L’altro giorno, non so come, distrazione molto probabilmente, mi sono perso per le vie del paese senza memoria.
Avevo sempre cercato di evitare quella zona perché sapevo quanto fosse difficile poi uscirne fuori. Fatto sta, ci ero finito proprio nel mezzo.
Ho chiesto un po’ in giro quale strada fosse la migliore per tornare sui miei passi, ma nessuno mi ha saputo rispondere con esattezza. I più, grattandosi la testa, si sono guardati intorno spaesati alla ricerca di qualche punto di riferimento. Uno, addirittura, mi ha urlato dietro che era da veri maleducati prendersi gioco delle persone per bene come lui e che in realtà, il posto da cui dicevo di venire, nemmeno esisteva.
Un signore, poverino, mi ha chiesto lui il favore di aiutarlo a ritrovare la strada di casa perché, ne era sicuro, quell’angolo lo aveva già superato cento volte e non c’era proprio verso di imboccare la via giusta.
Così, facendo il percorso inverso e svoltando nella direzione opposta, siamo finalmente arrivati di fronte al suo portone. L’uomo mi ha ringraziato vivamente, invitandomi persino ad entrare per brindare alla nostra nuova amicizia, poi, improvvisamente, ha guardato l’orologio, mi ha stretto la mano e, mosso da una fretta dannata, se n’è andato via dicendomi che era tardissimo e che doveva tornare a casa.
Così, nella difficile ricerca di un’uscita da quel labirinto di strade anonime e tutte uguali, ho scoperto che nel paese senza memoria i cellulari e i computer non hanno spazio a sufficienza per salvare immagini e video, che le televisioni mandano ogni giorno in onda programmi che non parlano di niente, che non vale la pena essere ricordati o ritrasmessi e che le radio passano solo le canzoni del momento.
I giornali, dal canto loro, pubblicano perlopiù notizie false o che smentiscono categoricamente i fatti narrati negli articoli dei giorni precedenti.
Nelle scuole le ore di Storia sono state sostituite con quelle di Attualità, ma le lezioni dei professori vengono subito dimenticate. Di biblioteche non ce ne sono e i giovani, invece di stare insieme, preferiscono rimanere da soli a maratonare quante più serie tv possibili guardandole a velocità doppia.
Sconsolato mi sono seduto al tavolino di un bar e ho ordinato un caffè. Mi hanno portato un tè alla pesca ghiacciato scusandosi tanto perché purtroppo il fornitore, come al solito, si era dimenticato di portare loro anche quello al limone.
Mentre ormai calava il sole, ho pensato che fosse tardi e che sarebbe stato più comodo cercare un posto dove dormire e dimenticarsi di tutto.
Poi mi sono chiesto come sarebbe stato vivere lì, risvegliarsi nel paese senza memoria. Se mi sarebbe piaciuto continuare a compiere sempre gli stessi errori e cominciare a convincermi che il passato non faccia parte del mio futuro.
Così mi sono alzato, ho pagato il conto, e ho ripreso a cercare la via di casa.
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