Trascendenza: la virtù che trasforma il modo di vivere Parte 1

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Cos’è la trascendenza nella crescita personale? (Featured Snippet)

La trascendenza nella crescita personale è la capacità di andare oltre i propri bisogni immediati per trovare significato, connessione e benessere attraverso cinque importanti risorse interiori: apprezzamento della bellezza, speranza, spiritualità, gratitudine e umorismo.

Secondo la Psicologia Positiva, questa virtù favorisce una vita più equilibrata, resiliente e orientata allo scopo.

La trascendenza: quando la crescita personale supera il semplice miglioramento

Quando si parla di crescita personale, la mente corre subito agli obiettivi, alle competenze, alla motivazione o alla gestione delle emozioni. Sono tutti aspetti fondamentali, ma rappresentano soltanto una parte del viaggio.

Esiste infatti una dimensione più profonda, quella che permette di uscire dai confini dell’ego per connettersi con qualcosa di più grande: i propri valori, le relazioni, la natura, la comunità o, per chi lo desidera, una dimensione spirituale.

Questa è la trascendenza nella crescita personale.

Nella classificazione delle ventiquattro Forze del Carattere elaborata dagli psicologi Christopher Peterson e Martin Seligman, la trascendenza è una delle sei grandi virtù universali presenti nelle diverse culture del mondo.

Il suo compito è semplice solo in apparenza: aiutare le persone a dare significato alla propria esistenza.

Pensiamo a una finestra.

Quando è chiusa vediamo soltanto il riflesso di noi stessi sul vetro.

Quando la apriamo, improvvisamente compare il paesaggio.

La trascendenza è quella finestra spalancata. Non cambia chi siamo, ma amplia ciò che siamo capaci di vedere.

Ed è proprio questo cambio di prospettiva che rende le difficoltà più affrontabili, le relazioni più autentiche e gli obiettivi più coerenti con ciò che conta davvero.

La trascendenza nella Psicologia Positiva: una virtù che dà significato

La Psicologia Positiva nasce con l’obiettivo di comprendere non soltanto cosa provoca il disagio psicologico, ma anche quali caratteristiche permettono alle persone di vivere una vita piena.

Martin Seligman definisce il benessere come un equilibrio tra emozioni positive, coinvolgimento, relazioni, significato e realizzazione personale.

La trascendenza contribuisce soprattutto alla dimensione del significato.

In altre parole, ci aiuta a rispondere a una domanda che ciascuno di noi, prima o poi, si pone:

“Per quale motivo sto facendo tutto questo?”

Quando manca una risposta convincente, anche il successo rischia di perdere valore.

Lo aveva intuito già Aristotele oltre duemila anni fa parlando di eudaimonia, la felicità che nasce dal vivere secondo le proprie virtù e non dal semplice accumulo di piaceri.

Molti secoli dopo Viktor Frankl, sopravvissuto ai campi di concentramento nazisti e fondatore della Logoterapia, arrivò a una conclusione sorprendentemente simile: l’essere umano è disposto a sopportare quasi qualsiasi difficoltà se riesce a trovare un significato.

La trascendenza diventa quindi il ponte tra ciò che facciamo e il motivo per cui lo facciamo.

È la differenza tra costruire un muro e costruire una cattedrale.

I gesti possono essere identici.

È il significato a trasformarli.

Apprezzamento della bellezza: allenare lo sguardo alla meraviglia

Viviamo immersi nella velocità.

Le notifiche si susseguono, gli impegni riempiono le giornate e spesso ci abituiamo a guardare senza vedere davvero.

L’apprezzamento della bellezza interrompe questa corsa.

Non riguarda esclusivamente l’arte o il paesaggio.

Significa riconoscere l’armonia, l’eccellenza e la meraviglia ovunque esse si manifestino.

Può essere il sorriso spontaneo di un bambino.

Una musica che ci emoziona.

Un collega che affronta con dignità una situazione difficile.

Una persona anziana che continua a coltivare curiosità e gentilezza.

Anche questi sono esempi di bellezza.

Chi sviluppa questa forza del carattere impara a rallentare.

Ed è proprio rallentando che emergono dettagli normalmente invisibili.

Immaginiamo un lago.

Se l’acqua è agitata, il fondale non si vede.

Quando invece la superficie torna calma, tutto appare con maggiore nitidezza.

La nostra mente funziona allo stesso modo.

Allenare l’apprezzamento della bellezza significa rendere più limpido il nostro modo di osservare il mondo.

Dal punto di vista del coaching questa forza è preziosa perché aumenta la capacità di riconoscere ciò che già funziona nella propria vita, favorendo emozioni positive e una maggiore apertura mentale.

Come svilupparla

  • dedicare ogni giorno qualche minuto all’osservazione della natura;
  • visitare musei o mostre;
  • ascoltare musica senza distrazioni;
  • praticare la mindfulness;
  • fotografare ogni giorno qualcosa che susciti meraviglia.

La bellezza non elimina le difficoltà.

Ma ricorda che la realtà è sempre più ampia dei problemi che stiamo vivendo.

Speranza: la bussola che orienta il cambiamento

Tra tutte le forze della trascendenza, la speranza è probabilmente quella che più influenza la capacità di raggiungere gli obiettivi.

Contrariamente a quanto si pensa, sperare non significa attendere passivamente che le cose migliorino.

La speranza è un atteggiamento attivo.

Lo psicologo Charles Snyder la descriveva come la combinazione di due capacità fondamentali:

la prima consiste nell’immaginare diversi percorsi per raggiungere un obiettivo;

la seconda nel mantenere la motivazione necessaria per percorrerli.

Chi possiede speranza non pensa:

“Andrà tutto bene.”

Piuttosto si dice:

“Troverò un modo.”

La differenza è enorme.

L’ottimismo guarda il cielo aspettando il sole.

La speranza prende l’ombrello e continua il cammino.

Nel coaching questa forza rappresenta uno dei principali motori del cambiamento.

Quando una persona recupera la convinzione di poter incidere sul proprio futuro, ricomincia a vedere opportunità dove prima vedeva soltanto ostacoli.

Come un navigatore che ricalcola il percorso dopo una deviazione, la speranza non cancella gli imprevisti.

Semplicemente continua a cercare nuove strade.

Ed è proprio questa capacità di adattarsi che rende le persone più resilienti.

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