Allungamento della vita. Prepariamoci al cambiamento (in atto).

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di Alberto Aiuto

Secondo le proiezioni dell’Istat, nel 2050, il “cittadino tipo” italiano sarà un anziano: la fascia d’età dei 75enni supererà gli attuali trentenni e cinquantenni.

Questo cambiamento demografico ci pone di fronte a una sfida cruciale: trasformare l’Italia in un “paese per vecchi”.

Per farlo è necessario costruire oggi le condizioni per un invecchiamento attivo, dignitoso e integrato nella società.

Tutto dipenderà da come l’attuale generazione di adulti costruirà il proprio percorso: se sapremo mantenere vitalità, salute e coesione sociale, la longevità diffusa potrà essere una nuova stagione di vitalità e benessere, contribuendo alla coesione del Paese.

Per passare da una società della “vecchiaia” a una della” lunga vita” è necessario avere una visione globale a medio lungo periodo.

Purtroppo nella nostra attuale società mancano i visionari.

In realtà dietro le fredde proiezioni statistiche ci sono le singole persone che per essere protagonisti attivi del futuro ci devono arrivare in buona salute.

È dunque utile sapere a quale modifiche fisiche andiamo incontro e cosa possiamo fare concretamente per convivere con le mutazioni fisiche e mentali, a cui saremo esposti per il solo fatto che viviamo molto più a lungo.

Longa vita: mente giovane, percezione fisica … meno

In un’Italia sempre più longeva, la percezione dell’età non coincide più con la semplice anagrafe.

Il desiderio di vitalità mentale sembra superare il peso degli anni. Secondo i sondaggi più recenti, il 51% degli italiani si sente più giovane della propria età, con picchi significativi tra i 55-64enni (58%) e tra gli over 65 (69%).

Un dato che rivela un forte desiderio di mantenere attiva la mente e di non essere ingabbiati solo dagli anni trascorsi.

Il concetto di “invecchiamento” si sta spostando da un fatto biologico a uno esistenziale, in cui contano molto più le prospettive future che i numeri sulla carta d’identità.

Ma se la vitalità mentale non peggiora con l’età, il declino fisico è percepito in modo più forte rispetto a quello mentale: solo il 40% dei 55-64enni si sente in forma come un tempo Il corpo, dunque, manda segnali di rallentamento che la mente tende a ignorare o superare.

Questa discrepanza porta ad una riflessione più profonda: per il 36% degli over 60, la vecchiaia non coincide tanto con un numero, quanto con la fine della progettualità.

Finché si fanno progetti, ci si sente vivi.

Lunga vita: verso un’alimentazione e uno stile di vita più consapevole

Longevità alimentazioneParallelamente, l’attenzione verso lo stile di vita si riflette nelle abitudini alimentari. Dai 20 ai 70 anni ogni fase della vita ha esigenze specifiche: in gioventù, la costruzione della massa muscolare; dopo i 30 anni, il mantenimento del metabolismo; durante la menopausa, l’equilibrio ormonale; in età più avanzata, la prevenzione delle carenze nutrizionali.

In questo scenario, comprendere come evolvono i bisogni del corpo aiuta ad adeguare il nostro stile di vita e migliorare il nostro benessere psicofisico, giorno dopo giorno.

Quando dobbiamo aumentare i muscoli, l’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda, per gli adulti tra i 18 e i 64 anni, 150-300 minuti a settimana di attività aerobica moderata (come camminata veloce o bicicletta) oppure 75-150 minuti di attività intensa (come corsa o nuoto), più due sedute settimanali di esercizi di forza.

Dopo i 65 anni, è utile aggiungere esercizi di equilibrio e coordinazione almeno tre volte a settimana, come tai chi, yoga lento o camminata su terreni irregolari, per prevenire le cadute e mantenere l’autonomia.

Ovviamente va aggiunto uno stile alimentare corretto con uno sguardo rivolto al benessere futuro soprattutto alla terza età.

È fondamentale avere una dieta che bilanci i vari macronutrienti (carboidrati, proteine e grassi), prestando attenzione a selezionare le forme migliori.

Verdure, frutta e cereali integrali per i carboidrati; pesce, carni magre, uova, legumi per le proteine; olio extravergine d’oliva, frutta a guscio, avocado per i grassi.

Come dice un detto popolare, mettiamo fieno in cascina!

A questo proposito, siamo a buon punto. La metà degli italiani dichiara di aver migliorato la qualità della propria dieta, scegliendo alimenti più leggeri e sani.

Un su quattro segue una dieta, evita piatti elaborati; uno su tre mangia più spesso a casa.

Frutta, verdura e legumi sono sempre più presenti nei piatti degli italiani, mentre carne, dolci e bevande zuccherate vengono consumati con più moderazione, soprattutto tra gli over 55.

Due terzi degli over 65 ha ridotto la quantità di cibo consumato, anche se alcuni esperti sottolineano che l’organismo ha bisogno di un apporto nutrizionale adeguato e una riduzione troppo drastica dell’introito calorico nei più anziani potrebbe non essere sempre positiva.

Lunga vita e cambiamenti fisiologici

Longevità: Cambiamenti FisiologiciInvecchiare è un viaggio strano. Pur in assenza di malattie, con l’aumento dell’età si registrano alcuni adattamenti tra cui l’aumento del tessuto adiposo (con localizzazione prevalentemente addominale) e la diminuzione delle masse muscolari e dell’acqua corporea totale.

 

Il corpo cambia, il metabolismo rallenta, le esigenze nutrizionali si modificano.

Poi, cambiano anche i gusti: dopo i 55 anni si apprezzano meno i cibi salati, duri o etnici.

Piatti semplici, frutta, verdura, legumi e acqua prendono il posto di dolci, carne e bevande zuccherate.

Anche se il peso corporeo può sembrare stabile, la sua composizione cambia drasticamente con l’età.

Secondo gli studiosi, in media una persona anziana:

  • acquista tessuto adiposo (+35%);
  • perde muscoli scheletrici (-40%);
  • diminuisce il volume plasmatico (-8%);
  • perde acqua corporea totale (-17%);
  • perde acqua extracellulare (-40%).

La progressiva perdita di massa muscolare è una delle trasformazioni fisiologiche più significative: a 80 anni si può perdere tra il 30 e l’80% della massa muscolare totale.

A parità di peso, un anziano ha più grasso e meno muscolo dei giovani.

Questa trasformazione influisce sulla forza fisica, sull’equilibrio e sull’efficienza dell’organismo, che inizia a rallentare in modo naturale già dopo i 30 anni, con un calo stimato dell’1% annuo.

Poiché abbiamo bisogno di meno energia e di più mattoni per riparare i tessuti, con il passare degli anni, dovremmo calare un po’ i carboidrati e aumentare un po’ le proteine.

Le proteine diventano quindi il nutriente chiave nella dieta dell’anziano: non solo per i muscoli, ma anche per il sistema immunitario e per il benessere generale.

Lunga vita. Il corpo si trasforma: muscoli addio, benvenuto pancino

I primi segnali di cambiamento riguardano i sensi: olfatto, gusto e persino la sete si attenuano, rendendo il cibo meno appetibile.

Questo porta a una riduzione dell’interesse per l’alimentazione. La sazietà arriva prima e, di conseguenza, si tende a mangiare meno.

Questo può portare a un’alimentazione meno equilibrata, con il rischio di carenze nutrizionali e disidratazione, spesso sottovalutata proprio perché la sensazione di sete si riduce sensibilmente.

A livello corporeo, la trasformazione è degna di un film fantasy: i muscoli fanno la valigia e aumentano i grassi (soprattutto dove non vorremmo).

Gli studiosi dicono che la ciccia aumenta del 35% e si perde il 40% di muscolo.

A 70 anni, la forza muscolare può scendere al 30% di quella che avevamo a 30.

Insomma, ci si gonfia dove non serve e ci si svuota dove serviva.

I jeans stringono un po’ di più, i muscoli fanno un po’ di meno. Il gusto non è più quello di prima (e nemmeno l’appetito) e la fame… be’, quella arriva e se ne va senza salutare.

Il palato si fa più difficile da stupire: il gusto si attenua, l’olfatto pure, e la sete… dimentica di farsi viva.

Risultato? Meno entusiasmo per il cibo, e più rischio di disidratazione. Che poi, diciamocelo: se non si sente il sapore, che gusto c’è?

In più, il nostro cervello dopo due bocconi ci dice “basta così”, e ci ritroviamo sazi come dopo un pranzo di Natale.

Addio porzioni abbondanti, benvenute minestrine e mezze porzioni. Fortunatamente, non tutto è perduto.

C’è una soluzione. Anche perché abbiamo tutta l’esperienza per scegliere cosa ci fa davvero bene.

Con una dieta ricca di proteine (quelle buone, mica solo bistecche da 500 grammi) e un po’ di movimento – anche solo ballare il liscio o camminare a passo svelto – si può rallentare il declino muscolare e restare tonici. O quasi.

Le proteine aiutano anche il sistema immunitario, così magari ci si becca un raffreddore in meno e una risata in più.

Col passare degli anni, invecchia (di pari passo) anche l’apparato digerente.

La digestione si fa pigra, come dopo un’abbuffata, e diventa più difficile assorbire alcuni nutrienti, tipo ferro, calcio, zinco e vitamine.

E va in pensione anche il nostro intestino. È il momento di coccolarsi con cibi nutrienti, magari accompagnati da una tisana rilassante.

Inoltre, modificazioni del microbiota intestinale – l’insieme dei microrganismi che abitano l’intestino – possono influenzare la digestione, l’umore e persino il sistema immunitario.

Infine, con il progredire dell’età, diventa sempre più importante l’apporto di fibre.

Le fibre contribuiscono al controllo metabolico, alla salute cardiovascolare e intestinale, e agiscono anche sull’infiammazione.

Inoltre rivestono un ruolo importante nel controllo glicemico e lipidico e nel contrastare l’insulino-resistenza e la dislipidemia. La dose giusta è di 25-30 grammi al giorno.

I grassi. Vanno selezionati con cura. È bene limitare i grassi saturi, senza eliminarli completamente.

Vanno prediletti i grassi monoinsaturi come l’olio extravergine d’oliva e quelli polinsaturi omega 3 in particolare dal pesce azzurro.

L’idratazione è un altro aspetto critico, spesso trascurato: l’idratazione diventa ancora più critica con il passare degli anni perché si riduce la percezione della sete.

Qui entrano in gioco frullati, passati e tanta fantasia in cucina.

E soprattutto non dimenticare di brindare alla salute (con acqua e tisane, s’intende!), non solo per gli auguri di compleanno.

Dimenticavo. Anche i denti, ci ricordano che non siamo più ventenni. Masticare diventa difficile: spesso la perdita parziale o totale dei denti può complicare le cose.

Cibi duri? No grazie. Croste di pane? Solo nei ricordi.

E così si rischia di mangiare sempre le stesse cose morbide, magari poco nutrienti. Ma chi ha detto che un purè non possa essere gourmet?

Questo ostacolo “meccanico” riduce ulteriormente l’apporto di fibre, vitamine e proteine, aggravando il rischio di malnutrizione.

Conclusioni

L’invecchiamento è un processo naturale che coinvolge ogni parte del nostro corpo, compreso il modo in cui ci nutriamo e digeriamo gli alimenti.

Con gli anni, le esigenze nutrizionali cambiano profondamente, influenzate da trasformazioni fisiologiche che richiedono maggiore attenzione alla dieta quotidiana.

Non si tratta solo di “mangiare di meno”, ma di “mangiare meglio”: più proteine, più acqua, più micronutrienti e, se possibile, accompagnare la dieta a una regolare attività fisica, essenziale per il benessere globale.

E’ un percorso che varia nel tempo, ma l’obiettivo è sempre lo stesso: ridurre la pancetta.

Anche solo per provare la soddisfazione di poter indossare di nuovo la camicia, a cui eravamo così affezionati.

Alberto Aiuto

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