Tra Padri e Figli al tempo del coronavirus

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di Claudio Razeto

Padri e figli.

Ci sono momenti nella vita che non vorremmo vivere mai.
Uno è il lutto per la morte dei propri genitori.
Sappiamo che arriverà, dentro di noi, ma facciamo finta che non arriverà. MAI.

Poi invece accade e tante cose cambiano.
È come svegliarsi all’improvviso. E ci ritroviamo a pensare cose messe in un angolo riposto.
Queste cose vengono fuori come da un armadio che non avremmo mai voluto aprire.
Potevamo fare di più. Parlare di più. Stare più tempo insieme.
Invece il tempo è passato e non sempre ci siamo riusciti.
Mai abbastanza. Presi dalle nostre vite. A volte lontani.
Succede.
Era mio padre. Mi ha dato tutto quello che poteva. Mi ha voluto bene. A lui devo tanto.
Le mie passioni. Le cose che amo. Quello che poi ha avuto un peso nella mia vita.
Chi può dirlo è fortunato. Ha avuto un grande dono.
E la domanda che capita di ripeterci potrebbe essere la stessa.
Io ne ho voluto a lui? Gliel’ho detto mai abbastanza?
Era mia madre. Era mio padre.
Quanti di noi purtroppo per il corso naturale della vita si sono trovati a pensare queste parole quando ormai era troppo tardi.
Quando il tempo è scaduto. Alla faccia del nostro quotidiano.
Non avremmo voluto né immaginato.
E invece arriva il momento in cui ci si saluta. Per sempre.
E non ci possiamo fare niente. Perché è la vita.
E dobbiamo accettarlo.
La morte è qualcosa che il nostro mondo ha tentato di annullare.
Esorcizzandola col nulla.
La nostra mentalità, far finta che non esista. Come se non dovesse arrivare mai.
Semplicemente non pensandoci.
Ma la morte sta li ed è nell’ordine naturale delle cose.
È inevitabile. E si soffre. Poi ce ne accorgiamo.
Piangiamo chi perdiamo. E pensiamo a quanto ci hanno dato.
Noi abbiamo dato altrettanto?
La vita scorre. Il tempo è passato.
Si cresce. E può succedere col tempo che siamo noi i figli a prenderci cura di loro.
Mentre invecchiano. Anche l’immagine che abbiamo di loro cambia. I nostri eroi da bambini ora tocca a noi proteggerli,  anche da loro stessi. Che a volte pensano di essere ancora forti come un tempo.
Anche quando non lo sono più.
In questi giorni di distanziamento. Di mascherine.

Stanno morendo tanti anziani.

  • Covid.
  • Malattie pregresse.
  • Depressione.

http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioContenutiNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&id=5416&area=nuovoCoronavirus&menu=vuoto

Molti rinunciano a curarsi. Tra il pericolo di ospedali pieni e terapie intensive con malati intubati.

Tanti costretti a morire soli lontani dagli affetti. Soli. È terribile.
Ci si ammala davvero e tanti non ci credono.
Molti anziani sono frastornati. Non capiscono.
C’è addirittura chi tra loro pensa che la vita è finita.
Sono tempi difficili. La pandemia ci ha mostrato la fragilità di questo mondo.
E l’inutilità di tante cose.
Sarebbe meglio far valere le cose importanti.
E non far sentire soli i nostri genitori. La solitudine è un grande pericolo.
In tanti ne stanno soffrendo.
Tanto quanto il virus. Che speriamo ci stia insegnando almeno qualcosa.

Esserci quando è importante e conta davvero. Facciamolo finché possiamo.

http://www.valoreinrsa.it/news/401-solitudine-e-coronavirus-effetto-collaterale-della-pandemia-per-anziani-in-rsa-e-malati-a-casa.html

Poi potrebbe essere tardi. E potremmo non perdonarcelo mai.

Tempo di lettura: 1’50”

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