Come è cambiata la nostra vita in casa durante il lockdown?

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Come è cambiata la nostra vita in casa durante il lockdown?
Che lusso avere una casa, potersi rinchiudere in casa, con frigo pieno, telefono a portata di mano, televisione, radio, impianto stereo, libri, computer veloce, sauna, creme di bellezze, pozioni, erbe, pillole, delle piante per ricordarci che viviamo, dei quadri per lo sguardo, un gatto per la dolcezza…”
Abla Farhoud scrittrice canadese di origine libanese

Casa dolce casa.

Il lockdown ci ha costretti chiusi per settimane dando a molti di noi un’esperienza mai provata. Restare chiusi in casa nostra.

È strano pensare che gli italiani, alla prima notizia dell’isolamento per il virus, hanno preso d’assalto i supermercati per chiudersi di buon grado, nelle loro abitazioni.
Il 72% degli italiani non è uscito durante il lockdown, il protocollo d’emergenza.
La prima delle restrizioni imposte a tutti noi è stata infatti la libera circolazione delle persone.
Ed è stata accettata senza proteste e troppi strappi alla regola di non uscire. Un provvedimento giudicato, sempre secondo le statistiche, corretto per i 94% degli italiani.
Le immagini che arrivavano in tv delle bare allineate a Bergamo e al Nord, hanno sicuramente rafforzato la volontà della maggioranza di rispettare le regole.
Per chi è uscito, magari per esigenze mediche o perché esentato per lavoro (infermieri, medici, forze dell’ordine, addetti a servizi di prima necessità) vedere le città e le strade semideserte e abbandonate, è stata sicuramente una strana sensazione.
Le passeggiate sotto casa hanno compensato per qualcuno il senso di prigionia.
La “corsetta” scoperta da molti o il giretto col cane.
Gli altri in lockdown.
Eppure non sembra che questo isolamento sia stato vissuto così male.
Secondo l’Istat “3 cittadini su 4 hanno usato parole di significato positivo per descrivere il clima familiare vissuto nella Fase 1 dell’emergenza Covid-19”.
“Il 91,2% dei cittadini ha considerato utili le regole imposte per contrastare
l’evoluzione della pandemia.

L’89,5% ha percepito come “chiare” le indicazioni su come comportarsi per contenere il contagio”.

https://www.istat.it/it/archivio/243357

In questo stato di “stasi” imposta, dall’emergenza sanitaria, passare il tempo è stata la parola d’ordine.

Sono stati scoperti nuovi hobby, come la cucina, attraverso tutorial via web.
Ma anche la lettura, lo sport a casa, il bricolage.
Persino i “vecchi” giochi da tavolo come il Risiko o il Monopoli.
Oltre ai videogame e tanta televisione. E tantissimo web.

La cosiddetta fase2 avrebbe infatti innescato un vero Rinascimento digitale.

Dai dati, il 53% degli italiani ha provato lo smartworking, modalità che rimarrà ancora per parecchio tempo in uso per molte aziende.

Il lavoro connessi da casa
La tecnologia è diventata un “must” abitativo anche per la scuola e le università dei figli, passate in modalità e-learning all’improvviso e praticamente da un giorno all’altro.
Da qui l’esigenza di case connesse e tecnologicanente attrezzate.
Magari con banda larga. E poi dotate di pc, tablet e altri device.
Già perché chi ha figli ha dovuto attrezzarsi se non lo era, per metterli in grado di cimentarsi con l’e-learning, il nuovo modo di insegnamento che il Coronavirus ha imposto con violenta rapidità.
Studenti universitari compresi che andranno avanti online fino al 2021, esami compresi.
Con i figli a casa la famiglia italiana ha aumentato i consumi di intrattenimento digital, con web e Smart tv che ganno fatto registrare una brusca impennata nei consumi di film e serie, su canali tv tradizionali, come Rai, Mediaset e Sky.
La cosiddetta tv tradizionale (free to air e pay per view).
Saliti gli ascolti anche delle declinazioni digiral delle tv tradizionali come Raiplay, Mediaset play, Now Tv e Infinity.
Ma anche su canali “nuovi” come Netflix, Amazon prime, Disney + persino YouTube che ha avuto un vero boom.
Il lockdown ha generato un balzo in avanti tecnologico.
Lo smart working è stato “testato” per la prima volta dal 53% dei lavoratori italiani.

 Proseguirà anche in futuro per l’80% di loro.

https://www.spremutedigitali.com/smart-working-definizione-quella-vera/

Sono state implementate nuove abitudini lavorative che resteranno sicuramente nel futuro. Anche perché molte aziende che hanno adottato lo smart working hanno scoperto di risparmiare i costi di gestione degli immobili e di energia,

Digitali saranno le riunioni, le visite ai clienti, i contatti con i colleghi, le presentazioni aziendali, persino i colloqui di assunzione.
Tutto attraverso nuovi strumenti tecnologici.
Persino personaggi tv, cantanti, opinion maker, giornalisti, politici, hanno dovuto attrezzare veri e propri set a casa, per restare collegati e continuare a lavorare da remoto.
Il lavoro via pc da casa ha generato un boom di piattaforme come Zoom. la più utilizzata (9,9 mn di utenti, + 1.067% rispetto a  febbraio) seguita da Skype (7 milioni utenti, + 176%) e Google Hangouts (5,6 milioni, + 155%).
Sono aumentati gli acquisti online e l’utilizzo di servizi di home banking.
Per non parlare delle relazioni interpersonali dominate da social media come Facebook, Twitter, WhatsApp, Telegram diventati uno dei principali canali di comunicazione per restare in contatto col mondo esterno.
Amici e parenti.
Secondo l’Eurispes “le piattaforme social più utilizzate sono state You Tube (87%), WhatsApp (84%) e Facebook (81%)”.
Le nostre vite si sono in un certo senso rivoluzionate.

Il divario con gli Zedders, la generazione Z, i cosiddetti Millennials nati in era digitale, si è ridotto e chi ha tra i 50 e i 65 anni si è trovato a utilizzare strumenti prima riservati solo ai più giovani.

Soprattutto con gli smartphone. Tutti o quasi sono andati online.

Tutti connessi.

https://www.leurispes.it/coronavirus-italiani-a-casa-abbuffata-di-internet-giochi-on-line-e-tv-i-numeri/

Uno degli effetti è stato quello di far diventare ancora più ricche le aziende dei cosiddetti big data: Facebook e Amazon.

https://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/tlc/2020/05/22/coronavirus-arricchisce-paperoni-usa-in-2-mesi-434-miliardi_326c3e33-ecf3-48ab-8133-1ef330121ba8.html

Dalla metà di marzo alla metà di maggio, i 600 uomini più ricchi d’America si sono arricchiti di 434 miliardi di dollari, riporta l’Ansa.

Solo Jeff Bezos avrebbe guadagnato 34,6 miliardi di dollari e Mark Zuckerberg 25 miliardi.

Ma non per tutti l’esperienza è stata positiva.

Per i “paperoni” del web il lockdown americano sta passando, oltre che col conto in banca aumentato, in grandi ville dotate di ogni comfort, dalla sauna alla piscina al campo da tennis.

Ma per non tutti va così.

Un italiano su quattro avrebbe sofferto di sintomi ansiosi significativi durante il periodo di lockdown.

Molti anche per questioni abitative.

Come è cambiata la nostra vita in casa a causa del lockdown?

Case troppo piccole, male illuminate, prive di balconi, giardini, spazi verdi nelle vicinanze e di altri comfort, possono aver creato un forte disagio ai tanti, chiusi dentro e liberati solo per fare la spesa o brevi uscite.

“Abitare in una casa di superficie inferiore ai 60 mq è una condizione più frequente tra chi ha sintomi depressivi” riporta l’Ansa in uno studio del Politecnico di Milano e dell’Università di Genova.

E che il “Covid-19 lascerà un segno anche nel mercato immobiliare, accrescendo il valore di alcune abitazioni e svalutandone altre”

https://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/design_giardino/2020/05/28/coronavirus-ha-sofferto-di-piu-chi-ha-vissuto-in-case-piccole_a785fedd-dd65-44b0-aa30-c41fd993d819.html

Dovendoci vivere per gran parte se non tutta la giornata, la casa dovrebbe essere luminosa, ben arieggiata, accogliente e protettiva.

Il poter godere almeno di un un’affaccio esterno magari con una bella veduta, come vorrebbe la cosiddetta green building approach, ha sicuramente fatto la differenza tra chi ha sofferto di più l’isolamento e chi no.

Anche perché qualcuno ha pensato bene di darsi al giardinaggio o addirittura alla realizzazione di piccoli orti casalinghi.

Tutto pur di passare il tempo e scacciare l’ansia.

Esigenze soddisfatte soprattutto in zone delle città e quartieri più vivibili.
Aree verdi, spazi attrezzati ma anche negozi e supermercati.

Non potendosi allontanare da casa, molti hanno fatto ricorso ai cosiddetti “negozi di prossimità” per fare la spesa.

Alimentari, farmaci, edicole e rivendite di beni di primari, soprattutto. Quei negozi che rischiavano di chiudere a causa dei grandi centri commerciali.

Svuotati dalla pandemia.

Tante cose sono cambiate generando nuovi comportamenti e nuovi disagi.

Anche lo smartworking può aver messo a dura prova il sistema nervoso.

Spesso a causa di abitazioni inadatte.

Senza spazi in grado di garantire un minimo di privacy diventa difficile lavorare o studiare da casa.

Le classiche due camere e cucina possono aver fatto rimpiangere il fatto di non poter andare in ufficio o a scuola, tutti i giorni.

E generato non poche tensioni.

Lavorare da casa: la postazione del pc per essere ottimale richiede uno spazio definito, possibilmente isolato dal resto della casa.

Conference call, videochiamate devono poter essere fatte lontano da imbarazzanti presenze.

Dai bambini urlanti al cane.

Una buona illuminazione, una sedia da lavoro ergonomica per evitare fastidiose sciatalgie.

Uno spazio confortevole attrezzato con scanner, stampante.

E un kit di prese elettriche per ricaricare smartphone e device.

Un buon isolamento acustico per poter lavorare in tranquillità, senza imbarazzanti interruzioni sonore.

Un vero ufficio casalingo, che non tutti possono permettersi.

Per chi studia almeno la classica cameretta da cui seguire lezioni, sostenere interrogazioni, verifiche e esami.

Spazi di cui non tutti disponevano.

Soprattutto chi – come tanti single – ha usato la casa fino ad oggi solo per dormire.

O per le famiglie numerose costrette in pochi metri quadrati.

Insomma questo lockdown, l’emergenza Coronavirus, i giorni drammatici della pandemia, lasceranno il segno.

Non solo nella nostra memoria collettiva.

La tragedia di chi ha perso affetti, le persone uccise dal virus.

Malati ma anche medici e infermieri infettati e caduti nello svolgimento del loro dovere.

Nel dramma di chi ha perduto il lavoro, chiuso aziende.

Visto stravolgere la propria vita come da uno tsunami.

C’è chi la casa rischia di perderla, per mutui che non si riesce a pagare.
In un’epoca – per assurdo- in cui un mutuo non è mai costato così poco.

L’era del virus resterà tristemente memorabile e rivoluzionaria.

Anche per le nuove abitudini che ha indotto.
La casa fa parte di questa mutazione, quasi genetica.

Si parla di nuove esigenze abitative e dei criteri di

  • bioedilizia
  • bioarchitettura
  • architettura sostenibile.
Chi costruisce dovrà tenerne conto.
I monolocali, in quartieri “alveare”, potrebbero perdere decisamente dei punti.
Il mercato immobiliare, bloccato per mesi, è in crisi annunciata.
Ci sarà un calo del valore delle case?
Cambierà sicuramente la domanda di chi acquista.
Se lo smartworking resterà la formula principale per tante aziende, non sarà più necessario abitare nelle zone centrali della città.
Ci si risparmieranno ore di traffico in automobile o scooter.
Ore riguadagnate alla vita di tutti i giorni.
Potrebbero uscirne rivalutate le aree periferiche, più verdi.
Dotate di centri sportivi e palestre. Cinema locali e negozi di prossimità.
Il distanziamento sociale, imposto dalla permanenza del virus, ha trasmesso a tanti l’importanza di avere un giardino e vivere in zone meno inquinate.
Per chi ha più mezzi economici addirittura la piscina.

Un fenomeno che si sta verificando anche in grandi metropoli come New York o Londra.

https://www.elledecor.com/it/lifestyle/a32431130/mercato-immobiliare-coronavirus-prezzi/

Questo perché, diventando la casa elemento centrale di vita, e di lavoro, spingerà il mercato degli immobili verso soluzioni nuove, sia nelle compravendite che negli affitti.

Si parla di città green. Verso l’approccio “verde” e tecnologico sarebbero diretti anche i fondi del Recovery found che l’Europa dovrebbe concedere con l’European Green Deal .

https://www.linkiesta.it/2020/05/recovery-fund-750-miliardi-commissione/

Anche la nuova normativa sugli ecobobus per la casa dovrebbe andare in questa direzione.

Case energeticamente più efficienti e meno inquinanti.
Il tutto a vantaggio non solo della qualità della vita ma anche della tutela del clima.
Meno traffico, meno inquinamento. Una vera rivoluzione urbanistica.
Con buona pace di Greta Thurnberg e delle giuste istanze ambientaliste.
Ci riusciremo ?
Se così fosse questa terribile pandemia che ancora continua a uccidere in tutto il mondo, avrà avuto un senso.

E cambiato in meglio la vita di chi è sopravvissuto a quella che entrerà nella storia come l’era del Coronavirus o Covid-19.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 2’50”

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