pillole o compresse.
Un risultato analogo è stato evidenziato in recente studio condotto nel 2024 dall’associazione Ufc-Que Choisir (l’equivalente francese di Altroconsumo) attraverso test su 30 confezioni di paracetamolo e ibuprofene scadute.
Nell’80% dei casi i medicinali contenevano ancora una quantità sufficiente di sostanza attiva ed erano quindi efficaci a tutti gli effetti.
Di qui il dubbio che le date di scadenza indicate sulle confezioni farmaceutiche siano in diversi casi eccessivamente caute e portino a sprechi inutili.
Per determinare l’efficacia residua dei farmaci,
i ricercatori si sono basati sugli standard della FDA, che considera un medicinale efficace se contiene almeno il 90% della quantità di principio attivo dichiarata sulla confezione o quelli più restrittivi dell’Agenzia nazionale francese (Ansm), che richiede una soglia del 95%: molti dei farmaci testati risultavano ancora efficaci ben oltre la data di scadenza indicata.
I risultati dello studio rivelano un “triplo spreco”: economico, ambientale e sanitario. Dal punto di vista economico, si buttano via farmaci che potrebbero ancora essere utilizzati, non solo dai singoli individui ma anche nelle strutture sanitarie.
Dal punto di vista ambientale, lo smaltimento dei medicinali scaduti è complicato e costoso, contribuendo all’inquinamento.
Infine, sotto il profilo sanitario, prolungare la validità dei farmaci potrebbe contribuire a mitigare le frequenti carenze di medicinali, un problema particolarmente rilevante nel contesto attuale.
Insomma, la data indicata non è un dogma, anche se vi sono delle eccezioni.
Ciò detto, in generale, non si può assolutamente dedurre che tutti i farmaci possano essere utilizzati dopo la loro scadenza.
L’impiego di medicinali “in fuori gioco” è decisamente sconsigliato, viste le possibili, gravi, conseguenze dovute alla possibile formazione di impurità o alla diminuzione della quantità di principio attivo contenuto che potrebbe causare l’inefficacia del medicinale.
Lo status quo della data di scadenza
La data di scadenza dei medicinali è proposta dalla ditta che mette in commercio il farmaco ed è autorizzata dalla Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) o dall’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) in base a studi di stabilità eseguiti secondo le buone pratiche di fabbricazione stabilite dalla FDA.
I metodi utilizzati per svolgere questi test sono regolati dalle linee guida internazionali che vengono seguite in Europa, Stati Uniti e Giappone e in diversi altri paesi del mondo. Questi studi verificano che nel periodo e nelle condizioni di conservazione proposti, il medicinale non subisca alterazioni che ne compromettano la sicurezza e l’efficacia.
Ad esempio, le modalità di conservazione del farmaco prima e dopo la sua assunzione, la sua composizione chimica e la data di produzione originale possono influenzarne l’efficacia.
L’assunzione di medicinali dopo la data di scadenza è da evitare per le seguenti ragioni:
- le sostanze contenute nel farmaco potrebbero subire delle modificazioni chimiche, con conseguente formazione di prodotti potenzialmente tossici per l’organismo, che se presenti in quantità superiore a certi limiti, potrebbero anche mettere a rischio la vita della persona, ad esempio in seguito ad una reazione allergica.
- la quantità di principio attivo potrebbe diminuire, con perdita dell’efficacia del farmaco stesso.
È importante sottolineare che l’assenza di cambiamenti di odore, colore o sapore di un medicinale dopo la scadenza, non significa che sia ancora sicuro ed efficace; infatti, la maggioranza delle modifiche chimiche che possono avvenire non causano effetti visibili.
I medicinali che appaiono vecchi, polverosi o friabili, i farmaci con un odore forte o i medicinali secchi (come nel caso di unguenti o creme) devono essere sempre gettati via (che siano scaduti o meno).
I punti chiave sulla scadenza
- La data è riportata sempre sulla confezione esterna del medicinale e quasi sempre anche sul blister (per le compresse e le capsule) o comunque sulla confezione interna (per tubetti o flaconi)
- Questa data è valida solo se il farmaco è sigillato. Una volta aperto, la validità è ridotta: colliri e gocce nasali vanno usati solitamente entro 15-20 giorni, gli sciroppi entro 1-2 mesi.
- La corretta conservazione dei farmaci richiede di tenerli nella confezione originale con il foglietto illustrativo, in un luogo fresco (25-30°C), asciutto e lontano dalla luce, lontani dalla portata dei bambini. Evitare luoghi umidi come il bagno o caldi come la cucina. Solo pochi farmaci necessitano del frigorifero (2-8°C) come insulina o alcuni colliri.
- Una volta aperta, la confezione va richiusa correttamente. Poi il farmaco può essere conservato fino alla sua data di scadenza per utilizzi successivi, secondo le modalità riportate nel foglietto illustrativo. Da notare che per alcuni farmaci il rischio principale non è la tossicità immediata, quanto la minore efficacia (es. mancato abbassamento della febbre o del dolore), poiché il principio attivo tende a degradarsi nel tempo.
- Le compresse sono le più stabili e possono mantenere l’efficacia per lungo tempo, mentre le preparazioni liquide (sciroppi, gocce oftalmiche) si deteriorano più rapidamente. In ogni caso, l’assunzione di farmaci molto vecchi (anni) è sconsigliata perché, sebbene raro, il principio attivo potrebbe subire modificazioni chimiche.
- Da sottolineare che un farmaco può diventare inefficace se conservato in modo errato, anche se non è formalmente scaduto. È dunque importante prestare attenzione alle modalità di conservazione suggerite dal produttore.
- I farmaci da NON assumere assolutamente oltre la scadenza sono: farmaci salvavita; insulina; adrenalina; nitroglicerina; anticonvulsivanti; anticoagulanti; farmaci antitumorali; farmaci d’emergenza come antidoti a veleni o sostanze tossiche; contraccettivi ormonali.
Lo smaltimento dei medicinali scaduti, inutilizzati o mal conservati
Per smaltire correttamente i farmaci vanno seguiti i seguenti passaggi:
- Separare confezioni e contenitori: dividere i contenitori di plastica, vetro o metallo dai foglietti illustrativi e dalle scatole di carta.
- Raccolta differenziata: i flaconi in plastica o vetro, una volta vuoti, vanno separati per materiale e smaltiti nei bidoni appositi.
- Raccoglitori specifici: i farmaci non vanno gettati nell’indifferenziata, ma negli appositi contenitori solitamente collocati presso le farmacie, ospedali o isole ecologiche.
- Questi contenitori sono destinati non solo ai farmaci scaduti, ma anche a quelli che non si utilizzano più, pur essendo ancora validi.
Questo metodo di smaltimento è essenziale per evitare l’inquinamento del sottosuolo e prevenire danni ambientali a lungo termine.
Conclusioni
La data di scadenza dei medicinali garantisce la sicurezza e l’efficacia del trattamento. Un accorgimento utile potrebbe essere quello di scrivere sulla confezione la data di scadenza con caratteri chiaramente visibili e in un colore ben evidenziabile in modo da poter essere subito riconosciuta anche da coloro che hanno problemi visivi, soprattutto se anziani.
Assumere farmaci scaduti o mal conservati può esporre a rischi per la salute.
Ma se ci rendiamo conto di aver preso un antidolorifico oltre la data indicata sulla confezione non bisognerà drammatizzare: nel peggiore dei casi funzionerà meno.
Insomma, i pazienti dovrebbero usare farmaci scaduti o no?
Questi medicinali sono come gli ex: tecnicamente potresti ancora averci a che fare, ma di solito è meglio non rischiare.
Come direbbero Monsieur de Lapalisse o Massimo Catalano, storico personaggio televisivo di Quelli della Notte, è sempre meglio prendere un farmaco nuovo e NON scaduto e smaltire in modo sicuro quello vecchio.
È semplicemente la scelta più sicura.
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