Perché non vuole convivere o sposarsi?

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di Andrea Maggio

L’estate ormai avviata e l’allentamento delle misure restrittive per contenere la diffusione del Covid preludono agli amori estivi.

La leggerezza delle vacanze, la voglia di libertà, il rimettersi in gioco dopo relazioni finite facilitano l’incontro e l’inizio di nuove relazioni. Legami che in molti casi danno vita a coppie disimpegnate.

Iniziare una nuova storia

Iniziare una nuova storia d’amore a 40 o 50 anni, magari dopo una rottura o una separazione più o meno pesante, può indurre a muoversi coi piedi di piombo.

La vita da separati è molto più complicata delle coppie stabili: occorre incrociare calendari, condividere scelte sulla scuola e le vacanze dei figli, mettersi d’accordo sulle spese, ecc.

Questo non fa che aumentare le resistenze o i timori nel farsi prendere completamente da una storia che magari il nuovo partner vive in maniera più intensa.

Se poi le cose vanno bene, la coppia sembra funzionare, è normale che uno dei due pensi a come dare più struttura e progettualità alla stessa.

Una convivenza, pensare ad un possibile matrimonio e perché no a mettere su famiglia.

“Ma come, stavamo così bene perché adesso pensi a vivere insieme rinunciando a quegli spazi di autonomia e indipendenza ritrovati?”

Sentirsi indipendenti

Eh già, dopo una rottura relazionale, l’aspetto che si reputa più importante è proprio l’essere tornati a poter decidere in autonomia sulla propria vita.

L’essere soli ha questo grande vantaggio e non lo si vuole perdere quando si avvia una nuova storia.

Ecco allora che si gettano le basi per creare una relazione di coppia disimpegnata.

Quella in cui si sta bene insieme, in cui si condividono intimità, tempo, interessi, spesso nel weekend, ma poi ognuno è libero di tornare alla propria vita.

Come se il momento coppia fosse una dolce parentesi nella via di tutti i giorni fatta di lavoro, amici, sport, figli.

Una situazione del genere è normale all’inizio di una nuova storia in cui si vogliono prendere le misure, tenere separati mondi che ancora non si conoscono, ecc.

Prima o poi, però, la coppia ha bisogno di darsi maggiore struttura e acquisire una dimensione progettuale.

Sentirsi parte di qualcosa che ha un futuro, che tende a crescere e rafforzarsi nel tempo è una necessità evolutiva della relazione di coppia.

Realizzare il progetto di coppia e di vita

Non si tratta di rinunciare alla propria indipendenza ma di accettare l’interdipendenza che la coppia sollecita.

L’altro da noi non è solo una bella e piacevole compagnia che riempie un vuoto relazionale. Il partner diventa compagno di vita con cui condividere il viaggio che ci aspetta.

Un viaggio fatto di intimità, condivisione, scoperta di sé e dell’altro, crescita, accudimento, supporto, piacere, divertimento, confronto.

Tutto questo è possibile solo se si accetta di dare alla coppia lo spazio che si merita e in una dimensione progettuale.

Purtroppo, molte volte le resistenze a dare legittimità alla relazione nascondono la paura di dover rinunciare a qualcosa.

Come abbiamo visto nell’articolo “L’illusione della scelta migliore”, talvolta non prendiamo una posizione perché temiamo di dover rinunciare ad una possibilità.

Ecco allora che se vogliamo tenerci aperte tante porte tenderemo a non scegliere o meglio a non impegnarci in una scelta.

La progettualità in coppia richiede necessariamente la rinuncia ad alcune possibilità.

Si tratta tuttavia di una rinuncia fondamentale per consentirci di passare su un piano diverso, più elevato.

Quello che ci porta dal semplice godersi la vita a costruire qualcosa. Appunto, realizzare un progetto di vita per sé e per gli altri.

  Andrea Maggio

Tempo di lettura: 1’20”

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