Cinema: finalmente riaprono le sale: Intervista a Mauro Gervasini

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di Fabio Bandiera

Intervista a Mauro Gervasini, firma storica ed ex Direttore di Film tv.

Consulente selezionatore della Mostra di Venezia, critico, scrittore e docente di Forma e Linguaggi del cinema all’Università degli studi dell’Insubria

Buongiorno Mauro, tutto pronto per la ripartenza delle sale cinematografiche. Cosa dobbiamo aspettarci dal 15 giugno?

Innanzitutto da un punto di vista psicologico è sicuramente una bella notizia perché vuol dire che ci sono i presupposti sanitari per riaprire.

Detto questo il problema principale è la qualità dell’offerta che lascia il tempo che trova.

Tutte le uscite importanti sono state posticipate per cui siamo fermi ai film in proiezione ante lockdown, tranne Onward della Pixar che uscirà a fine luglio.

Per riprendere a regime bisognerà per forza aspettare metà settembre quando di fatto, dopo il Festival di Venezia, ripartirà la stagione vera e propria.

Vedremo nel frattempo come andrà la gestione dei protocolli nelle poche Multisala che riapriranno e capiremo meglio se questa ripartenza riesca a consolidarsi di fatto.

Allarghiamo il discorso alla crisi economica del settore. Questi tre mesi di stop che conseguenze avranno nel breve-medio periodo?

Sicuramente nel breve periodo l’impatto sarà pesante soprattutto per gli esercenti, che di fatto sono l’anello debole della catena tenendo conto che, pandemia a parte, gli incassi in estate calano esponenzialmente in maniera fisiologica.

A questo aggiungiamo i tre mesi primaverili a incasso zero, dopo un inizio anno promettente e il danno è oggettivamente enorme.

Molti gestori con i quali mi sono confrontato preferiscono di fatto non riaprire e tenere i loro dipendenti in cassa integrazione.

Detto questo c’è anche da dire che il Ministero ha preso delle iniziative di sostegno economico a chi ha sofferto di più questa crisi per cui pian pianino si spera di tornare ad una pseudo normalità, da qui a fine anno.

Mai come quest’anno le Arene estive rappresentano una grande opportunità?

Assolutamente si, confido molto nelle arene a pagamento che sono organizzate dagli uffici cinema del comune o da associazioni indipendenti.

C’è un moderato ottimismo degli operatori di settore dovuto anche agli enormi spazi a disposizione all’aperto che andranno di sicuro incontro a chi avrà voglia di uscire e godersi un film in sicurezza.

Si è subito investito in questo progetto che raccoglie da un lato le esigenze dello spettatore e dall’altro permette incassi dignitosi nel periodo estivo, sperando che le piogge non rovinino tutto, sarebbe davvero una beffa.

Il Festival di Venezia ci sarà, che tipo di kermesse potrebbe essere?

Innanzitutto è già un successo che ci sia la mostra, ci sono tante opzioni sul campo tranne quella del Festival online perché la nostra volontà è di garantirlo in presenza.

Per il resto siamo in attesa di decisioni precise in merito, nel frattempo noi selezionatori stiamo lavorando regolarmente e ne avremo fino a metà luglio, dopo ne capiremo di più approfittando anche del fatto che la data di inizio è stata un po’ ritardata  leggermente più avanti del solito, con l’inizio previsto il 2 settembre.

Speriamo di vedere tanti e bei film italiani.

Questa fase ha sicuramente avvantaggiato le piattaforme come Netflix e Prime che hanno aumentato sensibilmente i loro abbonati?

E’ aumentata di sicuro in questa fase a loro favorevole, francamente non sono un grande consumatore di queste piattaforme che io giudico complementari, ma non sostitutive della sala cinematografica.

La vera minaccia per il cinema, a mio avviso, fin dagli anni settanta è stata la televisione, con ciò non voglio sottovalutare il problema legato ad una fruizione immediata che questi abbonamenti garantiscono a chi ha voglia di restare in casa.

Nonostante questo i dati dei primi due mesi del 2020 ci dicono che c’è voglia di cinema e il luogo naturale deve rimanere la sala perché è a parer mio insostituibile, spero che Venezia sia davvero il traino psicologico per tornare a riabbracciare la normalità di una visione diretta.

La qualità media del prodotto cinema in questi ultimi anni è cambiata? In meglio o in peggio?

Domanda difficile e si rischia di generalizzare, ma parlando dei dati recenti posso affermare con certezza che il 2019 è stata una bella annata con Joker e Parasite vincitori di Leone e Palma, quest’anno forse l’inizio non era stato proprio scoppiettante e poi è successo l’imponderabile per cui il cinema è un po’ come il vino e va ad annate.

Parlando delle produzioni mondiali credo che gli Stati Uniti vivano di fatto una crisi di contenuti a vantaggio di supereroi e blockbuster, l’Italia in questi ultimi due tre anni ha avuto una ripresa importante sia a livello commerciale che di qualità mentre la Francia, che seguo particolarmente, attraversa una fase di stanca pur avendo una quantità molto elevata di produzioni nazionali, e un film come I Miserabili testimonia che qualche chicca oltralpe è sempre dietro l’angolo.

La critica cinematografica rapportata ad oggi dove proliferano siti di ogni tipo a scapito della qualità. Si è un po’ svilito il vostro mestiere?

E’ un dibattito molto discusso che francamente non mi appassiona più di tanto.

E’ chiaro che l’attenzione si è spostata soprattutto nelle fasce giovanili sui social a svantaggio dei lettori della carta stampata che oggi sono residuali e legati ad età medio alte.

Da quello che vedo in giro c’è ancora tanto interesse per la materia cinema, ma è più un interesse orale che scritto legato a questa generazione che divora tutto e subito a scapito dell’approfondimento che solo la lettura può dare.

Fanzine specifiche come Cineforum sono ormai sempre più di nicchia, mentre una rivista ibrida come Film Tv che ho diretto per qualche anno attira più per le trame dei film in onda in TV che per la sua parte squisitamente critica.

Chiudiamo con un messaggio ai giovani. Sfruttate i bonus cultura e le social card per avvicinarvi al cinema?

In realtà c’è tutta una tipologia di cinema di azione americano che attira principalmente i giovani che, dati alla mano, sono quelli numericamente più presenti in sala mentre si sono impigriti di più i cinquantenni, quelli che una volta veniva definito pubblico d’essai.

Poi c’è un discorso da affrontare per educare le platee giovanili ad approcciare altre tipologie di cinema meno evasive e in questo l’esperienza festivaliera può essere un volano straordinario come lo è stato per me quando da giovane partivo per Venezia.

Li ho scoperto ed alimentato la mia passione per la settima arte in un periodo spensierato della vita in cui abbinavo le vacanze estive alla frequentazioni cinematografiche.

Vedo che in laguna in questi ultimi anni grazie agli accrediti culturali le frequenze giovanili sono molto aumentate e questo è un segnale promettente per il futuro.

Fabio Bandiera

Tempo di lettura: 2’30”

Foto tratta da: https://www.ilmessaggero.it/umbria/coronavirus_ordinanza_cinema_umbria-5284173.html

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