L’Europa e l’italia a 100 anni dalla fine della grande guerra

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4 novembre 1918. L’Italia, 100 anni fa, metteva fine alla Grande Guerra, quella detta anche del ‘15 – ‘18.

Una vittoria pagata con 650 mila caduti, sul solo fronte italiano.

Una guerra terribile divampata dalle Alpi al mare Adriatico.

Un conflitto feroce impegnato nelle trincee del Carso, lungo i grandi fiumi del nord est, nelle pianure e sugli altopiani, sulle cime innevate, sul mare e nei cieli.

Una guerra combattuta da alti ufficiali all’antica con l’impiego di armi moderne e mortali come le mitragliatrici, i cannoni di ogni calibro, i gas, i dirigibili, i carri armati e gli aeroplani, le grandi corazzate e i sottomarini.

Mai nella storia gli uomini si erano affrontati e uccisi disponendo di un simile arsenale.

Nel novembre del 1918 l’Italia vinse la sua guerra contro l’Austria Ungheria. E vinsero la Francia, la Gran Bretagna e i loro alleati, contro la Germania del Kaiser.

Quel conflitto, da solo, fece più morti di tutte le guerre messe insieme, combattute fino ad allora in Europa.

Oltre 20 milioni.

Uno scontro titanico che aprì la strada alle guerre moderne coinvolgendo come vittime non solo i militari al fronte ma anche i civili nelle retrovie.

Cento anni fa l’Europa bruciava nel fuoco.

Alla fine del grande massacro, tre Imperi scomparvero.

Quello Austro Ungarico, quello Russo e l’Ottomano.

Per evitare nuove guerre venne creata la Società delle Nazioni.

Purtroppo questa organizzazione non riuscì ad evitare un nuovo immane conflitto.

La Seconda guerra mondiale, scoppiata appena vent’anni dopo, avrebbe causato la morte di oltre 50 milioni di persone.

Anche questa, come la prima guerra, ebbero origine in Europa diffondendosi poi in altri continenti.

Cento anni dopo quei tragici eventi, i paesi un tempo impegnati a massacrarsi tra loro, sono uniti in una confederazione di Stati.

Solo 25 anni fa, a Maastricht, nasceva infatti l’Unione Europea per iniziativa di quei paesi che un tempo si erano combattuti come la Francia, l’Italia e la Germania.

Oggi, di questa Unione, fanno parte 28 paesi.

Tra gli obiettivi dell’U.E.:

  • promuovere la pace;
  • promuovere il benessere dei suoi cittadini;
  • offrire libertàsicurezzagiustizia, senza frontiere interne.

Per raggiungere questi scopi, l’Unione è chiamata ad esercitare parte della sovranità nazionale degli Stati membri in numerosi campi.

Il generale e presidente francese, Charles De Gaulle, disse: “E’ l’Europa, dall’Atlantico agli Urali, è l’Europa, che deciderà il destino del mondo”.

Prima di lui, un suo connazionale, lo scrittore Victor Hugo aveva scritto: “Non siamo più inglesi né francesi né tedeschi. Siamo europei. Non siamo più europei, siamo uomini. Siamo l’umanità”. Il problema oggi, dopo due guerre mondiali, è proprio la mancanza di un vero senso di appartenenza a questa nuova realtà politica ed economica da parte dei cittadini europei.

Trump recita, dall’altra parte dell’Atlantico, a capo degli USA Stato federale, lo slogan, “Prima gli Americani”.

Analogamente, nei singoli paesi aderenti all’Unione, i partiti politici nazionali, ancorati al passato ed agli equilibri elettorali interni, antepongono gli interessi dei singoli Stati sovrani a quelli di un’Europa che fino ad oggi ha mostrato purtroppo la sua azione soprattutto in campo economico e finanziario.

La sensazione è quella di avere a che fare con l’Europa delle banche e della finanza più che con l’Europa dei popoli.

E forse anche per questo, i cittadini dei paesi che compongono il vecchio continente ora nell’Unione, si sentono in primis italiani, tedeschi, francesi, belgi e via dicendo.

La cittadinanza europea è ancora un concetto vago.

Molti governi hanno potuto così imputare all’Unione europea la causa di ogni problema anche quelli generati nel passato, come:

  • debito pubblico
  • cattiva amministrazione e corruzione
  • burocrazia inefficiente 

Altri hanno avuto modo di trarne grandi vantaggi girando poi le spalle a questioni, come l’immigrazione, che non li toccano direttamente.

Il Parlamento di Strasburgo non ha saputo ancora intervenire efficacemente per raggiungere alcuni dei suoi obiettivi principali come il benessere dei suoi cittadini, la sicurezza, in certi casi la libertà ed ora vede messa in discussione persino l’abolizione delle frontiere interne.

I movimenti politici hanno esportato la loro litigiosità al Parlamento europeo, avendo presente solo nteressi egoistici anziché quello di una grande comunità come quella europea.

Nel frattempo l’Unione, che oggi conta oltre 500 milioni di abitanti, è mal vista da potenze come gli USA, la Russia e la Cina che preferirebbero tornare a interloquire con una serie di picoli Stati deboli, divisi e con tante monete diverse.

A 100 anni da una guerra terribile, che nel nazionalismo vide una della sua cause principali, il concetto di Stato sovrano, il cosiddetto sovranismo, riemerge e i singoli Stati membri tornano a dividersi, in contrasto tra loro.

Alcuni, come sta già facendo la  Gran Bretagna con la Brexit, pensano di abbandonare il sogno europeo tornando a chiudersi nei limiti angusti e anacronistici dei loro vecchi confini.

Sembra che, fatta l’Europa, non siano stati ancora fatti gli europei.

Victor Hugo, immaginando un mondo e un continente più unito e solidale disse: “Non ci resta che abdicare dal più grande degli egoismi: la nostra patria”.

Forse a questo passo saranno chiamate le nuove generazioni.

I giovani europei.

Non più divisi ma uniti sotto una stessa bandiera.

Forse saranno proprio loro a creare quell’Europa nazione desiderata in passato da tanti, unita e solidale con tutta la sua gente, che oggi, dopo tante sofferenze e distruzioni contenute nella sua storia, sembra ancora così lontana.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 2’00”

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