“ (…) il figlio non sconta l’iniquità del padre, né il padre l’iniquità del figlio. Al giusto sarà accreditata la sua giustizia e al malvagio la sua malvagità. (Ez 18,20)

Ci sono grandi padri e capita, figli ancora più grandi.

Così come può capitare il contrario.

A volte, questo risultato, è il frutto di una generazione che si forgia nelle avversità che attraversa durante la propria vita.

A volte è la storia che genera colossi.

Basta pensare a Winston Churchill, a Franklin Delano Roosevelt a Charles De Gaulle, tre uomini presenti al momento giusto per combattere ed opporsi alle dittature europee di Hitler e Mussolini e poi – eccetto Roosevelt – quella sovietica di Stalin. Senza le loro grandi personalità probabilmente la storia d’Europa sarebbe andata diversamente.

Tutti uomini che, nonostante le luci e le ombre, hanno avuto un peso enorme sulla vita di milioni di uomini e di molti Paesi.

Randolph Churchill, figlio del più celebre premier inglese, Winston, non ebbe la celebrità del padre nè i suoi successi politici.

James Roosevelt II era il figlio del 32° Presidente degli Usa, uno dei più popolari tra i leader del XX secolo. Arrivò ad essere eletto al Congresso ma non andò mai oltre una pressoché anonima carriera politica.

Philippe de Gaulle, militare di carriera come il padre, oltre che combattente di valore nella Seconda guerra mondiale, arrivò al grado di ammiraglio e alla carica politica di senatore. Una brillante carriera ma nulla rispetto a quella del padre.

Nei giorni scorsi, il 30 novembre, è morto George H. W. Bush. Veterano e decorato di guerra – era stato pilota di caccia nel secondo conflitto mondiale – poi petroliere, milionario a 40 anni, direttore della CIA, vice presidente con Ronald Reagan e poi eletto 41° Presidente americano.

Sicuramente un uomo dalla vita piena di luci e di ombre al quale, però, non può essere negato il merito di una certa grandezza.

Durante il suo mandato presidenziale ci furono eventi epocali come:

  • la caduta del Muro di Berlino nel 1989
  • il crollo dell’URSS nel 1990
  • la prima guerra del Golfo 1990 dopo l’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein

Anche suo figlio, George W. Bush, è stato Presidente degli Stati Uniti d’America ma la storia non gli ha dato lo stesso lustro ottenuto dal padre. Tutti ricorderanno il volto incredulo e perso del 43° Presidente quando l’11 settembre 2001, mentre era in visita in  una scuola elementare, la Emma E. Booker elementary School di Sarasota, Florida, gli venne data la notizia dell’attacco alla Torri Gemelle.

La storia dell’uomo più potente del mondo che leggeva la favola della capretta mentre il terrorismo sferrava il colpo più duro all’Occidente, fece il giro del mondo, tanto che Michael Moore dedicò a questo momento famosi fotogrammi del suo docufilm Fahrenheit 9/11.

Anche Bush junior, come suo padre, aveva fatto il militare in tempo di guerra. C’era il Vietnam ma nonostante le buone qualità di pilota di caccia passò alla riserva senza aver mai combattuto.

Divenuto Presidente nel 2001, George W. Bush (figlio) passerà alla storia oltre che per l’11 settembre e la favola della capretta, per vari motivi non tutti lodevoli.

Tra questi:

  • il rifiuto di aderire al Protocollo di Kyoto sul surriscaldamento globale
  • la guerra contro l’Iraq del 2003 e Saddam Hussein accusato di produrre armi di distruzione di massa (accusa rivelatisi totalmente infondata)
  • il lancio di scarpe per protesta da parte del giornalista Muntaẓar al-Zaydī contro il Presidente Usa, durante una conferenza stampa a Baghdad il 14 dicembre 2008

Certo i media non sono stati teneri col figlio di cotanto genitore, ma lui non ha fatto molto per evitare critiche e giudizi a dir poco controversi.

In Italia, è cosa di questi giorni, c’è una vera e propria campagna in corso che tira in ballo le colpe dei padri e le eventuali, supposte, non dimostrate, responsabilità dei figli.

L’ex premier Matteo Renzi, l’ex ministro ed ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi, entrambi PD, e l’attuale vice premier Luigi Di Maio, Movimento 5 Stelle, nonostante i contrapposti schieramenti politici di appartenenza, sono accomunati da una questione che infiamma la politica.

Le denunciate e supposte responsabilità dei genitori.

Le colpe dei padri che se provate, biblicamente, ricadrebbero sui figli.

Il padre del passato Presidente del Consiglio Matteo Renzi, Tiziano, è stato coinvolto in una inchiesta giudiziaria sul caso Consip per concorso in traffico di influenze.

La Boschi è stata pesantemente attaccata per il presunto coinvolgimento del padre e del fratello nel caso Banca Etruria.

Il vice premier Luigi Di Maio, invece, per i sempre supposti abusi edilizi della sua famiglia e gli altrettanto supposti e ipotizzati contratti in nero dei lavoratori assunti dal padre nella sua impresa.

E’ una specie di nuova filosofia che sta entrando nella nostra vita politica. Una visione di chi si occupa della cosa pubblica che vuole e impone un’immagine specchiata non solo sul curriculum personale ma persino su quella dei propri famigliari. Sarà effetto dei social, più ridondanti dei più datati giornali, ma la reputazione diventa sempre più importante nella costruzione di una carriera.

Certo in un Paese come il nostro in cui spesso il nepotismo, le conoscenze, la provenienza dalla famiglia giusta con i nomi giusti, aiuta, è difficile dimostrare quella verginità intonsa e assoluta che qualcuno vorrebbe imporre.

In passato, ad ogni domanda di ammissione nei Carabinieri, seguivano accurate indagini per appurare se il candidato avesse avuto in famiglia un anarchico, un comunista, un criminale o un lestofante. Si chiedevano informazioni persino al Prete del paese o al maestro di scuole.

Dobbiamo arrivare a tanto ? E’ giusta una tale severità ?

Non sempre, a mio avviso. Forse, come spesso accade, bisognerebbe ricordare gli antichi che di filosofia di vita se ne intendevano.

“Al giusto sarà accreditata la sua giustizia e al malvagio la sua malvagità”, ovvero ognuno dovrebbe rispondere delle proprie colpe e mai di quelle di altri.

Nemmeno di quelle dei figli e tantomeno –  salvo prova contraria e responsabilità dirette e acclarate – di quelle dei padri.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 2’00

Foto tratta da: https://www.tpi.it/2018/11/30/chi-e-antonio-di-maio-padre/

 

 

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