Alessandro Nobili: Li Poeti nun morono mai

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Alessandro Nobili

La tradizione poetica romana affonda le sue radici nella cultura popolare fatta di storie e uomini che l’hanno resa celebre come:

  • Trilussa,
  • Belli
  • Pasquino,

per citare i più noti.

di Simone Buffa 

Che si tratti di satira politica o di costumi del borgo o di racconti d’amori perduti o ritrovati, la lingua italiana lascia il campo al romanesco.

Il romanesco, vernacolo tradizionale di stornellatori e poeti della capitale, capace di rivestire i componimenti di un velo di romanticismo, convivialità e struggimento al tempo stesso.

La tradizione poetica romana è attiva ancora ai giorni nostri, presente sotto forma di murales da scovare tra le vie del Trullo, fucina di creazioni nostrane e popolari.

La tradizione poetica, per definizione, ha casa a Trastevere, scenario ideale per l’ormai celebre competizione di poesie originali nota col il nome di “Poetry Slam”, presentato ormai da molti anni da Claudia D’Angelo al Lettere Cafè.

Alessandro Nobili: Tradizioni e memoria

C’è chi ha fatto propria la missione della conservazione della tradizione poetica, come lo scrittore romano Alessandro Nobili.

L’obiettivo di Nobili di recuperare nomi e opere di autori romaneschi minori si sublima in un ciclo di spettacoli teatrali dal titolo appunto “Li Poeti nun morono mai”.

L’esordio è avvenuto al Teatro Trastevere lo scorso 2-3-4 Ottobre, ma sono previste successive repliche il 16-17-18 Ottobre al Teatro Antigone e dal 27 Ottobre al 1 Novembre presso la Sala Lysistrata (entrambi a Testaccio).

Lo spettacolo si presenta come una rassegna amena e originale che attraversa idealmente la storia di sei poeti romani meno noti al grande pubblico, quali Pascarella, Zanazzo, Checco Durante, Banal, Ricci e La Crociera. Tutti vissuti nei primi anni del 1900 tra Trastevere e Testaccio ed oggi ormai quasi dimenticati.

Realizzato in collaborazione con Davide Macaione e delle Associazioni Culturali come Il Rugantino e il Circolo Romano Trilussa.

Nel corso dello spettacolo, vengono sottoposti alla luce del palco vite e aneddoti dei poeti romaneschi di inizio ‘900. Ed ovviamente vengono declamati i loro sonetti e interpretate le canzoni dell’epoca. Il tutto con musica eseguita rigorosamente dal vivo.

L’ambiente richiama evidentemente le atmosfere conviviali e informali delle “hostarie romane” dell’epoca. Non manca il coinvolgimento del pubblico, trascinato al centro della scena e immerso nel vortice frenetico delle battute da copione e delle genuine improvvisazioni, proprio come da tradizione degli stornellatori della Roma di un tempo perduto.

Degna di particolare menzione, infine, l’idea di raccogliere, alla fine di ogni spettacolo, la voce dei discendenti di quei poeti minori di cui si dimentica facilmente il nome.

Un modo per caricare sulle spalle e sul cuore del pubblico un patrimonio culturale di una Roma che non c’è più. Come dire, tutto passa ma.. Li Poeti Nun Morono Mai.

Prima di lasciarvi, ecco a voi la Sinossi dello spettacolo, per mano propria dello stesso autore.

Alessandro Nobili: Sinossi

Sono tempi in cui le parole non vengono più usate come dovrebbero e spesso storpiate nella fretta dei messaggi comunicativi che le nuove generazioni si scambiano trasformando e coniando nuovi slang che ai più risultano incomprensibili.

Accettiamo questa trasformazione come una normale mutazione dei tempi ma quello che non dovremmo mai dimenticare sono le radici da cui questa comunicazione popolare proviene.

A Roma abbiamo la storia che ci protegge, un patrimonio culturale incredibile che ci culla da sempre.

La tradizione popolare vive dentro di noi, ci caratterizza nello spessore, nella veracità.

Il sonetto che dava la voce al popolo e che i poeti romani usarono per smantellare il potere temporale e risvegliare la coscienza sopita e da sempre sorniona dei romani.

Ed ecco che così ci catapultiamo in una moderna osteria, un tavolo, una tovaglia a quadretti con una fojetta.

Un piatto di lupini e due uomini che discutono sull’arte del poetare. Un musicante che suona canzoni romane dell’epoca, arie che ricordano i grandi maestri delle rime Trilussa e il Belli.

Ma la sfida che lancia uno dei due uomini e la rivendicazione dell’esistenza anche di un sottobosco di poeti minori che al pari dei più conosciuti hanno dato vita a una produzione meno conosciuta ma altrettanto importante.

Una narrazione simpatica e sprezzante che attraverso aneddoti coloriti di alcuni di questi poeti Ricci, Valentino Banal, Checco Durante, Gigi Zanazzo, Pascarella che prima di tutto erano punti di riferimento per la gente dei rioni in cui vivevano.

Erano Bottegai, edicolanti, maestri pittori, amici, padri e poi nonni.

Uomini ben voluti che disegnavano con la loro poesia come si viveva a Roma agli inizi del novecento.

Qualcuno in passato gli ha dedicato vie, rassegne, premi ma con il passare del tempo sono finiti nel dimenticatoio vivi solo nella memoria degli eredi.

Un tuffo nella Roma che fu accompagnati dalla rima tignosa e verace dei sonetti usata come arma bianca per aprire la coscienza a intime riflessioni.

Viva i sonetti, Viva Roma, viva la gente romana.

Tutto sparisce tranne la poesia perché li poeti non morono mai!

Alessandro Nobili

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