Gli uomini della provvidenza

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di Alberto Aiuto

Gli uomini della provvidenza:

“Non chiedere cosa può fare il tuo paese per te, chiediti cosa puoi fare per il tuo paese” (JFK)

La nostra società si basa in gran parte sulla cultura del miracolo e della “Provvidenza”, come scorciatoia alla responsabilità del singolo e della collettività. E’ inutile studiare, la scuola è un pezzo di carta. Meglio il “miracolo” di un Santo protettore o del Potente di turno.

Gli uomini della provvidenza: Signori. Siamo alla frutta.

A giudicare dai fatti, nonostante tutti abbiano lavorato “per il bene del paese”, siamo in piena crisi sanitaria, sociale ed economica. Come farci mancare una crisi di governo?

Come uscirne?

Il primo passo è un’ammissione: abbiamo avallato anni di immobilismo ed illusioni durante i quali i nostri politicanti (tutti nessuno escluso) hanno adottato la medesima strategia del “facite ammuina”.

Il pubblico, amico e nemico, vittima della Sindrome di Stoccolma, ha chiesto ripetutamente al proprio rappresentante di fare il suo numero. Un modo per assistere, applaudire, fischiare o inveire (a seconda dei casi), senza prendersi responsabilità.

Gli uomini della provvidenza: Ora purtroppo non ce lo possiamo più permettere.

E puntare il dito, dare la colpa a qualcun altro è inutile, perché lascia le cose come sono, soprattutto se non segue l’azione.

Si dice che l’Italia non è un paese per giovani, non è un paese per vecchi, per bambini, per donne, per scienziati, per imprenditori, per musicisti, artisti, operai, insegnanti, non è un Paese per nessuno, per questo la crisi è generale.

L’unica strada è rifare il paese dalla base: ma è possibile qualcosa del genere in un Paese di Guelfi e Ghibellini?

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha tracciato la strada con la nomina di Mario Draghi. Lo strumento per rilanciare l’intero sistema-paese è il Recovery Plan.

L’esistenza che abbiamo conosciuto negli ultimi trent’anni, se non cambiamo, non possiamo più permettercela.

Se vogliamo l’istruzione, la sanità, le pensioni e la qualità di vita cui siamo abituati, dobbiamo lavorare meglio, lavorare più a lungo e smettere di ingannarci a vicenda.

Non ci possiamo più permettere un Paese dove ristoratori e gioiellieri dichiarano mediamente pochi euro di entrate al giorno; dove chiedere la fattura a un artigiano è un atto di eroismo fiscale e dove fare l’artigiano, insidiato da norme folli e pagamenti incerti, è un eroismo professionale; dove un terzo delle famiglie controllate si finge povera per ottenere sconti e benefici; dove solo poche migliaia di persone dichiarano spontaneamente più di 200.000 euro l’anno.

Gli uomini della provvidenza: Abbiamo bisogno di altro.

Un Paese dove tutti paghiamo (meno) imposte; dove vengano assicurati pagamenti veloci e giustizia rapida; dove siano chiuse le falle (dalle municipalizzate a certe aziende sanitarie) che rischiano di affondare le nave (del resto che senso ha continuare a immettere liquido in un recipiente bucato?); dove la politica, se non riesce a dare il buon esempio, almeno eviti di provocare disgusto.

Ma nessun governo potrà avere successo senza di noi.

L’Italia non cambierà, se non vogliamo che cambi.

Se non ci convinciamo di essere attori, non spettatori: si può realizzare qualcosa solo svolgendo al meglio il nostro compito, anche umile, ciascuno secondo le proprie possibilità.

Un Paese così non è impossibile, ed è alla nostra portata.

Ne abbiamo la capacità, testimoniata quotidianamente da milioni di nostri connazionali sparsi per il mondo.

Certo. È più difficile che invocare una leggina che ci tolga le uova dal paniere.

Ma, “quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”. Altro che aspettare l’uomo della Provvidenza!

Alberto Aiuto

Tempo di lettura: 2’00”

Foto tratta da: https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/02/09/mi-resta-un-dubbio-di-fondo-mario-draghi-agira-in-favore-degli-italiani-o-della-finanza/6094301/

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