Museo del Cinema di Torino: Dario Argento e Francesco Rosi

42849

di Fabio Bandiera

Due mostre importanti quelle che si sono incrociate per un paio di mesi al Museo del Cinema di Torino, dedicate a due maestri che hanno fatto la storia della settima arte e che il prestigioso Ente, con sede alla Mole Antonelliana, ha deciso di omaggiare per meriti diversi ed indiscutibili e obiettivi motivi.

Stiamo parlando di due registi, Dario Argento e Francesco Rosi, che con il loro linguaggio e il loro spessore comunicativo al di fuori degli schemi hanno lasciato un segno indelebile nella filmografia degli anni settanta del Belpaese, con pellicole che di fatto sono veri e propri oggetti di culto da tramandare ai posteri………..

LE VISIONI DI DARIO…………

La mostra, prorogata fino al 15 Maggio, su Dario Argento rielabora a trecentosessanta gradi la parabola artistica di un autore, regista e sceneggiatore creatore di uno stile inconfondibile sia nelle tematiche che nella messa in scena.

Un universo che miscelando con sapienza tematiche differenti, dal giallo, al thriller e all’horror, ci ha condotto per mano ad una messa in scena perturbante ed ipnotica, tra il sogno e l’incubo con un rigore formale e uno sguardo visionario che travalica i generi……….

DALLE PIUME AGLI OCCHIALI…………..

Un percorso cronologico ricco di notizie e curiosità, citazioni e foto di scena, bozzetti e brevi estratti di sequenze filmiche, manifesti e colonne sonore che delineano e tratteggiano l’unicità di questo artista enorme che da grande artigiano del cinema ha saputo lasciare un segno indelebile nel nostro immaginario collettivo.

Si parte con L’uccello dalle piume di Cristallo, prima produzione del 1970, fino ad arrivare al recentissimo Occhiali Neri, percorrendo un viaggio lungo oltre cinquant’anni che Argento ha trascorso rinnovandosi tentando, anche nei suoi esperimenti meno riusciti, di metterci sempre e comunque del suo.

I suoi traumi, le sue ossessioni, le sue violenza urbane che trovano in Torino una sponda ideale e un’ambientazione ambigua ed infida, si fondono con la cura maniacale delle atmosfere e della suspence in cui il nostro si erge a magnifico traslatore delle sue visioni che ancora oggi ci affascinano e terrorizzano allo stesso modo.

UN LAVORO DI SQUADRA, C’ERA UNA VOLTA IL CINEMA………..

Il regista laziale nasce e cresce in un periodo aureo sviluppando negli anni sessanta quell’humus creativo legato anche all’habitat professionale formativo di quegli anni, in cui il fare cinema era un mix di competenze e maestranze in grado di creare immagini e ricostruire ambienti nei quali si respirasse quella magia che solo la settima arte era in grado di restituire.

Agli scarsi mezzi tecnologici sopperivano le capacità tecniche di chi in questo mondo ci era nato, i film erano opere corali in cui ogni elemento aveva un fascino che questa retrospettiva ci restituisce in tutto il suo antico splendore.

Le musiche dei Goblin e Morricone, i costumi di Armani e Bulgari, gli effetti speciali del fido Roberto Stivaletti, gli scatti di Franco Bellomo e la cartellonistica delle pellicole, sia italiana che internazionale, ci fanno rivivere quel mondo ideale dove il genio visionario di Argento si è sviluppato, un terreno fertile ricco di contaminazioni in cui il lavoro di squadra era l’autentico valore aggiunto di ogni suo film…………..

FRANCESCO ROSI, LE MANI SULLA VERITA’………….

Di tutt’altro tenore la retrospettiva doverosamente dedicata ad uno dei grandi maestri della settima arte di cui a fine 2022 si è celebrato il centenario dalla sua nascita.

Francesco Rosi è stato un gigante assoluto del nostro cinema, il suo impegno civile e le sue presunte verità, mai imposte, sono sempre state meticolosamente verificate da accurate fonti alle quali ha unito una sua ricerca personale estetica che ha fatto scuola nel mondo.

Film scomodi e spesso difficili da digerire che hanno rivelato, con una modernità straordinaria, una parte di noi stessi con la quale siamo costretti ciclicamente a convivere.

IL POTERE E LE SUE DEFORMAIZONI…………

Questa mostra, curata da Domenico De Gaetano e Carolina Rosi, si focalizza su cinque pellicole del regista napoletano scelti tra i materiali del Fondo Francesco Rosi custoditi dal Museo del Cinema torinese, una selezione ragionata e mirata ad approfondire le tematiche più urgenti del suo cinema militante. Mafia, potere, i misteri italiani legati a problematiche energetiche e l’economia internazionale, i conflitti legati alla quesitone meridionale e alla guerra, tutti rielaborati e raccontati con uno sguardo intenso ed attuale. Ogni area tematica è connessa alle cinque pellicole scelte dai curatori quali oggetto della mostra con pannelli puntuali e didascalie sintomatiche di un cinema che fu, ma che rivive con le narrazioni e i ricordi di chi quei film li ha visti da bambino, rimanendone profondamente colpito……….

CINQUE TESTIMONIAL D’ECCEZIONE……….

Sono Artem, i Jackal, Francesco Di Leva, Valeria Parrella e Marco D’Amore le voci parlanti e parte integrante del percorso espositivo grazie a delle loro clip, ognuna dedicata ad un capolavoro del regista, che riflettono e rielaborano in chiave autobiografica l’importanza e l’impatto che quel film ha avuto sul proprio immaginario.

Un trait d’union che rende ancora più moderno e vitale l’impegno di Francesco Rosi la cui lezione ai posteri e di un’attualità inconfutabile procedendo di pari passo con le malattie congenite di un Paese che da oltre settant’anni è costretto a fare i conti con le sue genetiche linee d’ombra……

NOTTOLA, MATTEI, GIULIANO, CARLO LEVI E IL VETERANO OTTOLENGHI……….

Il coraggio testardo e utopico di Enrico Mattei che ha pagato con la vita, la ribellione armata del bandito Salvatore Giuliano, le ripetute denunce della questione meridionale di Carlo Levi del Cristo che si ferma ad Eboli, la spregiudicata ascesa imprenditoriale dello speculatore edilizio Nottola tra intrecci politico malavitosi e la disillusione socialista del tenente veterano Ottolenghi alle prese con la follia del primo conflitto bellico, girati tra 1962 e il 1979 sono testimonianze filmate di un cinema unico e legato indissolubilmente alla figura di Rosi che non ammette repliche e non fa sconti a nessuno, ma risponde solamente alla sua coscienza e ad un’etica esemplare e difficilmente replicabile.

LASCITI PREZIOSI………….

Due mostre, due registi e due visioni che il Museo del Cinema, tempio indiscusso del cinema di qualità e custode della memoria storica, celebra nei suoi spazi regalando anche e soprattutto ai più giovani l’opportunità di rivivere i fasti gloriosi della nostra settima arte che in quegli anni ha fatto scuola nel mondo.

Fabio Bandiera

Tempo di  lettura: 3’00”