La forza bruta sconfitta dal pensiero

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di Claudio Razeto 

La forza bruta sconfitta dal pensiero

“Centomila anni fa almeno sei specie di umani abitavano la Terra. Erano animali insignificanti, il cui impatto sul pianeta non era superiore a quello di gorilla, lucciole o meduse. Oggi sulla terra c’è una sola specie di umani. 

Noi: Homo sapiens. (…) Il segreto del nostro successo è l’immaginazione (…)”.

Yuval Noah Harari, da Sapiens da animali a dei, breve storia dell’umanità, Bompiani 

https://www.ynharari.com/it/

Saranno la riflessione e il pensiero a salvarci.

Non la forza bruta.

A Londra ci sono gli accoltellatori. Giovani che per futili motivi aggrediscono altri giovani, causando gravi ferimenti e addirittura uccisioni.

Negli USA, ogni tanto, qualcuno prende un’arma da guerra, un mitra, un fucile, si attrezza con decine di caricatori, e inizia a sparare.

Spesso nei campus universitari o nelle scuole, a volte nei centri commerciali.

Le vittime si contano a decine.

In Italia si spara per un parcheggio. Una lite per strada degenerata che causa due morti e un ferito grave.

E non è l’unico caso.

Queste non sono aggressioni a sfondo religioso. Non sono i foreigh fighters dell’ISIS.

Negli USA si parla di suprematisti bianchi. Razzisti, xenofobi, ignoranti che ricordano il Ku Klux Klan.

Anche se l’idea e che si tratti di un crollo in quella lucida follia che porta persone, psichicamente deboli, a reagire nel modo peggiore conosciuto dall’uomo. Uccidere.

Togliere la vita. Usare la violenza nella maniera più estrema. Come in un videogame.

Imporre la propria forza sugli altri facendo pesare un potere di onnipotenza rafforzato dalle armi.

Armi di ogni tipo.

In Gran Bretagna non si può entrare in un negozio e acquistare liberamente una pistola o un mitragliatore. E allora si ricorre ai coltelli.

Persino quelle da cucina o più spesso lame da difesa disponibili anche al ferramenta.

Negli USA, invece, esiste un vero culto delle armi.

Se non si posseggono quelle vere, ci sono mazze, tirapugni e quant’altro. Coltelli come quello del giovane statunitense che ha ucciso un Carabiniere in servizio a Roma.

Ma anche mitra M16 o AK 47 da guerra, come quelli usati nelle stragi delle scuole.

Tanti anni fa ero negli Stati Uniti per studio. Ospite, in macchina con il padre di un ragazzo americano, vidi sotto il sedile una sbarra di ferro con un manico di gomma.

Alla domanda di cosa fosse. Mi sentii rispondere” È per gli sporchi negri”. Dirty Niggers, disse.

Erano gli anni 70. A New York, il Bromo, era ancora un quartiere off limits per i bianchi. C’era violenza. Ma rimasi ugualmente colpito dalla risposta.

Una persona apparentemente mite, simpatica, normale, girava “armata”, sia pure a modo suo.

In Italia c’era il terrorismo, l’anonima sequestri, si sparava anche da noi.

Ma mio padre non si sarebbe mai sognato di girare con una spranga di ferro in macchina.

Eppure nei civilissimi Stati Uniti era così e sospetto che nelle abitazioni di quei simpatici e cordiali amici americani, non ci fossero solo armi improprie ma intere armerie, regolarmente denunciate.

Tante le ho viste usare per la caccia. In molti Stati i ragazzini vengono portati nei boschi col fucile fin da piccoli.

È lo spirito del Far West fatto di Colt e Revolver, parte dell’anima americana. In fondo non sono passati che pochi secoli dalla conquista della Frontiera, a discapito dei Nativi, a colpi di fucile e scontri sanguinosi.

Alla porta di un cittadino statunitense in certe zone, può arrivare un Puma o un Orso Grizzly.

Feroce e assassino ben più di quello a cui i nostri Forestali danno la caccia al confine con il Friuli.

E poi ci sono alligatori, serpenti e altri animali che possono rivelarsi estremamente pericolosi se disturbati.

Da qui il concetto dell’arma in casa, poi trasferita nelle grandi città dove i pericoli, però, sono prevalentemente umani.

Città come Miami, New York, Los Angeles, Chicago sono entrate nell’immaginario collettivo anche grazie a serie e film piene di criminali, poliziotti, gang, tutti armati fino ai denti.

Pubblicità indiretta alle armi da fuoco?

Ce ne sono molte altre. Fiere, riviste e naturalmente il web.

Basta guardare su Instagram https://www.instagram.com/explore/tags/rifles/?hl=en , tanto per fasti un’idea.

Le industrie specializzate del settore fanno miliardi.

E non rinunciano al loro fiorente mercato.

Tanto da ingraziarsi politici come Trump che tutto farebbe tranne scontentare i suoi grandi sostenitori ed elettori come la potente NRA National Rifle association  (https://home.nra.org/ ) che si presenta addirittura come un’associazione sostenitrice di diritti civili.

Quella del Presidente, “America first”, prima gli americani, è infatti una politica sostenuta non solo da una pretesa supremazia economica ma anche e soprattutto militare.

E i militari usano armi. Tante armi, che costano fino all’ultima cartuccia possibilmente sparata per rimpiazzarla con una nuova.

Che fa fatturato.

Le armi costano e smuovono tanti soldi.

Intendiamoci tutte le grandi potenze, e non solo, fabbricano e vendono strumenti per la guerra.

Francia, Germania, Italia, Gran Bretagna, Israele, per non parlare della Russia e della Cina. I paesi che cercano di stare dietro alle superpotenze comprano o cercano di fabbricare in proprio mezzi di superiorità tecnologica, come i Paesi Arabi, la Corea del Nord, l’Iran, l’India. Nessuna economia può fare a meno di questo giro economico nemmeno San Marino o il Principato di Monaco, che per garantire la propria sicurezza si devono armare.

La storia insegna che per fare la pace bisogna prepararsi alla guerra.

Peccato che ormai la guerra, il culto delle armi, mischiato a violenza, turbe psichiche e inciviltà, rischi di entrarci in casa, nella vita di tutti i giorni.

Trump piuttosto che ammettere che il sistema delle armi negli Stati Uniti, vada regolamentato, ha dichiarato che bisognerebbe solo tornare ad aprire gli istituti psichiatrici. Nello stesso giorno un altro “pazzo” tornava a colpire a fucilate in un’università dell’Alabama causando morti e feriti.

Ma un po’ di antidepressivi, sostanze di cui molti cittadini americani fanno un grande abuso, non basteranno ad evitare che si ammazzino ancora dei poveri innocenti.

Forse il cinema e la letteratura ci hanno messo del loro.

Dai tempi di “Un giorno di ordinaria follia” ci si ricorda la spettacolare escalation di rabbia di un cittadino ordinario che, licenziato, inizia un tour di distruzione a colpi di armi sempre più potenti. Nei civili Stati Uniti va così.

In Europa per fortuna procurarsi mezzi per ferire o uccidere altre persone è più difficile anche se non così complicato. Non basta la carta di identità e la maggiore età per acquistare una pistola ma il porto d’armi ce l’hanno in tanti anche se alcuni, pregiudicati, disagiati psichici, autori di minacce e stalking, molestatori e altri, non dovrebbero.

È vero che gli accoltellatori della Cool London si arrangiano a coltellate, come Jack lo Squartatore.

Se avessero una pistola sarebbe peggio.

In Italia basta un fucile da caccia, in un parcheggio, per fare una strage.

O la pistola di una guardia giurata per ammazzare l’ex moglie.

Il problema sta da qualche altra parte.

Magari nella nostra testa.

In questo mito di forza e invincibilità che fa primeggiare i prepotenti, i violenti e quelli che ci mettono un po’ di “sana” cattiveria.

Cosa avrà la cattiveria di sano ?

Ancora me lo devono spiegare.

L’energia animale carica di testosterone che anche i politici, i manager, gli sportivi amano spesso sfoggiare. Duri, sodi, potenti come semidei o supereroi da fumetto. Se il caso aiutati da qualche sostanza.

Ma a cosa serve tutta questa forza se basta un microscopico virus per mettere al tappeto il più forte dei wrestler o dei combattenti.

Tutta questa aggressività ci ha fatto male. La soluzione è nella mente.

Non nelle mani che se usate male portano solo tanti guai.

L’Homo sapiens era fisicamente meno dotato del Neanderthal.

Usava più il cervello della forza. Si organizzava socialmente.

Il Neandertal, cavernicolo più forte e brutale, si è poi estinto, lasciando una parte dei suoi geni nei nostri.

Noi ci siamo evoluti. Portandoci dietro un po’ di quella animale aggressività.

In fondo eravamo scimmioni.

Ma il Sapiens sviluppò il linguaggio, il pensiero, la creatività.

Il Neanderthal, no.

Le migliaia di anni di pretesa civiltà ci impongono di evolvere in qualcosa di migliore. In ballo c’è la nostra sopravvivenza.

Non sarà a fucilate, né a coltellate e tantomeno a sprangate che potremo risolvere i nostri problemi. E nemmeno i nuovi missili nucleari di Putin, che fanno paura anche quando si rompono, ci faranno fare un passo avanti nella ricerca di un nuovo più efficace modo di concepire il nostro mondo.

Trump, sulla carta, dispone di tutti gli strumenti per fermare la violenza.

Almeno quelli del suo prontuario. Da forze di polizia addestrate all’uso delle armi – forse anche troppo – un apparato bellico enorme, persino della pena di morte per punire senza pietà gli omicidi. Forse non basta.

Se un miliardario coinvolto in un intrigo internazionale come Eppstein, si suicida o peggio viene strangolato in un carcere federale.

La polizia uccide giovani innocenti solo perché di colore e quindi sospetti prima di tutto.

Chiunque può imbracciare un’arma e, come in un film di Hollywood, iniziare a sparare, vuol dire che non basta.

Palesi ingiustizie che la forza non riesce a curare. Mai.

Anzi di cui diventa causa scatenante.

Persino la Cina, potente e attrezzata. Fatica ad avere la meglio sui dissidenti di Hong Kong. E sta mostrando tutta la sua forza.

I Neanderthal alla fine perdono sempre.

Le armi e la violenza bruta, possono vincere ma poi vengono essere fermate.

Sempre.

Le idee e il pensiero, per nostra fortuna, no.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 1’50’’

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