Mai sentito parlare di mental tennis?

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Abbiamo intervistato Filippo Gioiello e Andrea Rodriguez di Mental Tennis, per capire come imparare a dare il meglio di se stessi sul campo ma non solo.

Un saluto a tutti gli amici di Mens’ Life. Sono felice oggi perché sono insieme a Filippo Gioiello e Andrea Rodriguez di Mental Tennis.

Ciao!

Allora Filippo, io so che nella tua vita precedente eri un manager di un società multinazionale europea. Poi hai scoperto che aiutare le persone ti piaceva di più che raggiungere il budget che ti davano i tuoi capi. E’ vero?

Sì. Io fondamentalmente ho fatto carriera nell’ambito di questa azienda, una multinazionale svedese, che vendeva supplementi tematici abbinati alle più grandi testate giornalistiche del mondo. In Italia il Corriere della Sera, il Sole 24 ore, la Gazzetta dello Sport, Milano Finanza, etc. La verità è che è stata una carriera brillante, sono partito dal basso, e attraverso le mie qualità, poi queste qualità sono state sviluppate proprio attraverso il tennis, sono riuscito ad arrivare fino alla vetta. E come si dice “sono andato a prendermi la partita”, perché quando hanno chiesto se c’era qualcuno che voleva fare proprio quel ruolo io mi sono subito offerto e mi sono fiondato. Ho passato i vari colloqui con i vari capi e ce l’ho fatta.

Poi quello è un lavoro dove ti danno dei numeri da raggiungere. Ti trasformano quasi in un killer. A me mi chiamavano Maverick. Perché dovevo raggiungere dei budget. Ora va bene tutto. Ho preso l’arte l’ho mesa da parte. E’ stato veramente un lavoro molto bello, molto affascinante, mi ha arricchito molto, mi ha dato una grossa esperienza, mi ha allargato le spalle. Quando è stato il momento di diventare capo area, mi hanno affiancato un career coach, uno che mi facesse crescere sia personalmente che professionalmente, per occuparmi non solo dell’Italia ma anche Spagna, Grecia e Portogallo. E poi in realtà mi sono innamorato di questa professione (quella di coach), che tira fuori il meglio dalle persone, ed ho abbandonato quella che era la mia azienda perché ho sentito nel profondo del mio stomaco che questa era la missione della mia vita, di tirare fuori il meglio dalle persone.

Ci avevo già fatto un pensiero perché mi mandavano in giro per tutto il mondo, per insegnare questo mestiere, per insegnare alle persone a vendere, per gestire i team, solo che non pensavo esistesse qualcosa di strutturato… Allora quando  poi ho visto questa figura ho detto “Aspetto un attimo! Se io ho questo talento è bene che lo sfrutti per me!”. E così è nata la mia azienda.

Hai fatto benissimo.

Parlaci un po’ di Mental tennis. Che cos’è? Che cosa fate?

Mental Tennis è un’azienda che nasce a Londra, nel Regno Unito, io sono l’Amministratore Delegato, Andrea è una socia.

Mental Tennis fornisce servizi di formazione. Noi diciamo sempre: Abbiamo estratto dal circuito dei professionisti, tutta una serie di strumenti, tecniche, molto fruibili, che applicate al tennis riescono farci tirare fuori il massimo, il meglio di sé, nel momento in cui si scende in campo per competere. Di fatto Mental Tennis è il metodo di addestramento della mente alla competizione, questo è vero sia nel tennis, come è vero sul lavoro e nella vita. Quindi è un metodo che si può applicare anche nel Business o nel Life.

Ci sono delle differenze tra il Mental Coaching e il Mental Tennis? Tu sai che noi su Men’s Life abbiamo una rubrica dedicata al coaching, perché è un argomento per il quale siamo molto sensibili. Mi interessa capire se ci sono delle differenze.

Questo è un metodo di addestramento mentale. Noi siamo dei formatori. Il nostro lavoro consiste nel trasferirti il conoscimento specifico di un metodo, che è veramente specifico per il tennis, dunque non è qualcosa di generico, è qualcosa di molto specifico. E soprattutto la differenza sta nel fatto che qui si addestra la mente. Nel coaching invece, siccome io c’ho fatto anche un master, le cose non sono applicabili solo al tennis ma a tutti gli sport e in generale anche nella vita. Questo specifico metodo non ti insegna a guadagnarti la fiducia delle persone, ma la richiede. Perché ti insegna ad addestrare per fare in modo che tu ascolti me quando vai in campo, smetti di pensare a te stesso, quindi tutto quello che sono le interferenze del tuo io, tutti quelli che sono i comportamenti disfunzionali, tutto ciò che in realtà ti impedisce di rendere al massimo, qui viene assolutamente sostituito con Filippo che ti guida e ti addestra a rilasciare il tuo potenziale nel momento in cui scendi in campo per competere.

Il Mental Coaching invece è un qualcosa di più generico, con delle cose più generali, che ripeto, molte volte i tennisti fanno fatica realmente a contestualizzare in campo. Questo invece è qualcosa nato dai tennisti per i tennisti. Noi usiamo il  linguaggio dei tennistici. Gli strumenti sono assolutamente semplici. Ma non è che sono semplici per la semplicità in se per se. Sono semplici perché ho saputo sintetizzarli ed fare in modo che le persone potessero trarne il miglior beneficio possibile.

E a chi sono rivolti i tuoi corsi? A parte ai tennisti?

I miei corsi sono rivolti ai tennisti, ai giocatori, non solo professionisti. Ma anche qualunque giocatore che va in campo per competere. Quindi gli agonisti, i junior, i senior, agli allenatori. In quanto stiamo sviluppando una vera e propria rete non solo nazionale, ma anche internazionale di allenatori specializzati con il metodo “Tennis mentale”.

Importante parentesi. Noi in Italia lo chiamiamo “Tennis mentale” proprio per differenziarlo dal “Mental coaching”. Perché in Inghilterra l’aggettivo viene prima del sostantivo, qui invece è il contrario, viene prima il sostantivo e poi l’aggettivo.

Per quanto riguarda gli allenatori, per tutta una serie di capacità e di skills che metodo ti fa apprendere non solo nella comunicazione ma anche nel saper guidare, nel saper avere una leadership. Ragazzi io vado in giro e tante volte vedo gente che non ascolta, gente che si distrae, gente che non da importanza. Sto parlando di anche cioè di allenatori importanti, ATP, in cui i giocatori li vedo che veramente tante volte non li ascoltano, quindi cioè questa è una cosa che ti insegna a tenere le persone attraverso un processo di tensione-attenzione dove ti danno il massimo ascolto e tu ricevendo i massimo ascolto e loro essendo molto ricettivi/ricettive riescono ad apprendere il massimo, dunque poi a rilasciarlo in campo.

Quindi ad allenatori, giocatori e genitori, un tema assolutamente fondamentale che abbiamo sviluppato negli ultimi due anni, perché purtroppo abbiamo visto quello che c’è in giro e volte i genitori sono la causa proprio del ritiro dei ragazzi dal gioco del tennis, perché molte volte li gestiscono come se fossero nel calcio, come se fossero calciatori. Il tennis è uno sport molto particolare, se non vieni sensibilizzato, se non sai veramente come trattare le persone, dopo diventa veramente difficile perché stai dando una serie di pressioni ai giocatori, ai ragazzi, che poi finiscono in realtà, cioè soffocarli, fondamentalmente, dunque, anche certi comportamenti soprattutto dei genitori vanno corretti riorientati, quando lo si fa ne beneficia non solo il giocatore ma proprio l’intera famiglia. Cioè vedi l’intera famiglia che si armonizza.

E poi per i team degli Accademy, come dicevo, tante volte che non sanno lavorare. Un team sono un gruppo di persone, non sono una squadra, non sanno comunicare, non sanno darsi degli obiettivi, hanno paura del confronto, del conflitto con ‘Head Coach!”… Tutte queste cose mixano la mia esperienza da manager, con quella del giocatore/allenatore.

Come genitore sono perfettamente d’accordo con te. Quando accompagnavo i miei figli a fare sport ho visto dei comportamenti veramente incredibili. Quindi avevo pensato che un supporto di questo tipo sarebbe stato fondamentale.

Ci vuoi svelare qualcosa di come i tennisti, i coach e i genitori beneficiano del tuo supporto?

Noi interveniamo in 6 macro-aree. Innanzitutto andiamo a vedere la motivazione. E’ un po’ strano, perché quando le persone si presentano da noi, noi non cerchiamo di vendergli nulla, vogliamo realmente capire se sono veramente motivate a mettersi in gioco, perché noi spieghiamo sempre che questo è un metodo che tu devi allenare tutte le volte che scendi in campo tanto per dritto, rovescio, volee o smash, etc. dunque c’è bisogno che, se vuoi veramente evolvere nel tennis, debba essere realmente motivato, perché io chiedo tre condizioni.

Io come ti ho spiegato prima richiedo la massima fiducia, io non ho il tempo di guadagnarmi la tua fiducia: io ti dico le cose e tu le fai. Se questo rapporto non c’è, se tu ti metti al mio pari allora non ci siamo. Perché io non riesco a trasferiti il mio know how. Ti chiedo la disponibilità all’ascolto e al sacrificio, e poi di chiedo almeno tre mesi di tempo normalmente dico sei, ma già tre mesi di tempo, se tu veramente applichi quello che ti dico ogni giorno, cioè tutte le volte che ti alleni la differenza è enorme. Tra quello che facevi prima e quello che fai ora. Questo per dire le tre condizioni che ti chiedo per poter collaborare con noi.

La prima macro area su cui interveniamo dicevo è la motivazione, poi andiamo su una cosa su cui sono molto molto specializzato è il cambio di attitudine. Molte persone vanno in campo, non sto parlando solo di agonisti o di amatori, ma anche professionisti, vanno in campo assolutamente molto timidi, molto… Al posto di scendere in campo per vincere, scendono in campo per provare a non perdere.

E questo cambio di attitudine, questa grinta, questo cambio di energia, questa forza, è una delle prime cose su cui lavoro che cambia veramente lo spirito del giocatore, insieme alla “Mentalità vincente” che costruisco attraverso dieci principi, che insegniamo, che devono venire prima di qualunque pensiero tu abbia quando scendi in campo. Cioè i nostri principi, la filosofia di approccio è la competizione, ti rilassa ti rasserena, però tu devi essere capace a spostare l’attenzione dal risultato alla prestazione. Cioè, ciò che devi fare per portare a casa la partita.

Terza macro area è la gestione delle emozioni. Quarto il focus e la concentrazione. Noi per queste ti diamo dei veri e propri strumenti, pratici, fruibili, poi ti portiamo in campo a metterli in pratica. E se noi non siamo li con te, lo fa il tuo maestro, che di solito si accorda con noi. Che è assolutamente contento di fare questo percorso.

Poi c’è l’identità di gioco, che non è una cosa che noi ti imponiamo è la cosa rivoluzionaria, la estraiamo, e qui il coaching ha fatto il suo effetto: noi non andiamo a dirti che tipo di giocatore sei, lo osserviamo e te lo presentiamo. Tu hai fatto questo, questo e questo…

Ricordo un esempio classico, di un mio amico Ivan, non sapeva di essere un giocatore Serve and Volley. Al giorno d’oggi è difficile trovare un giocatore Serve and Volley. Quando gli ho detto che era un giocatore Serve and Volley mi ha detto che ha vinto almeno il 50% di partite in più. Ti lascio immaginare che servizio che partiva. Perché una volta che uno ci crede nelle potenzialità, va a bomba.

Ultima macro area, la sesta, fiducia nei propri mezzi, autostima e come raggiunger il massimo livello delle nostre capacità di performance. Questa è una cosa molto interessante, che però passa da tutte e 6 le macro aree e dalla capacità tecnica del giocatore.

Filippo mi stai incuriosendo tantissimo. Grazie.

Ti devo fare una domanda di rito: in questo periodo così complicato come vi siete organizzati voi di Mental tennis?

A dirti la verità questa cosa, è generalmente una situazione molto triste, però a noi ci ha cambiato il flusso di lavoro. Perché potendo lavorare online, facendo dei corsi online, abbiamo aumentato in maniera esponenziale il giro di clienti. Perché la gente dovendo stare a casa, chiusa e non potendo uscire, molti hanno deciso di investire sulla preparazione mentale perché ultimamente hanno riconosciuto che è il fattore determinante a certi livelli. Una volta che il potenziale tecnico è lo stesso, è la preparazione mentale ciò che fa la differenza. Dunque, attraverso dei corsi online, sia per operatori, che per genitori, stiamo lavorando non solo in Italia ma in cinque continenti. Da lunedì anche con la Cina. Sud Africa, Australia, e Nord Europa. E in tre lingue, inglese, spagnolo e italiano.

Complimenti!

Ho una domanda per Andrea. Come ti sei coinvolta nel progetto Mental tennis? Come ci sei arrivata?

Lo diceva Filippo. Nel periodo di quarantena io mi sono interessata sull’argomento gestione della parte mentale e sport. Io sono una giocatrice e anche maestra di tennis. Quindi mi sono avvicinata per problematiche che si presentano. Quindi conosco il progetto, imparo il metodo e poi mi coinvolge così tanto…

Spiegagli la storia nell’apprendimento attivo, Andre! Anche quello è molto interessante. Cioè Mental Tennis ti obbliga a dover sperimentare sulla tua pelle quello che noi diciamo. Quindi per Apprendimento attivo, tu diventi il primo cliente di te stesso.

Esatto, è successo proprio così a me. ‘Apprendimento attivo l’ho proprio sperimentato su me stessa. Cioè ho imparato il metodo, l’ho imparato su me stessa, producendo risultati. Ma non solo miglioramento nelle prestazioni su campo di tennis, ma anche nella vita. Quindi evoluzione personale e non solo, grandi soddisfazioni per ciò che riguarda la gestione delle emozioni. Quindi un grande beneficio. Quindi da li mi coinvolgo sempre di più e decido di lavorare con Mental Tennis, imparo il metodo, sia online, con Filippo, quindi corsi strutturati, teorici, e poi corsi in campo. Quindi sono stata valutata in campo direttamente con dei testi, per diventare appunto insegnante, allenatrice, formatrice di Mental tennis e adesso lavoro insieme a lui.

Perfetto!

Penso che abbiamo creato molta curiosità, infatti noi abbiamo un pubblico molto eterogeneo, e hanno capito che questa cosa è importante per i tennisti, però secondo me ha anche risvolti sulla vita di tutti i giorni. Io da tennista ti posso dire che ho imparato tanto dal tennis, per i miei comportamenti nelle altre aree della mia vita, compresa quella del genitore.

Per chi volesse approfondire, come fa a contattarvi, dove trova più informazioni?

Noi abbiamo un sito istituzionale, www.mental-tennis.net. Tra l’altro sta partendo a breve anche un progetto online www.mental-tennis.online.

Chiunque voglia, ci può contattare attraverso il sito, li ci sono tutti i riferimenti, tutti i contatti, coloro che possiedono i Social Media possono tranquillamente visitare la nostra pagina Facebook o seguirci attraverso Instagram. Quindi i contatti ci sono, eventualmente può anche scriverci alla nostra mail. Se uno volesse ha la possibilità.

Tra l’altro devo dire che sia tra giocatori, che tra allenatori e genitori c’è grande coinvolgimento. Ti dicevo, io essendo maestra di tennis ho iniziato a collaborare con Filippo, proprio insegnando il metodo e con l’espansione del network, proprio ci lavoro, su me stessa ho provato il beneficio di lavorare con Mental Tennis, e lo stiamo espandendo ad altri insegnanti, quindi diversi profili si stanno avvicinando anche al metodo, non solo i genitori, non solo i giocatori.

Quali sono i prossimi appuntamenti in Italia? Gli eventi che avete organizzato?

Guarda io sarò in Italia, sicuramente la prima data è il 13 e il 14 a Roma.

Marzo!

Marzo, scusami. Stiamo vedendo se fare il 20 o il 21 a Milano o a Bergamo. Però una volta da li, che si spera che si possa tornare a viaggiare con più tranquillità, partirà un vero e proprio tour, perché comunque le richieste sono tante. Essendo qualcosa di innovativo che non esisteva prima, sai la gente si incuriosisce, francamente sono le testimonianze e i risultati parlano da sé. Io non sono nessuno, non mi chiamo Nadal di cognome, io mi sono fatto da solo, però so quello che faccio.

State diventato credibili e anche autorevoli.

Quindi poi le prossime date, a parte quelle che ci hai detto, le troveranno i nostri amici sulla pagina Facebook, sul vostro sito o su Instagram.

Esatto!

Assolutamente!

Io vi ringrazio tantissimo, spero poi di risentirci in futuro, perché magari avrete nuovi progetti interessanti che potremmo presentare a chi ci segue.

 

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Redazione di Men’s Life

Take Home Message – Mental tennis
Abbiamo intervistato Filippo Gioiello e Andrea Rodriguez di Mental Tennis, per capire come imparare a dare il meglio di se stessi sul campo ma non solo.

Tempo di lettura: 2′

Ultimo aggiornamento:  5 marzo 2021

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