Lo scaffale della malinconia

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di Gaetano Buompane

Non so se capita anche a voi, ma le mie vacanze finiscono sempre tra gli scaffali di un supermercato.

O meglio, quella latente malinconia che mi porto dietro fin dal viaggio di ritorno, in genere si concretizza definitivamente nel supermercato dietro casa, prendendo dallo scaffale un flacone di shampoo, lo stesso che di solito abbandono in hotel.

“È quasi finito, che lo metto a fare in valigia? Una volta a casa la ricompro”.

Quel semplice gesto è lo spartiacque tra il prima e il dopo, è il “click” che dà l’avvio a nuovi mesi di routine, di vecchie abitudini, di strade già percorse milioni di volte, di facce note alle quali sorridere nonostante ti ricordino drammaticamente che “Eccoci tutti qua di nuovo, si ricomincia”.

Se per caso, di questi tempi, doveste incontrarmi imbambolato nel reparto Cura dei capelli con uno shampoo in mano, oppure in quello dell’Igiene orale fissando una scatola di dentifricio, non vi allarmate, anzi non fate proprio caso a me. Piuttosto cercate di compatirmi e tirate dritto verso i surgelati.

Prima di mettere i prodotti nel carrello, lasciate che rimanga ancora un po’ a coccolarmi coi miei ricordi di spensierata felicità, a riacciuffare in rapida successione le immagini di tutti i luoghi visitati, i volti delle nuove persone conosciute, le emozioni per le esperienze vissute, i sogni fatti ad occhi aperti e apparsi così incredibilmente raggiungibili.

Non è che invitarmi a non farla troppo tragica, che di viaggi ce ne saranno mille altri, si riesca a consolarmi. Certamente non in questo momento.

Anche perché da alcuni anni viaggiare, per la nostra famiglia, è stato un vero e proprio evento. Chissà quando ci ricapiterà, insomma.

E che quest’anno la mia sofferenza sia ancora maggiore lo si poteva capire bene dando un’occhiata a quello che ho infilato nel carrello e che la cassiera poi ha passato sul lettore del codice a barre, meccanicamente.

Tre pacchi di merendine, una crema di cioccolato spalmabile, due pacchi di biscotti, una scatola di gelati assortiti, due sacchetti di patatine, sei lattine di birra, due bottiglie di vino, uno bianco uno rosso e il flacone di shampoo.

Al rientro dalle vacanze occorrerebbe riempire nuovamente il frigorifero e il congelatore con cibi buoni, sani, rifornire la dispensa di ciò che è veramente necessario e, soprattutto, tornare a pensare al pranzo e alla cena per i bambini.

Per me, invece, la prima spesa al rientro dalle vacanze è sempre un fallimento, un inutile spreco di denaro.

È come voler rimandare le mie responsabilità, un capriccio infantile, una ripicca, una puerile presa di posizione. L’ultimo rigurgito di ribellione.

Dopo aver infilato i sacchetti nel portabagagli, in mezzo al parcheggio stracolmo, mi sono appoggiato alla macchina e ho mangiato svogliatamente una merendina.

Di fronte a me il supermercato, la metafora del ritorno alla realtà e il simbolo della nostra schiavitù.

Il Sofà è una rubrica settimanale.
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Tempo di lettura: 1’30”

Foto da Pixabay

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