L’attesissima mostra su Raffaello finalmente alle Scuderie del Quirinale

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di Fabio Bandiera

Riapre finalmente al pubblico, presso le Scuderie del Quirinale, l’attesissima mostra su Raffaello (1483-1520) che, dopo la inaugurazione del  5 marzo, aveva chiuso i battenti pochi giorni dopo lasciando attoniti e increduli migliaia di visitatori.

Dopo questi  due mesi abbondanti di stop forzato l’esposizione tornerà visitabile dal 2 giugno al 30 agosto con protocolli inderogabili di sicurezza che limiteranno la fruizione ai soli fortunati che riusciranno a prenotare per tempo un ingresso.

Riavvolgiamo il nastro del tempo e torniamo ala fine di febbraio dove, tra proclami e conferenze stampa, la mostra dell’anno veniva presentata al mondo intero come un evento unico ed irripetibile in grado di commemorare i cinquecento anni dalla scomparsa del genio urbinate con una serie di opere radunate eccezionalmente per l’occasione e una serie di restauri che hanno reso giustizia ad alcuni capolavori tornati al loro antico splendore.

MA CHI ERA RAFFAELLO SANZIO?

IN QUALI CONTESTI HA VISSUTO?

QUAL E’ IL SUO LASCITO DOPO CINQUE SECOLI?

Domande cruciali che  questa mostra cerca di risolvere con un’ analisi attenta e comparata delle sue opere e della sua vita che viene attraversata a ritroso partendo dal suo funerale.

Un uomo di trentasette anni all’apice della sua gloria vede interrotta bruscamente la sua parabola esistenziale lasciando sgomenta la Città Eterna nella quale il Sanzio aveva trascorso undici anni, attraversando due papi – Giulio II e Leone X – per i quali era stato un punto di riferimento in un contesto unico ed irripetibile.

URBINO E IL DUCATO DEI MONTEFELTRO

Nato il 6 aprile 1483 nella città ducale frequentò sin da piccolo la corte urbinate tenuta saldamente in pugno dalla famiglia dei Montefeltro.

Suo padre Giovanni gestiva una fiorente bottega ed era pittore di corte alla dipendenza del granduca Federico, figura di spicco del Rinascimento italiano, abile condottiero e dotto mecenate che morì qualche mese prima della sua nascita.

Fu suo padre, in un ambiente illuminato e ricco di colte frequentazioni, ad instradarlo alla pittura insegnandogli i rudimenti e le tecniche di base dell’affresco, ma a soli undici anni Raffaello perse la figura paterna.

Evento che segnò in modo indelebile la sua vita, quella di un adolescente ricco di talento e avviato precocemente alla carriera di pittore.

 LE PRIME COMMESSE UMBRE

Il suo percorso  è inevitabilmente orientato  verso una maturità fuori dal comune, quella di un predestinato a fare grandi cose che già dall’adolescenza Raffaello mette in atto nel suo girovagare lungo il centro Italia.

Su come sia entrato in contatto col Perugino, suo accreditato maestro giovanile, non ci sono fonti attendibili, ma è certo che le prime commesse accreditategli sono dislocate in Umbria, grazie a due figure vicine alla corte di Urbino che lo affiancheranno nella sua prima pala ufficiale a Città di Castello del 1499 e lo introdurranno ai cantieri del Duomo di Spoleto in cui Pinturicchio stava affrescando la Cappella Eroli.

L’ALLIEVO SUPERA IL MAESTRO

Più che un allievo del suo ipotetico maestro Raffaello dimostrerà in questa fase  giovanile la straordinaria capacità di essere in grado a soli sedici anni di poter compiere in totale autonomia opere di raffinatissimo livello creando in pochi anni  un suo stile pittorico proprio, sia nella ritrattistica che nelle pale sacre, raggiungendo una fama taleben testimoniata dall’ampiezza del suo raggio d’azione che abbraccia tutta la dorsale umbro-marchigiana.

Lascerà l’Umbria nel 1503 per continuare la sua crescita personale recandosi tra le meraviglie del Rinascimento fiorentino.

FIRENZE L’OMBELICO DEL MONDO

Periodo formativo maturo e decisivo, l’artista osserva da vicino i capolavori che i grandi maestri del quattrocento hanno donato alla città simbolo e culla dell’Umanesimo.

Leonardo e Michelangelo che ultimavano i cartoni per il salone della Sala dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, il David da poco scolpito, le meraviglie architettoniche del Brunelleschi, le pitture solide del Masaccio e la scultura stiacciata di Donatello, tutti artisti del primo quattrocento basilari nel percorso evolutivo di un’arte nuova.

Questa assimilazione diretta influenzerà il suo stile che fonderà la plasticità Michelangiolesca e l’espressività compositiva di Leonardo e a cui il Sanzio aggiungerà la sua grazia naturale e l’uso magistrale del colore.

La fama si espande e le commesse arrivano numerose, la consacrazione è di fatto avvenuta, a Roma lo attenderà la gloria.

RAFFAELLO A ROMA

Arriva a Roma nel 1509 caldeggiato dal Bramante che lo raccomanda al Papa Guerriero Della Rovere Raffaello è già accreditato presso la Santa Sede come pittore eccelso di notevole talento al pari di sua maestà Michelangelo.

Ma la sua attività romana non si limiterà ai soli immortali capolavori delle Stanze Vaticano o agli affreschi della Farnesina perché la sua cultura raffinatasi negli anni unita ala sete di conoscenza lo porteranno a rivestire un ruolo determinante, e meno conosciuto, che questo evento espositivo ben documenta e manifesta.

UN GENIO POLIEDRICO

Architetto, urbanista e sommo custode delle vestigia romane viene nominato nel 1514 Responsabile della  Fabbrica di San Pietro agendo come prototipo del primo Sovrintendente alla conservazione dei beni culturali in una Roma splendente, e in continua evoluzione tra i suoi innumerevoli cantieri, agendo da  manager-imprenditore nella organizzazione di aiuti e maestranze e nella gestione delle risorse della sua bottega.

Un precursore sempre proiettato in avanti  nutrito da uno studio attento  e una curiosità famelica da vero artista universale, animato da una visione progettuale e architettonica paragonabile al suo genio pittorico.

A Roma, favorito da un fertilissimo contesto storico,  raggiungerà la gloria lasciando segni indelebili della sua innata poliedricità, ma il valore aggiunto del percorso umano e artistico di questo genio del suo tempo è scandito dalla somma delle singole tappe formative che hanno scolpito e delineato la sua breve, ma profonda esistenza.

Occasione irripetibile per rivivere questo viaggio incredibile e ammirare dal vivo ben 120 sue opere, tra dipinti, disegni, arazzi e lettere frutto di innumerevoli prestiti scelti dal Comitato Nazionale presieduto da Antonio Paolucci e curati da Matteo Lafranconi e Marzia Faietti.

Con quest’ultima abbiamo avuto il piacere di condividere alcune riflessioni su questa impresa alla vigilia dell’imminente riapertura.

Dottoressa Faietti buongiorno, finalmente la mostra riparte. Il suo rapporto da studiosa e da curatrice con Raffaello, perché lo ha scelto?

Finalmente si riparte e non vediamo l’ora.

E’ un rapporto che ha richiesto del tempo, a Raffaello ci sono arrivata per gradi prendendomi tutto il tempo necessario.

E’ un artista universale e trasversale, artefice massimo del Rinascimento che unisce una grande sensibilità ad un talento straordinario.

Quando mi è stata proposta la curatela di questo evento ne sono stata entusiasta, perché a conti fatti questa è la prova che è stato Raffaello a scegliere me.

La sua infanzia. Come dobbiamo immaginarci la corte di Urbino in quegli anni?

E’ difficile da comprendere oggi, ma all’epoca la corte urbinate sotto la guida del granduca Federico da Montefeltro era un crocevia di artisti e umanisti di primissimo piano, frequentata anche dal pittore di corte  Giovanni Santi, papà di Raffaello, suo primo precettore.

Sarà proprio la figura paterna a spingerlo verso la pittura affidandolo ad un pittore già affermato come Pietro Perugino, grazie anche agli stretti rapporti che Urbino intratteneva con le principali corti italiane.

Mi piace pensare che Giovanni, che morì quando Raffaello aveva solo undici anni, lo abbia portato per mano scegliendo per lui il meglio, dando così il là alla sua straordinaria avventura.

Questa mostra è anche una grande opportunità per scoprire i vari talenti di Raffaello in campi diversi dalla pittura?

Assolutamente si, abbiamo investito tanto tempo e risorse per esaltare questi aspetti che viaggiano in parallelo con le meravigliose  tele qui esposte.

Raffaello ha incarnato nella Roma di Leone X (1513-1521)la speranza di un futuro migliore, è stato architetto, urbanista e “Commissario alle Antichità” con l’incarico preciso di custodire le antichità in rovina della Città Eterna.

Una sorta di prototipo dell’attuale Soprintendente come si evince dalla lettera accorata, qui in mostra, indirizzata al Pontefice e scritta insieme al suo amico Baldassarre Castiglione.

Un grande studioso e un libero pensatore pacifista. E’ anche questo il messaggio che Raffaello  ha consegnato ai posteri?

Era un grande studioso che cimentandosi in campi diversi si è sempre speso in prima persona riscoprendo l’antico per progettare un futuro migliore, allineato con i liberi pensatori  – Erasmo da Rotterdam su tutti – in nome della pax filosofica e del principio di tolleranza.

La Scuola di Atene in tal senso è il manifesto vivente di questo messaggio forte che mai come in questi tempi è a dir poco attuale.

La  sua  vita privata è di difficile interpretazione, il paragone con Leonardo e Michelangelo ne distorce a tratti la visione di insieme anche nel rapporto col gentil sesso?

E’ un artista complesso e difficilmente etichettabile che si presta a molteplici chiavi di lettura interpretative.

Di sicuro è attratto dalla bellezza delle donne che ritrae in tutta la loro conturbante ed estatica sensualità dimostrando una straordinaria capacità di introspezione nella ritrattistica in generale.

Basta ammirare La Velata e la Fornarina qui messe a confronto per farsi sedurre così come si rimane senza parole nell’ammirare il ritratto di Baldassarre nel cui sguardo viene catturata anche la sua anima.

Chiudiamo con un messaggio ai giovani. Venite a vedere la mostra perché?

I motivi sono tanti, credo che questo evento epocale sia in generale un’occasione unica per ammirare tanti capolavori riuniti per la prima volta tutti insieme, mentre ai giovani mi sento di dire che Raffaello è uno dei massimi esempi viventi di  virtù e abnegazione.

Ha trovato passo dopo passo la sua strada tra i grandi del mondo dimostrando a tutti che con lo studio e la passione ognuno di noi può provare a farcela.

Un messaggio positivo che tutti noi dovremmo recuperare mettendoci del nostro.

Fabio Bandiera

Tempo di lettura: 2’30”

Foto tratta da: https://www.scuderiequirinale.it/pagine/raffaello-oltre-la-mostra

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