L’arroganza del potere: 80 anni dall’inizio della seconda guerra mondiale

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di Claudio Razeto

La seconda guerra mondiale

“Molte possono essere le polemiche sul modo migliore di coltivare il grano in un clima gelido, di rimboschire una montagna nuda, ma conflitti del genere non porteranno mai al macello organizzato. Il macello organizzato è la conseguenza di contrasti che per tema hanno argomenti del genere. Qual è la nazione migliore? La miglior religione ? La miglior teoria politica? La forma migliore di governo? Perché gli altri sono tanto sciocchi o perversi? Come non reagiscono a vedere quanto siamo buoni e intelligenti noi? Perché oppongono resistenza ai nostri benevoli sforzi di ridurli alla ragione ?”- 

Aldous Huxley  https://it.wikipedia.org/wiki/Aldous_Huxley

William Fulbright ha scritto”(…) Quanto più tento di penetrare i motivi delle grandi guerre della storia, tanto più mi sento indotto a credere che le cause presunte (acquisti territoriali, mercati, risorse naturali, la difesa o la volontà di perpetuare grandi principi) non fossero le radici vere dei vari conflitti, quanto piuttosto spiegazioni o scuse che celavano certi stimoli abissali insiti nel profondo dell’umana natura”. 

(da L’arroganza del potere, J. William Fulbright, Feltrinelli, 1967)

Questi stimoli li riassunse con un termine che li ricomprendeva tutti: l’arroganza del potere. 

Nell’estate del 1939 con l’attacco alla Polonia, scoppiava uno dei più sanguinosi e distruttivi conflitti della storia umana. La Seconda guerra mondiale. Era il 1 settembre. Di solo 80 anni fa.

Nonostante la riprova della immane potenza delle nuove armi e delle terribili perdite che potevano provocare, vista in azione nella Grande guerra, il mondo ricadde in un nuovo ed ancora più devastante conflitto.

Un generale tedesco nel 1932 scrisse un libro – in francese – in cui spiegava come i carri armati e gli aerei avrebbero vinto la guerra…

Non in tedesco, non per un editore poco noto. Fu pubblicato in libreria e nella lingua del Paese che sarebbe stato annientato con le nuove moderne tecnologie belliche germaniche.

I politici francesi e in parte anche inglesi non ne tennero alcun conto. A parte De Gaulle che per questo non fece carriera…

I vecchi generali che avevano fatto massacrare milioni di soldati nelle trincee volevano tornare alle battaglie a cavallo come con Napoleone.

Invece Guderian e Rommel attaccarono prima la Polonia e poi la Francia nel 40 con colonne corazzate, truppe d’assalto e paracadutisti…

I politici e molti militari non avevano capito niente dei pericoli del futuro … per non parlare dei pacifisti a oltranza di allora. Praticamente non si attrezzarono. Facendo finta di nulla.

I francesi costruirono una gigantesca linea difensiva costosa e inutile, la linea Maginot.

Accerchiata e distrutta in pochi giorni.

Gli inglesi tornarono a coltivare le loro antiche tradizioni militari. Gli americani sfruttarono il nuovo ruolo di grande potenza mondiale facendo affari.

Il nemico battuto, intanto, si preparava alla guerra.

Nessuno dei vincitori si mise realmente in allarme davanti alle tecnologie che si continuavano a sviluppare.

Persino vedendo quei mezzi in azione in Spagna, banco di prova per i tedeschi e fonte di esaurimento di mezzi e materiali per gli italiani.

I paesi aggrediti generarono i grandi avversari di Hitler, ma solo quando furono veramente in pericolo e la situazione sembrava disperata.

Coloro che avevano guidato i rispettivi Paesi, le potenze mondiali di allora, non si resero minimamente conto di quello che stava per capitare. Anche se i segnali erano sotto gli occhi di tutti e i futuri aggressori nascosero malamente le loro vere intenzioni.

Quando Hitler prese il potere – con libere elezioni sancite dal voto del popolo sovrano – la macchina infernale che avrebbe portato alla seconda guerra mondiale, era praticamente pronta. Bisognava solo dare il via. I militari, anche prima dell’avvento del nazismo, avevano preparato meticolosamente le forze armate tedesche trasformandole nel rullo compressore che avrebbe spianato prima la Polonia, poi il Belgio, l’ Olanda fino alla Francia nell’estate del 1940. E poi i Balcani, la Grecia, Creta fino alla Russia e all’Africa del Nord. Per quasi 4 anni l’egemonia nazista sembrò inarrestabile.

Per anni i generali di Hitler sostennero che sarebbe bastato un attacco da parte della Francia, durante l’invasione della Polonia, nell’estate del 39, per sconvolgere i piani del Fuhrer.

Ma nessuno fece nulla.

Sono passati 80 anni dall’inizio della seconda guerra mondiale.

Ma le guerre non sono finite.

Anzi. Il macello organizzato è andato in scena più volte.

Corea, Vietnam, Cambogia, Laos, India, Pakistan, Tibet, Africa centrale, Medio Oriente e paesi Arabi, Israele, Egitto, Falkland, Cecenia e così via fino a Iraq, Afghanistan, Siria e via dicendo. La guerra praticamente non si è mai fermata.

Soldati e tanti civili, sempre di più, hanno continuato ad essere uccisi e morire per mezzo di armi sempre più avanzate.

La guerra che doveva mettere fine a tutte le guerre, non c’è mai stata.

I motivi ? Sempre gli stessi. Almeno quelli dichiarati. Le giustificazioni, anche.

Soldi, potere, fonti energetiche, materie prime.

Prevaricazione fondamentalmente. E arroganza del potere.

La volontà di imporsi con la forza e gli stimoli che questa cieca volontà impone, immutata.

Sconfitti, gli uomini di guerra e di potere sono stati presentati al mondo come pericolosi criminali.

I vincitori tra luci e tante ombre, come i difensori della libertà, della giustizia e dei diritti dei popoli. Sempre.

I focolai di questi conflitti possono comparire ovunque.

Già ci sono.

Dove c’era la pace arriva la guerra. Un fuoco inesorabile che spazza via ogni cosa portando distruzione e morte dove c’era vita. Vite come le nostre. Di persone normali.

Sul prato dove giocavano a pallone, un carro armato che spara. All’angolo dietro il supermercato, una casa diroccata e un nido di mitragliatrice.

Le macchine per strada non più parcheggiate ma crivellate di colpi e buttate per aria come da una tromba d’aria.

In giro desolazione e silenzio.

In un cortile ancora i panni stesi. Ma non c’è più nessuno. Chi poteva è fuggito.

Ogni tanto una raffica. Poi un colpo attutito e uno scoppio. In alto in cielo un jet da caccia. Vira e poi lancia dei missili verso terra, velocissimi. Dura meno di un secondo.

Una colonna di automezzi pesanti avanza lungo la strada. Elicotteri armati la proteggono dall’alto. Lì i ragazzini giocavano a pallone. Ora si combatte.

Per un villaggio, un ponte, un caseggiato mezzo demolito.

Qualcosa apparentemente privo di valore trasformato in obiettivo militare.

Questa è la guerra. Non è poi cosi lontana.

I soldati Russi mentre avanzavano in Germania nel 1945, verso la fine della seconda guerra mondiale,  rimasero molto stupiti nel vedere le città tedesche che stavano conquistando.

Casette ben curate, giardini, piccoli parchi. Deliziosi centri abitati con abitazioni moderne e confortevoli. Cerano persino le autostrade, fatte così bene che l’aviazione americana le usò come piste di volo per caccia e bombardieri. I Russi avanzavano su quelle strade. Marciavano, guardavano e si stupivano dopo anni di guerra di liberazione, morti, massacri, atrocità. Venivano da villaggi sperduti dell’immensa Unione Sovietica. Capanne col tetto di paglia, o di legno, con strade sterrate piene di fango, neve o ghiaccio al cambio delle stagioni. Le loro città operaie erano grandi metropoli industriali prive della eleganza pittoresca ed europea di quelle che stavano conquistando. Ai prigionieri tedeschi chiesero: “Ma con città e case così…cosa ci siete venuti a fare in Russia? Non stavate meglio a casa vostra?”.

I soldati della grande Germania erano convinti di essere entrati in guerra per difendere il proprio paese. Per le proprie famiglie, i figli, il futuro.

Il Fuhrer. Per farlo avevano aggredito paesi e popolazioni.

Commesso atrocità. “Siamo il popolo migliore del mondo – si dicevano – come fanno gli lari, tutti, a non capirlo?”.

Per seguire, i politici chi li avevano convinti avevano perso tutto e la Germania era stata invasa dai vincitori.

Così anche in Italia entrata in guerra cantando con milioni di inutili baionette.

L’arroganza del potere di pochi gerarchi, aveva accecato milioni di uomini, donne, giovani e vecchi. In una quieta estate il mondo era stato stravolto come succede ancora oggi. E’ incredibile. Ma poco è cambiato.

Le lezioni della Storia sono difficili da imparare.

Chi ha il potere di organizzare il macello organizzato, c’è ancora. Ma ha sempre bisogno di qualcosa per poter dare il via al massacro. Uno o più popoli capaci di credere agli stessi, soliti, ripetuti motivi e giustificazioni per imbracciare un fucile, un mitra, una pistola persino una mannaia.

Se non trovano chi ci crede, magari iniziando con l’appoggio del proprio voto, non possono fare nulla. La democrazia non è un meccanismo perfetto ma per ora è l’unico che abbiamo. E la sua difesa passa attraverso consapevolezza, conoscenza, cultura. Una sorta di autodifesa. Un vaccino contro chi aizza i popoli.

Ferma restando la necessità di difendersi, per non fare la fine dei francesi e deglo inglesi nel 1940, tenere testa a chi per arroganza ci mette tutti in pericolo.

Oggi provando un missile, domani usandolo sul campo.

I potenti della Terra, Americani, Russi, Cinesi, Coreani, Arabi, africani o altro, senza distinzione di nazionalità o religione, hanno bisogno dell’opinione pubblica e dell’appoggio del popolo.

Il proprio ma oggi anche di quelli degli altri Paesi.

Se no, non lancerebbero tweet nè posterebbero su Instagram. Non organizzerebbero tour in Europa per intrecciare relazioni commerciali, in grado di riempire le casse dei loro miliardari oligarchi e dei loro paesi.

Senza soldi le guerre non si fanno. 

Il dissenso dei popoli vale ancora qualcosa, per fortuna.

E anche il ricordo di quanto accaduto solo 80 anni fa.

Un macello organizzato in una estate qualsiasi.

Calda e pacifica, quasi, come la nostra.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 2’00”

Foto tratta da: https://movieplayer.it/foto/una-scena-di-salvate-il-soldato-ryan_471643/

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