L’indecisione esistenziale

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di Gaetano Buompane

Che indecisione ragazzi! Che dubbio amletico, che fatica star lì ad ascoltare le opinioni di tutti e alla fine sentirsi sempre in contraddizione.

Lo so che in conclusione quello che conta è ciò che sceglierò io, ci mancherebbe, ma questo tentennare, questo continuo mettersi in discussione per poi arrivare nuovamente ad un niente di fatto, questo altalenarsi di supposte sicurezze che poi si sgretolano inevitabilmente già il giorno dopo, mi sta sfiancando.

Continuo a rimandare la mia decisione, trovando mille scuse, lo ammetto.

Ma questa condizione di codardia – diciamocela tutta – è la società in cui viviamo che ce l’ha inculcata.

L’uomo indeciso, che non sa più prendere parte, è figlio dei tempi, che vi credevate?

Cari miei, l’uomo che sceglie con sicurezza e determinazione, perché crede ciecamente in quello che fa, non esiste più. Anche se pensa di essere padrone di se stesso, alla fin fine, non lo è proprio per niente.

E guardate che non si tratta di essere ingenui, cadere come degli stupidi creduloni in qualche teoria complottistica.

Che sia più conveniente un popolo indeciso, senza idee precise, purtroppo è un dato di fatto.

Oramai siamo più propensi a seguire le mode, a stare al mondo come bandierine al vento invece che avere il coraggio di cambiare rotta, oppure di seguire sempre la propria, con caparbietà, credendo fino in fondo alle proprie scelte.

Quando finalmente siamo certi di essere dei veri anticonformisti scopriamo di essere perfettamente uguali a tutti gli hipster del mondo.

Quindi, non è forse più comodo omologarsi, uniformarsi alle tendenze del momento invece che fare le proprie scelte in coscienza, rischiando però le critiche, anche feroci?

Crediamo di star respirando libertà a pieni polmoni, che se abbiamo comprato quella tal macchina, se stiamo indossando quel tipo di pantaloni o se stiamo mangiando quel piatto di pasta a mezzogiorno sia stata una nostra sacrosanta decisione.

In realtà, a ben guardare, sotto sotto, c’è sempre qualcun altro che ha scelto per noi.

Perché il nostro mondo è stracolmo di offerte, di mille prodotti che poi si assomigliano tutti, di persone che dietro facce diverse dicono le stesse identiche cose.

Se, nella maggior parte delle situazioni, lasciamo che non siano le nostre scelte a guidarci è perché la società moderna è stata programmata per confonderci le idee.

Usciamo di casa la mattina e addirittura non sappiamo più quale sia la strada migliore per andare a lavorare.

Rimaniamo in attesa, a motore acceso, finché Google Maps non geolocalizzi la nostra posizione e ci dica se svoltare a destra, a sinistra e quale sia il percorso più breve.

Il problema più grave, alla fine, è che la nostra indecisione cronica, sociale, esistenziale, non si manifesta solo di fronte ad uno scaffale di 25 metri di saponi per lavatrice, ma anche nelle decisioni più semplici.

Scegliere tra bianco o nero o tra mare e montagna finisce per diventare un dramma.

E io, per l’appunto, non so cosa scegliere, se tagliarmi la barba o farla crescere.

Mi guardo allo specchio e non so più chi sono, chi ero e chi vorrei essere.

 

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Foto da Pexels

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