La manovra finanziaria e l’invidia sociale per le auto aziendali

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di Claudio Razeto

Non so quale genio delle finanze stia lavorando alla prossima manovra finanziaria.

In questo Paese, che a volte fa veramente venire voglia di andarsene, gli esperti del più importante dicastero economico, sfornano un’idea al giorno per reperire risorse da destinare alla rinascita italiana.

L’obiettivo della manovra finanziaria è fare cassa.

L’ultima idea, quella sulla tassa delle auto aziendali, sembra l’ennesima beffa populista fatta apposta per far godere chi non ce l’ha, la vettura a uso promiscuo (che in parte il lavoratore già paga).

È il solito vizio italico, frutto della crescente invidia sociale

Guardare quello che uno possiede persino in uso, valutandone solo i vantaggi e non i costi che comporta.

Ma un dipendente che viaggia per la sua ditta, magari dal lunedì al venerdì sera, sobbarcandosi ore e chilometri di trasferte, non è una persona che lavora come altre?

L’invidioso sociale direbbe:
“No! È uno che con quella macchina, va pure a fare la spesa la domenica.

Magari ci va anche al mare, il bastardo!

Maledetto! Non paga, bollo, assicurazione, meccanico ecc. come faccio io.

Deve soffrire anche lui come me.

È laureato, parla due lingue, va in aereo ogni settimana all’estero? E allora?
Privilegiato di m….

Io al massimo arrivo al bar all’angolo nella pausa caffè col collega, dopo che mi sono letto il giornale.

La laurea? Si vabbè, ma che ne sa? Io mi sono laureato all’università della vita.

Mica ho studiato…io.
Figli di papà…
Io mi sono fermato al diploma ma mi informo su internet…

Nella pagina del mio gruppo Facebook, Fankazzisti per scelta, quando ne trovo uno, di questi privilegiati, lo massacro di post…ma che soddisfazione!

E ora la macchina se la pagassero! Ben gli sta…”.

Triste ma vero 

Ho viaggiato tanto per lavoro. Mi piaceva.

Parlo inglese, spagnolo se serve, capisco il francese. Sono laureato.

Da commerciale ho seguito mercati nazionali e internazionali. Sono stato persino in Corea del Sud e Giappone per lavoro.

E ho avuto auto aziendali – ebbene sì – usandole per andare a trovare, clienti, fiere e tutto quanto serviva per far fare fatturato, alle aziende che mi pagavano.

Se fai questo lavoro – bellissimo – sei misurabile, sempre.

Non basta trascinarti in ufficio e aspettare pausa caffè, pranzo e uscita alle 17 (se non te ne vai prima). No!

I risultati, misurati da chi ti paga determinano la tua carriera – salvo eccezioni da raccomandati  – i soldi che “porti” sotto forma di contratti, possono voler dire sopravvivenza o chiusura della società, mantenimento dei posti di lavoro, il tuo oltre che dei colleghi.

Pure quelli che non si muovono mai dall’ufficio.

Oppure, nei casi più drammatici, cassa integrazione, licenziamenti.

Bello viaggiare per lavoro. Ma anche faticoso e stressante.

Magari quando hai qualche linea di febbre o proprio non ti andrebbe. Il tempo fa schifo. C’è traffico in autostrada. E’ pieno di camion.

Una volta sono rimasto bloccato sotto la neve a Firenze, Nel 2010.

Per fare cento chilometri quella volta ci ho messo 8 ore e non ero nemmeno sicuro di farcela. Un incubo.

Bello viaggiare per lavoro!
L’auto a volte diventa la tua casa, il tuo ufficio.

Anche se ti stanchi a guidare e lasciarla parcheggiata nel fine settimana, diventa un sollievo. Tipo Tir per il camionista.

Sia chiaro non è un lavoro da miniera. C’è assolutamente di peggio.

Ma l’auto aziendale è una facilitazione che il lavoratore paga.

Non è un regalo.

Ora, con la nuova manovra finanziaria, la tasseranno con una legge definita “redistributiva”.

Un’imposta da 1. 000 a oltre 6.000 euro all’anno, per ogni contribuente auto-munito.

Non è poco.

Per alcuni sarà come tassare la vanga a un contadino.
Nemmeno i signori feudali, nel medio evo, sono mai arrivati a tanto.
Ma l’invidioso sociale che ne sa.

La tassa lo farà contento e lui voterà i giustizialisti sociali, che invece non si priveranno né di auto blu né di privilegi.

La manovra finanziaria: Bella l’Italia e i suoi governi

Fa politiche per bambini (asili e bonus bebè) che grazie alle scellerate politiche degli ultimi anni, non nascono più.
Perché i giovani che avrebbero dovuto metter su famiglia (la mia generazione classe anni ’60, lo faceva, in media dai 25 anni in poi) non se lo possono permettere.
Perché i giovani, non trovando lavoro possono scegliere tra:

  • stare a casa con mamma e papà
  • sopravvivere con paghe spesso da fame
  • emigrare, ben 250mila italiani in 10 anni

http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2019/10/08/in-10-anni-via-dall-italia-250-mila-giovani_67161326-b340-45d5-b7b6-8c83addb9e0e.html

Nessun governo ad oggi ha attuato una politica efficace a favore dei giovani.

Una politica in grado di risolvere il problema.

Né una politica per favorire le nascite e la creazione di nuove famiglie, né la nascita di tanti bebè, che infatti non ci sono.

Quello che invece è stato fatto è tagliare con la motosega contributi e agevolazioni ad anziani ed invalidi, che invece ci sono.

Aumentare i ticket sanitari.

Ridurre il supporto a famiglie in difficoltà con familiari ammalati gravi o cronici.

http://www.vita.it/it/article/2019/01/14/cosi-la-manovra-del-popolo-dimentica-i-disabili/150328/

Però è stato approvato e attuato il reddito di cittadinanza che in casi eclatanti è finito a ex brigatisti, delinquenti e chissà a chi altro. Persino lavoratori “in nero”.

http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2019/10/31/in-nero-ma-con-reddito-cittadinanza_2ba3f31a-7cf2-4a89-bd7c-dff09fa302f6.html

Intanto la spesa pubblica italiana, non cala, anzi aumenta.

Ci si pagano stipendi della burocrazia di Stato, i costi di enti già definiti inutili o discussi (tipo le Provincie prima abolite sulla carta e poi resuscitate con costi aggiuntivi) e strutture rappresentative che costano più della intera monarchia britannica.

Uffici dove, talvolta, le sedi sono date in affitto da privati (con tutti gli immobili pubblici abbandonati che ci sono) e talvolta non si spengono nemmeno le luci e i pc andando via perché tanto “paga Pantalone”.

https://www.wallstreetitalia.com/altro-che-spending-review-la-pa-italiana-costa-100-miliardi-allanno/

Le carriere di questa casta vera e propria scattano in automatico, i premi produzione non sono legati a criteri sempre “misurabili”. Per prendere i gettoni presenza (vedi alcune Regioni) basta partecipare.

Deputati e Senatori godono dello stesso regime (ma anche il personale addetto) con fringe benefits non tassati e talvolta esclusivi.

Tutto quello che è di Stato vi rientra e i costi sono a carico dei cittadini “paganti”.

Evasori esclusi.

La politica invece di sanare e tagliare sprechi, attuare riforme ineludibili (il fisco, la giustizia la modernizzazione e digitalizzazione della Pubblica amministrazione tanto per dirne qualcuna) va in Europa a chiedere di poter fare altro deficit.

Non a presentare un vero piano strategico per il futuro e le nuove generazioni.

Fare altro deficit per pagare i suoi costi.

Nemmeno per riparare strade, acquedotti, viadotti, canali, spallette dei fiumi ecc. persino i tombini nella città, le scuole che cascano a pezzi.

Ignorate addirittura le zone terremotate che aspettano la ricostruzione.

In uno Stato velocissimo nell’incassare e terribilmente, mortalmente lento (ne sanno qualcosa alcune aziende fornitrici) nel pagare il dovuto o rimborsare e risarcire, persino quando lo dice una sentenza di un suo Tribunale.

Si naviga a vista tra problemi denunciati come urgenti ma mai risolti

E la politica, quasi si fosse svegliata oggi, li denuncia regolarmente.

Addossandone la responsabilità a quelli che c’erano prima.

Come se fossero stati mal gestiti, ma sempre da qualcun altro.

E denunciando, a rotazione, i casi possibilmente più eclatanti, tanto per finire meglio sulle prime pagine dei giornali e lanciare post e tweet.

Lanciando allarmi su temi come

  • la sicurezza sociale
  • l’immigrazione clandestina
  • la criminalità organizzata e urbana 
  • la violenza 
  • il razzismo
  • il neofascismo dilagante

Più il tema è teorico e lontano dai problemi reali meglio è. 

Così si va meglio in tv a fare dibattiti e ripetere inutili “mantra” imparati a memoria e sciorinati ai TG.

Proseguendo, senza risolvere nulla, questa eterna campagna elettorale.

E fomentando sul serio poveri imbecilli istigati da tv e siti web

Mentre i problemi di tutti i giorni finiscono per essere delegati ai cittadini esasperati dalla latitanza dello Stato.

Come difendersi con una pistola dopo l’ennesima rapina, ripulirsi la strada davanti casa da soli (se non riasfaltarle) per potersi muovere, sistemare le scuole con una pittatadi studenti e genitori nei weekend e tenersi la spazzatura in casa per mancata raccolta.

Su appello del Sindaco.

I cittadini “normali” pagano privatamente tanti sevizi che dovrebbero essere a carico delle istituzioni (asili, ospizi, tutti privati, e anche ospedali quando le liste di attesa sono eterne).

Gli evasori, che non dichiarano, finiscono in graduatoria perché risultano nullatenenti.

Che importa se le strade hanno crateri e non più buche, la spazzatura invade città come Roma o Napoli, i cinghiali e i topi vengono a pasteggiare sotto casa.

La droga si spaccia in pieno giorno, magari con pusher italiani e stranieri.

Le donne vengono ammazzate da stalker già segnalati, ma con pistola e regolare porto d’armi, o lo Stato tramite discutibili (pochi per fortuna) assistenti sociali, periti già radiati dagli albi e tribunali, toglie illegittimamente bambini alle loro famiglie.

Storie già sentite? Purtroppo sì

Sulle tasse tanto valeva aumentare l’Iva almeno la tassa l’avrebbero pagata proprio tutti.

Quella sulle auto aziendali e la cosiddetta plastic free (con associate merendine e bibite gasate) erano norme che servivano a combattere inquinamento e cattive abitudini alimentari. Dei nostri figli. Almeno secondo i loro sostenitori.

Tasse di scopo.

Serviranno soprattutto a fare cassa, 350 milioni solo dalle macchine aziendali ad uso promiscuo, pagate da lavoratori già tassati alla fonte.

Basterà a ridare consenso? A contentare i delusi? Spostare voti ed elettori?

La situazione è politicamente fluida e la nostra politica, da destra a sinistra, si muove soprattutto in base ai sondaggi e alle piazze riempite.

Mossi da stati d’animo, mood, dettate dalla pancia non dal cervello.

Il popolo sovrano sta diventando di umore mutevole e, come accaduto in Umbria, può giocare “brutti” scherzi.

Le leggi, ahinoi, secondo i nostri politici, comprese quelle sulla plastica, possono diventare buone o cattive in base al consenso elettorale e agli interessi e economici che ci stanno dietro.

Vedi le fabbriche di materiale plastico in Emilia che determineranno sicuramente una revisione della manovra, almeno su questo punto.

Perché comunque nel 2020 si andrà a votare.

E bisogna muoversi in anticipo per restare in Parlamento e al Senato.

https://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_regionali_italiane_del_2020

Potremmo chiamarla politica dei prossimi 10 minuti, forse dei prossimi 6 mesi.

Ma non del futuro sostenibile.

Però nella nuova manovra finanziaria c’è una buona notizia…

Quelli delle auto aziendali (che non sono auto blu) pagheranno, di tasca loro, per la ripresa e la redistribuzione.

Permetterà, tra l’altro tagli alle tasse dei lavoratori (quali? Dove?)

E l’aumento dell’Iva sarà scongiurato.

Gli evasori non pagheranno.

Non i “ricchi” veri, sempre più ricchi grazie anche alla crisi, e che usano la Borsa per speculare, fare profitto e incassare cedole, da sempre tassate meno del lavoro.

Nemmeno i giganti miliardari delle big-tech di comunicazione sociale, dove si procede con i guanti perché ormai i socialmedia spostano voti come un bussolotto della tombola, anche con i fake.

E non vanno disturbati troppo, anche se fanno fatturato nel nostro Paese direttamente dagli USA (sì proprio gli USA che mettono dazi sul nostro parmigiano).

Una delle nuove gabelle graverà su lavoratori “privilegiati” e fortunati, perché oltre al lavoro, oltre allo stipendio, hanno pure la macchina.

Pensa te?
Pagheranno anche loro, finalmente.
Facendo contenti un po’ di cittadini votanti ma confusi dalle ultime politiche di governo (Tav, Tap, Ilva, vaccini ecc.) e rassicurati da questo rivoluzionario provvedimento.

L’invidioso sociale dalla leonina tastiera già si scatena felice sulla pagina dei Fankazzisti capiscioni, laureati all’università della vita.

Mentre un altro italiano carica i bagagli, sale sull’auto, e puntando verso il confine, emigra e lascia l’Italia.

il dito medio alzato, fuori dal finestrino.

E se ne va all’estero per trovare un paese e una vita normale, in cui lavorare non è un privilegio e usare un’auto della propria azienda, non è un problema per nessuno.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 2’50”

Foto tratta da: https://www.autoaziendalimagazine.it/archivio_news/triplicata-la-tassazione-sulle-auto-aziendali-con-il-ddl-di-bilancio-2020/

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