La minaccia pasquale

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di Gaetano Buompane

Giuro, le abbiamo cercate dappertutto, più di una volta, negli stessi posti dove le aveva lasciate lo scorso anno, ma anche altrove, in luoghi nascosti, credendo che avesse voluto rendere la sfida più divertente, più avvincente.

In fondo dove sta il divertimento se le cose che qualcuno ha nascosto per gioco poi si trovano subito?

Ma questa volta proprio non c’erano, non è possibile che non siamo riusciti a trovarle e che tra un po’ salteranno fuori come per magia. Non abbiamo preso un abbaglio.

Ormai è certo. È triste ma è così, ce ne dobbiamo fare una ragione, il coniglietto della Pasqua non è passato e non ha lasciato le uova di cioccolato.

Potete immaginare la disperazione dei bambini, le mille domande, l’angoscia nei loro occhi pensando di essere loro i colpevoli per questo forfait.

Tanto che mia cognata è dovuta uscire di nascosto per comprare al bar vicino casa alcuni di quegli ovetti sorpresa che si trovano vicino alla cassa. Nella speranza che i bambini come sorpresa non ci trovassero anche un po’ di salmonella.

Comunque. Li abbiamo nascosti in tutta fretta e convinto i bimbi a ricominciare la caccia. Ma ovvio, è stato tutto fiacco e fasullo, decisamente triste. I bambini sono ingenui, ma non stupidi.

A pensarci bene le avvisaglie che qualcosa non stesse andando per il verso giusto le avevamo avute già nei giorni precedenti e io ricordo perfettamente che furono proprio i bambini a farcelo notare. Alla fine nessuno ci aveva dato molto peso, presi come eravamo dalle notizie di guerra.

Il fatto è che in genere il coniglio ha sempre lasciato delle tracce evidenti, dei pezzetti di carota smangiucchiati, alcuni batuffoli di peli impigliati nei rametti dei cespugli, qualche buchetta sospetta. Per i bambini erano le prove certe che il coniglietto stava nei paraggi armeggiando qualcosa e così cresceva la loro euforia.

Quest’anno, invece, al di là di una cacchetta che poi si è rivelata appartenere al cagnolino della vicina di casa, il giardino è rimasto immutato e silenzioso, ma in modo sinistro.

Le uova, in fondo, sono da sempre il simbolo della vita in sé, nella mitologia così come nel paganesimo. Nell’ottica cattolica sono addirittura il simbolo della resurrezione, della rinascita dell’uomo in Cristo.

Che il coniglietto non abbia portato le sue uova come d’abitudine è un evento preoccupante da non sottovalutare.

La mia paura è che dovremo iniziare a prepararci a rinunciare definitivamente alla redenzione dell’essere umano, persino alla speranza di un suo cambiamento, seppur minimo e flebile. E in ultima analisi rinunciare addirittura alla vita.

Dovremmo cominciare a privare i nostri figli dell’innocenza, a farli nascere già uomini, strappare loro fin da subito la possibilità di sognare, di cercare la verità nell’impossibile. Stroncare sul nascere le puerili credenze a fate, mondi magici, alla Befana e a Babbo Natale.

Se è alla guerra totale che ci stanno portando, al maledetto fatidico momento in cui qualcuno premerà il bottone e tutto sarà finito, non serve creare in loro false illusioni, sospenderli il più a lungo possibile in mondi di fantasia che preservino la loro innocenza il più a lungo possibile.

I sopravvissuti, qualsiasi sia l’ecatombe a cui andiamo incontro, dovranno lottare per rimanere vivi, non avranno certo tempo di sognare, giocare a cercare le uova di cioccolata lasciate dal coniglietto della Pasqua.

Il silenzio della tredicesima stazione della via crucis, che doveva essere “un silenzio più eloquente delle parole” forse, più che altro, ha simboleggiato il mutismo di Dio alle preghiere del Papa.

Un Dio ormai insensibile e indifferente, che ha voltato definitivamente le spalle alla stupidità dell’essere umano.

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Foto da Pixabay

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