25 Novembre, La Giornata contro la violenza sulle donne, perchè?

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di Claudio Razeto

La Giornata contro la violenza sulle donne:

“Il problema secondo me è che la nostra società è ancora molto maschilista e patriarcale, dove le donne vengono giudicate in maniere differenti. Ma questo giudizio non deriva soltanto dagli uomini, ma spesso anche dalle donne stesse che sono sempre pronte ad accusarsi a vicenda”, Chiara Ferragni su Instagram

https://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/societa_diritti/2020/11/21/chiara-ferragni-femminista-la-nostra-e-una-societa-maschilista-e-patriarcale_ad84de47-82e6-48f1-9fdf-83d516661ec9.html

C’è bisogno di ricordare che la violenza contro le donne è un crimine che non bisognerebbe MAI commettere?

Farlo con una giornata che è al tempo stesso è di denuncia e protesta?

E’ normale in un paese civile ?

Cosa spinge certi uomini e dare per scontato che le donne possono essere oggetto di violenza?

Quasi legittimamente? Come fosse un diritto.

Sembra follia ma molti, troppi uomini sembrano ignorarlo.

Maschi che sembrano vivere in un assurdo sogno parallelo.

La violenza tra l’altro assume gli aspetti più inquietanti. Più truci.

Omicidi, femminicidi, suicidi omicidi.

Ma anche ricatti sessuali. Violenze di gruppo.

Perpetrati anche da giovanissimi.

L’ultimo caso festini, sesso, droga, soldi e stupro di una 18enne.

Le donne oggetto. Attirate da party “esclusivi”.

Adescate sul web. Il caso Genovese.

https://tg24.sky.it/cronaca/approfondimenti/alberto-genovese-chi-e

Il caso Eppstein e i suoi tragici e ancora inconfessati risvolti.

https://it.insideover.com/schede/politica/sesso-potere-sucidi-caso-jeffrey-epstein.html

il #meetoo esploso nello star system hollywoodiano. Con la denuncia di ricatti sessuali per fare film e programmi tv.

https://www.vogue.it/news/article/me-too-hashtag-del-cambiamento

C’è chi dice che certi episodi sono sempre accaduti.

Che oggi se ne parla di più al contrario del passato.

Che oggi si denuncia di più. Ma non è solo questo.

Slut shaming, revenge porn, victim blaming.

Libertà sessuale ammessa solo agli uomini.

La violenza come strumento di condanna e riprovazione per donne considerate indipendenti.

Donne da colpire e “castigare”.

In ogni modo.

Fino a diffondere video intimi come rappresaglia.

O addirittura deturparne il volto.

Come nel caso terribile di Gessica Notaro.

https://www.ansa.it/emiliaromagna/notizie/2020/11/22/gessica-notaro-il-covid-ha-spento-i-riflettori_ecf8322e-abce-4460-8de7-d2b33337bfa1.htmli

Il web come arma di ricatto o di vendetta.

Oltre che di adescamento dei nuovi mostri online.

E poi il pensiero comune. Inaccettabile ma diffuso…

Una donna in abiti succinti che viene molestata é una donna che se la cerca.

Si può insultare una donna in quanto tale.

Solo perché donna e quindi più debole e considerata inferiore.

Perchè ?

Cosa fa sentire tanti, troppi uomini di detenere questo supposto potere quasi fosse un diritto acquisito per nascita?

Che ha effetti persino sul lavoro. Danneggiando le donne nelle retribuzioni e nelle carriere.

Il cosiddetto gender fap.

Con buona pace delle quote rosa.

Non sempre ben viste nemmeno dalle stesse donne.

C’è chi è arrivato a sostenere che l’Italia non è un paese per donne.

Lo scarso riconoscimento per il lavoro e il contributo di tante di loro lo confermerebbe.

https://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/teen/2020/11/23/litalia-non-e-un-paese-per-donne-per-9-ragazze-su-10_b931e753-17d1-47fd-a0e1-9db8fc6cd01a.html

Molte di loro lavorano all’estero dove trovano non solo lavoro ma anche riconoscimento e soddisfazioni.

In Italia in particolare essere donna implica a volte una retribuzione minore. Meno carriera.

A parità se non a superiorità di lavoro.

Discriminazione nei luoghi di lavoro e nei percorsi di carriera e di affermazione lavorativa.

Poco supporto per quelle di loro che vogliono avere affermazione professionale e una famiglia.

Con l’aiuto non solo del partner ma anche dello Stato e delle aziende dove lavorano.

https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2020/10/20/gender-gap-reddito-medio-delle-donne-e-595-di-quello-degli-uomini-_12f199a7-47de-4270-82d7-7461680acb86.html

È come se il sistema non avesse registrato nessuna evoluzione sociale e culturale. A 40 anni dalla legge sul divorzio.

Il sessismo come retaggio ancestrale così radicato da non riuscire a staccarsi di dosso a tanti maschi padroni.

Ma anche all’intera società.

Che ancora punta il dito accusatore.

Alcune “culture” o meglio mentalità, danno per acquisita questa inferiorità.

Un sessismo retrogrado che permane anche dal linguaggio.

Con stereotipi navigati e mai passati “di moda”.

Servirebbe un vero e proprio reset mentale.

Per tanti uomini. E poi le donne impietose con se stesse e con le altre.

Incapaci di sottrarsi fin dalle prime violenze a rapporti malati.

Di comprendere che un ceffone non è una carezza. MAI.

https://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/societa_diritti/2020/03/07/linguaggio-sessista-gli-stereotipi-piu-comuni-sulle-donne_c21ba40a-acdb-4df5-b349-322fe5f09fe8.html

Il sistema che non riesce a difendere chi è minacciato dal macho, dal maschio Alfa di turno.

Un modello troppo spesso non solo tollerato ma addirittura alimentato da madri, padri e famiglie vecchio stampo. Chiudendo tante donne in trappole letali. Per rapporti da cui non si sanno difendere.

Nonostante le leggi e le strutture esistenti.

“Le vittime si sentono spesso sole, isolate, schiacciate dal peso di una sofferenza mai espressa. Il nostro obbiettivo è invertire questa tendenza, accompagnando – con il coordinamento dell’Autorità Giudiziaria e la collaborazione dei Centri antiviolenza – le vittime in un percorso ‘guidato’ di tutela”.

Generale di Brigata Canio Giuseppe La Gala, Carabinieri di Napoli

https://www.ansa.it/sito/otizie/cronaca/2020/11/22/violenza-donne-gen.-la-gala-vittime-si-rivolgano-a-cc_2c8c6ac5-ba60-4f75-aac3-bbd4ce6376c7.html

Leggi di tutela e difesa che non riescono troppo spesso ad arrivare in tempo. Magari dopo allarmanti episodi ripetuti.

E finiscono in cronaca e poi in tv.

I mostri da prima pagina.

Il problema è che la violenza è entrata sempre più prepotentemente nelle nostre vite di tutti i giorni.

La recrudescenza dei rapporti sociali. La cattiveria addirittura la ferocia come sinonimo di relazioni umane mancate. Tra uomini e donne ma anche tra i giovani.

Persino il Covid e il lockdown hanno fatto emergere questa malevola energia nera.

Con il lockdown sono infatti aumentati i rischi di violenze e maltrattamenti sulle donne.
Chiuse in casa tante coppie hanno risentito dell’isolamento.

Esacerbando tensioni preesistenti.

Provocando rotture trattenute. Che esplodono.

Per il rifiuto dell’abbandono e la sindrome del possesso.

Uomini che rifiutano la fine delle loro storie. La gelosia per la donna che si distacca da un vincolo, quasi l’uomo fosse il loro proprietario.

Peggio se per cambiare vita e partner.

Basta questo a volte per scatenare la furia criminale.

Magari insieme ai traumi per i figli “distaccati” e allontanati, da padri in crisi. Esistenziale ed economica.

Conta l’età, la cultura, il livello sociale ed economico.

Nel divorzio chi può “pagare” gli alimenti è agevolato nel superare quello che resta con la vedovanza e la perdita del lavoro, uno degli stress più sofferti nella vita di tante persone.

Separazione come istituto giuridico solo per abbienti e benestanti.

In grado di ricominciare una nuova vita grazie a un potere economico superiore.
Mentre chi non può permetterselo soffre col distacco dagli affetti e da un progetto di vita, la propria crisi esistenziale.

Impoverito e rabbioso tanto da arrivare alla lucida follia. Ingiustificabile. Sempre. Ma troppo spesso messa in atto da uomini incattiviti. Succede.

Una società come quella italiana ha assorbito senza assimilarla una evoluzione che un tempo vedevamo nei film americani ormai approdata da noi.

Ma con il ritardo che caratterizza il nostro sistema giuridico e sociale, ha fatto fatica a normalizzare e soprattutto rendere, in alcuni casi, un equo il distacco.

Generando un conflitto.

La guerra dei sessi.

Marte contro Venere.

Donne sotto attacco. Uomini frustrati e delusi.

Alla ricerca di un ruolo definito.

Forse un nuovo modo di essere coppia e famiglia.

Padre e compagno.

Che non sempre funziona. La violenza fuoriesce da questi scenari come la lava bollente di un rivolgimento.

Un mostruoso esperimento sociologico.

Solo che in questo caso c’è chi muore. Mogli, fidanzate, figli contesi, terreno di una guerra dove perdono tutti.

Ma soprattutto le parti più deboli delle relazioni. Le donne.
Donne che non sono veramente amate ma che non amano nemmeno sè stesse. Senza rendersene conto.

Donne che troppo non si stimano nè si sostengono tra loro.

Come afferma la Ferragni. Non senza strascichi polemici.

Dobbiamo ancora imparare. Trovare un modo nuovo.

Di vivere e intendere i rapporti.

Nei più giovani eliminare l’emulazione di modelli. Retaggi vecchi. Ma come fare?

Educazione, scuola, cultura?

Le nuove generazioni possono dove non sono riusciti padri e madri?

Intanto rifuggono dal concetto di coppia tradizionale. Dalla famiglia. E ora vivono lo sconcerto di questa situazione creata dal virus.

Siamo tutti schiacciati da quello che sta succedendo a livello planetario. Giovani e anziani.

Provocherà ritardi, divari, differenze sociali ed economiche che non aiuteranno.

Ma che potrebbero farci cambiare. Se non altro prospettiva.

Prima del Coronavirus abbiamo vissuto un’epoca di edonismo egocentrico. Diffuso.

Ha colpito come il virus anche 40enni e 50enni. In molti casi anche un modello di coppia che senza radici profonde si è accartocciato su se stesso. Senza basi affettive vere.

Generazioni votate al culto di se stesse. Nella ricerca di un benessere autoreferenziale.

Effimero e vuoto.

In mezzo a questo blackout non solo di vita ma anche emotivo. Un culto di sé stessi tracimato in odio sociale diffuso che va anche al di là del genere e del sesso.

Che fa vedere solo il proprio punto di vista.

Non quello dell’altro o dell’altra.

Io e non NOI.

Favorendo lo scontro. Fino alle estreme conseguenze.

Molti reclamano istericamente un ritorno al disagio confortevole di prima del lockdown.

Senza voler imparare nulla da quello che stiamo vivendo.

Nel frattempo i casi di violenza aumentano.

Anzi non sono mai diminuiti.

A farne le spese, tante donne.

Dal 2012 ad oggi sono 958 le donne uccise.

E la lista si allunga ogni giorno.

Mostrando drammaticamente che ci sarebbe tanto da cambiare
Covid o no.

La giornata del 25 novembre.

L’ennesimo grido di allarme per una strage che, purtroppo, ancora non finisce.

La speranza che si faccia veramente qualcosa per poter dire, al di là delle giornate di protesta, che il nostro è il Paese di tutti gli italiani.

Donne comprese.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 2’00”

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