Bullismo e disabilità: dal film “Wonder” all’emergenza Covid. Intervista a Dario Davì.

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di Simone Buffa

Bullismo e disabilità:

Al momento in cui scrivo sono passati pochi giorni dalla messa in onda sulle reti Rai del film “Wonder”, con Julia Roberts e Owen Wilson. Una pellicola del 2017 che ho rivisto volentieri.

Il tema del bullismo, innescata da una disabilità ineluttabile.

Wonder: la disabilità

Il protagonista, Auggie, è un bambino nato con una sindrome rara che impone 27 interventi chirurgici facciali solo nei primi dieci anni di vita. Età alla quale il giovane Auggie si approccia alla scuola per la sua prima volta (aveva ricevuto lezioni private a casa dalla madre, fino ad allora).

Wonder: il Bullismo

Il primo giorno di scuola. Temuto dai genitori. E sofferto dallo stesso Auggie, naturalmente.
Il bullismo, un fenomeno inevitabile. Auggie è una preda fin troppo troppo facile.

Quanti Auggie si nascondono tra i bambini?

Quanti adulti al proprio tempo sono stati bambini bullizzati?

Che conseguenze ha tutto questo? Perché succede? Come evitarlo?

Ce ne parla oggi ai nostri microfoni lo Psicoterapeuta della Gestalt, Dario Davì.

(Di seguito il link al video e il testo integrale dell’intervista)

https://youtu.be/URpCxy7OLZE

Salve a tutti amici di Men’s Life. Oggi ai nostri microfoni abbiamo con noi Dario Davì, psicologo e psicoterapeuta e Presidente dell’Associazione InContatto con sede Roma. Dario, raccontaci un po’ di te.

Cos’è il bullismo? Quali sono le sue caratteristiche peculiari? 

Il bullismo è un fenomeno sociale che presenta le seguenti caratteristiche: uso e abuso del potere, violenze fisiche e verbali, derisione, spinta al conformismo e negazione delle differenze.

Il bullismo può essere considerata una dinamica culturale, in quanto è il contesto sociale a determinare cosa è bullismo e cosa non lo è, chi sono i bulli e chi sono le vittime.

 Di cosa tratta il tuo libro “Bullismo e Disabilità”? Che relazione c’è tra i due? 

Nel libro (rintracciabile nel link di seguito) racconto delle storie di adolescenti con disabilità che ho incontrato nella mia esperienza lavorativa Generalmente subisce atti di bullismo chi non risponde a un canone e non soddisfa le aspettative, chi non può essere soggetto al conformismo. Vittime diventano tutti coloro i quali sono considerati dal contesto cui appartengono “ridicoli”, “strani”, “deboli”: chi subisce bullismo possiede anche una sola caratteristica che li rende diversi rispetto al gruppo a cui appartiene, la disabilità è una di queste, ma può essere anche l’orientamento sessuale, il genere, l’etnia e qualsiasi altra caratteristica umana che si discosta in modo significativo dal pensiero dominante.

https://www.autautedizioni.it/prodotto/bullismo-e-disabilita/

Quanto è diffuso il fenomeno del bullismo tra i giovani e giovanissimi? In quali contesti il rischio di incidenza è più alto? 

Dalla più recente analisi Istat relativa al fenomeno più del 50% degli intervistati 11-17enni riferisce di essere rimasto vittima, nei 12 mesi precedenti l’intervista, di un qualche episodio di bullismo.

Dai dati emerge che le ragazze hanno subito maggiormente dei ragazzi e la percentuale di soggetti che ha subìto prepotenze una o più volte al mese diminuisce leggermente al crescere dell’età passando dal 22,5% fra gli 11 e i 13 anni al 17,9% fra i 14 e i 17 anni.

Il cyberbullismo ha colpito il 22,2% di tutte le vittime di bullismo. Tra le 11-17enni si registra, infatti, una quota più elevata di vittime: il 7,1% delle ragazze sono oggetto di vessazioni contro il 4,6% dei ragazzi. Vi è inoltre un rischio maggiore per i più giovani rispetto agli adolescenti (circa il 7% tra 11 e 13 anni) mentre la quota scende al 5,2% da 14 a 17 anni.

 

Quali sono le cause alla base dei fenomeni di bullismo? Quali sono le responsabilità della famiglia, della scuola e dei contesti sociali?

Atteggiamenti vessatori e derisori adottati in società a livello istituzionale influenzano il contesto sociale contribuendo a creare una “cultura” del bullismo. Considerare il bullismo una questione culturale significa andare al di là dei singoli episodi riportati dalla cronaca e gettare uno sguardo più ampio sul fenomeno. Diventa necessario pertanto porsi alcune domande: cosa il contesto sociale considera diverso? Quali sono le caratteristiche di un contesto segnato dal bullismo? In che modo il contesto stesso genera e supporta condotte di questo tipo?

Queste domande fanno riferimento a quello che nel testo viene definito “bullismo istituzionale”, cioè la responsabilità delle istituzioni politiche, formative ed educative (compresa la famiglia) nel creare e rafforzare il bullismo stesso.

In tal senso, attribuire la responsabilità degli episodi di bullismo ad alcuni attori della scena sociale senza prendere consapevolezza della responsabilità di ognuno di noi potrebbe apparire riduttivo, fuorviante e giustizialista.

Quanto c’è di vero nella letteratura cinematografica o televisiva in tema di bullismo e diversità? Parliamo del caso del film “Wonder”.

“Wonder” ha raccontato molto bene le dinamiche che si sviluppano in seno a famiglie in cui si segnala un caso di bullismo. Ci sono degli Auggie nascosti in molti adulti, i cui traumi sono tutt’ora irrisolti e creano forme di disagio più o meno importanti. Seppure con traumi meno invalidanti di quelli di Auggie.
Quello che stupisce è il modo in cui la famiglia affronta coesa il problema: si cercano soluzioni insieme, ci coopera, si è parte ciascuno del contesto individuale dell’altro. Il sostegno e l’amore sono necessari.

Come si interviene quando si viene a conoscenza di fenomeni di bullismo?

Il sottotitolo del testo è “riconoscere le differenze, attraversare il conflitto, annullare il potere”: essi sono dei possibili interventi finalizzati fronteggiare il fenomeno.

Infatti, se consideriamo il bullismo un processo culturale, gli interventi non possono che essere di tipi psico-socio educativo e non punitivo.

Si tratta di un intervento soprattutto esplorativo: conoscere la dinamica dominante in un contesto specifico, anche analizzando il linguaggio utilizzato; sensibilizzare alla diversità, in quanto quest’ultima può appare poco comprensibile e per questo innescare dinamiche derisorie e vessatorie.  Per quanto riguarda la prevenzione del cyberbullismo conoscere risorse e limiti della comunicazione online favorisce la consapevolezza sul proprio atteggiamento nel mondo virtuale e prevenire, ad esempio, comportamenti di cyberhate.

L’intervento con il bullismo e il cyberbullismo si pone, in un’ultima istanza, come un modello clinico e un approccio relazionale, clinico ed educativo che favorisce la reciproca conoscenza attraverso il dialogo e il confronto interpersonale.


L’emergenza Covid ha in qualche modo alterato le modalità con cui avvengono fenomeni di bullismo?

Secondo Audrey Azoulay, direttore generale dell’Unesco, durante la pandemia e la chiusura delle scuole gli episodi di cyberbullismo sono aumentati notevolmente. Il fenomeno del cyberbullismo tende ad aumentare dunque sia perché si riduce notevolmente la possibilità di incontrarsi fisicamente e il corpo è un grande mediatore dei conflitti interpersonali: la regolazione affettiva avviene attraverso l’incontro inter-corporeo, in assenza del quale si ha un “filtro” minore durante l’espressione di sé con l’altro.

Simone Buffa

 

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