Dolore: curare il corpo e l’anima

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“Il dolore va sempre combattuto”, affermava il Barone rampante di Italo Calvino riferendosi alle pene d’amore.

Se fosse un mantra dei nostri giorni potrebbe sembrare una pretesa effimera, la superficiale richiesta di essere liberi da qualsiasi cosa possa opprimerci e urtarci; una via di fuga da ciò che fa male all’anima e al corpo.

Eppure questa pretesa universale, la preghiera di essere liberi dal male, è troppo vera e brutale e non può essere liquidata con uno slogan da rivista patinata alla moda o da pubblicitari d’assalto.

Eliminare il dolore, specialmente fisico, è motivo ricorrente di reclame dedicate a pasticche e medicine; in questi giorni di virus influenzali, raffreddori e mal di gola, che promettono sollievo e guarigione.

La medicina e la farmacologia ci offrono un’agevole via di fuga, almeno in questi casi.

Ma per la sofferenza del corpo sta nascendo un approccio più strutturato e scientifico di quello esclusivamente farmaceutico.

Il dolore è un vecchio nemico degli esseri viventi, un compagno di viaggio che di tanto in tanto ci viene a trovare.

Ha una sua ragione d’essere e per questo va rispettato e non banalizzato. Per chi soffre è uno status cronico, una fase di vita che con quelle sensazioni deve fare i conti giorno per giorno a volte drammaticamente e persino con esiti fatali, quando è lui, il dolore accompagnato dal male, a vincere la partita.

In un episodio della popolarissima medical series, Grey’s Anatomy uno dei protagonisti diceva: “Il dolore…devi aspettare che se ne vada, sperare che scompaia da solo, sperare che la ferita che l’ha causato guarisca.

Non ci sono soluzioni né risposte facili. Bisogna fare un respiro profondo e aspettare che il dolore si nasconda da qualche parte”.

E concludeva: “Il dolore… devi solo conviverci perché la verità è che non puoi evitarlo e la vita te ne porta sempre dell’altro”.

Niente di più vero. Però anche questa guerra può e deve essere combattuta.

Chi ha la sorte di avere a che fare con ospedali, malati, sofferenti di ogni età, scopre che oggi quella del dolore è diventata una vera e propria terapia denominata algologia o terapia antalgica.

Il dolore oggi

Oggi il trattamento della sofferenza è stato riconosciuto come terapeutico con attenzione particolare al dolore cronico. Un passo importante che ha radici antichissime e universali ma che solo recentemente ha trovato una sua corretta collocazione nella medicina moderna.

La prima pubblicazione, “Il trattamento del dolore”, risale solo al 1953 ad opera di John Bonica, un anestesista e wrestler professionista americano, antesignano di questa terapia.

Non tutti lo sanno ma oggi molte strutture sanitarie, anche in Italia, si occupano del dolore e lavorano per attenuarne gli effetti.

Non sempre sono perfettamente coordinate con gli altri dipartimenti ospedalieri, ed è auspicabile che lo diventino, ma il fatto che esistano e che si occupino di alleviare la sofferenza di tante persone è un passo fondamentale e importante in una guerra, quella contro il male e i suoi effetti, che sarà difficile vincere ma che, anche come atto di civiltà, è doveroso combattere.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 1’15”

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