La medicina è una scienza stocastica (come la meteorologia)

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di Alberto Aiuto

Le serie televisive, da Grey’s Anatomy a Er, Medici in prima linea, a Doctor House, a Doc, in cui il medico che ha smarrito 12 anni di memoria, si trova a dover fare un grande salto nel “futuro” (“dagli aratri nei campi agli aerei nel cielo”, avrebbe detto Luigi Tenco), hanno fatto passare un messaggio subliminale: oggi è possibile curare qualsiasi malattia, basta avere la fortuna di incappare nel medico giusto, in grado di fare la diagnosi giusta e di azzeccare la terapia giusta. Una semplificazione figlia del nostro delirio di onnipotenza.

Nei mitici Anni ’60, Francesco Guccini constatava che Dio è morto e, siccome in natura ogni vuoto è destinato ad essere riempito, oggi Noah Harari, uno degli scrittori più stimolanti del momento, mette in risalto nei suoi libri che i Sapiens si sono evoluti “da animali a dei”.

Infatti oggi si venera l’ “Homo Deus”.

Non per niente l’aspettativa di vita si è allungata da quando la medicina ha cambiato pelle, affidando molte diagnosi a nuove tecnologie sempre più sofisticate, a strumenti come Tac, ecografie, risonanze magnetiche, a farmaci sempre più efficaci.

In Medicina non sempre 2+2 fa 4

La percezione è che la medicina sia come un’autostrada dritta: certi sintomi portano a una diagnosi, poi a una cura, e alla guarigione.

Quando qualcosa va storto, qualcuno ha sbagliato.

Il medico non era bravo abbastanza, forse ci sarebbe voluto un altro chirurgo o sarebbe stato necessario fare una Tac.

In realtà la medicina non è una scienza esatta, anche se usa l’approccio ed il metodo scientifico.

È un po’ come la meteorologia, una scienza stocastica, ossia probabilistica.

Scienza che si basa su una componente determinabile matematicamente, e su una caotica che sfugge e rende buone le previsioni a 3 giorni, decenti quelle a 5 giorni, possibili a 7 giorni, ma oltre sono carta straccia.

Analogamente l’uomo è un sistema fisico aperto ad infinite variabili (che non si possono né valutare né misurare) che influiscono sul suo stato di salute.

Questo è quanto dovremmo ricordare quando assistiamo alle opinioni contrapposte, polemiche furibonde, affermazioni (spesso contraddittorie) di virologi, immunologi, epidemiologi, farmacologi, biologi, genetisti, primari e medici impegnati sul campo.

Tutti parlano in buona fede e con cognizione di causa, ma dimenticano che una cosa è dibattere in un consesso scientifico, un’altra è comunicare con noi “ignoranti”.

Il rapporto beneficio/rischio dei farmaci

In realtà tutti i farmaci, dopo l’approvazione formale, entrano nella cosiddetta Fase 4.

Fase dedicata alla “sorveglianza post-marketing”, in cui vengono raccolti i dati di efficacia e tollerabilità nell’uso comune nella popolazione generale.

Ad esempio la scoperta di nuovi effetti collaterali rari dopo la sperimentazione non è né nuova né insolita.

La trombosi, l’evento avverso raro collegato a uno di questi vaccini, si verifica in media ogni 200 mila vaccinati: vuol dire che bisogna immunizzare almeno un milione di persone perché si possa riconoscere.

Quello che abbiamo visto ora è già successo con decine di farmaci negli ultimi 50 anni.

I più datati ricorderanno la talidomide (a cui fu revocata l’autorizzazione alla immissione in commercio) o il divieto di somministrare l’aspirina nei ragazzi sotto i 16 anni.

L’unica vera differenza è che in passato la scoperta di eventi avversi rari avveniva molto lentamente.

In questo caso invece, i vaccini sono stati somministrati a milioni di persone in pochi mesi.

Semplificando, i farmaci vengono prescritti quando il rapporto beneficio/rischio è positivo:

molti farmaci antitumorali sono usati nonostante pesanti effetti collaterali o eventi avversi perché la malattia è spesso fatale.

Nei vaccini, farmaci che hanno cambiato addirittura la storia della medicina, si pensi al vaiolo oppure alla poliomelite, questo rapporto è ESTREMAMENTE favorevole.

Oggi l’umanità aspira all’immortalità; di più, desidera togliere dalla vita il dolore e giudica la malattia come un’ingiustizia.

Ma per evitare di oscillare tra panico e fiducia dovremmo essere più consapevoli dei suoi limiti e delle potenzialità di ogni cura.

Alberto Aiuto

Tempo di lettura: 2’40”

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