L’immagine minata delle nostre istituzioni

72677

di Claudio Razeto

“Abbiamo bisogno della libertà per impedire che lo Stato abusi del suo potere e abbiamo bisogno dello Stato per impedire l’abuso della libertà”.


Karl Popper: famoso filosofo politico, difensore della democrazia e dell’ideale di libertà

In  poche settimane una serie di casi hanno scosso l’opinione pubblica italiana facendo vacillare l’immagine dello Stato e delle sue istituzioni.

A vari livelli.

Ai primi di giugno un inchiesta travolge il CSM, il massimo organo di autogoverno della Magistratura.

Luca Palamara, ex Presidente del’Associazione nazionale magistrati ed ex consigliere del CSM, viene coinvolto e indagato in un’inchiesta della Procura di Perugia, per presunta corruzione.

Si parla di tangenti pagate per favorire le nomine di alcuni magistrati ma anche di incontri – a dir poco inopportuni – con esponenti politici anche di Governo e imprenditori.

Il CSM insorge, molti esponenti si dimettono – il Presidente Mattarella deve intervenire al “plenum” per placare gli animi e far eleggere il sostituto di Palamara.

Dalle indagini emerge un sistema che se confermato minerebbe gravemente la credibilità se non altro di una parte di magistrati.

Un “disegno” che ad alcuni giudici ha fatto evocare addirittura il famigerato caso della P2, la loggia segreta di Licio Gelli che ai suoi tempi fece tremare le istituzioni facendo emergere un intreccio perverso tra massoneria, servizi deviati, politici, magistrati, giornalisti e molti altri esponenti della classe dirigente italiana.

Lo Stato che con la magistratura è chiamato a giudicare i cittadini – anche nella delicata applicazione delle leggi penali che possono portare chiunque di noi in galera –  sarebbe stato “pilotato” nelle nomine da furbi o reso morbido verso politici indagati.

Un fatto che se confermato sarebbe di una gravità estrema e quasi eversiva degli ordinamenti che ci governano.

Ma non basta.

Passano pochi giorni e un’altra indagine giudiziaria colpisce le istituzioni dello Stato.

Stavolta quella della giustizia minorile e dell’assistenza sociale.

Un’attività che coinvolge oltre al Ministero anche:

  • Regioni,
  • Comuni,
  • Tribunali dei minori,
  • psicologi e psicoterapeuti,
  • Onlus e case famiglia.

A seguito di un’inchiesta della Procura di Reggio Emilia, operazione Angeli e demoni,  i Carabinieri eseguono misure restrittive nei confronti di diciotto, sì ben 18, persone coinvolte nelle attività dei Servizi sociali della Val d’Enza e della Onlus di Torino “Hansel e Gretel”.

Un sindaco del PD, altri politici, assistenti sociali, medici, psicologi vengono coinvolti in una indagine dai risvolti inquietanti.

Alcuni degli indagati sono accusati di aver sottratto ingiustamente, per via giudiziale, alcuni bambini alle famiglie accusando i genitori di molestie, maltrattamenti, abusi sessuali.

Senza che le mamme e i papà, o i nonni e le famiglie potessero opporsi, dato il farraginoso e per certi versi inappellabile e unilaterale sistema in atto per questo tipo di casi.

I Servizi sociali dello Stato, in questo caso, avrebbero preso in custodia i minori affidandoli ad “amici” dell’organizzazione.

Tutto per incassare indebitamente i soldi dell’affido retribuito.

Gli assistenti sociali avrebbero indotto, con le loro deduzioni e indagini, magistratura dei minori e poi Polizia e Carabinieri a prelevare alcuni di questi bambini a scuola portandoli in strutture lontane dalle famiglie.

Psicologi avrebbero fabbricato prove false contro i genitori e lavorato poi alla rimozione dalle  menti dei bimbi dei ricordi e del riconoscimento delle figure affettive genitoriali.

Una mostruosità, che in questo caso toccherebbe la parte più delicata e fragile della nostra società:

i bambini.

Se confermati in sede istruttoria i reati potrebbero essere:

  • frode processuale,
  • depistaggio,
  • abuso d’ufficio,
  • maltrattamento su minori,
  • lesioni gravissime,
  • falso in atto pubblico,
  • violenza privata,
  • tentata estorsione,
  • peculato d’uso.

Tutti commessi per lo più da persone che lavorano per lo Stato al servizio delle famiglie e dei cittadini.

O da Onlus e strutture che si propongono di aiutare persone e famiglie.

Per lo più in difficoltà.

Ma purtroppo non finisce qui.

Passano meno di 24 ore, dalle notizie di Reggio Emilia, e si apre un altro caso.

Questa volta la DIGOS coordinata dalla Procura di Catania agisce per crimini che sarebbero stati commessi nell’ambito di un’altra istituzione prestigiosa dello Stato, quella delle Università.

Nome in codice dell’operazione “Università bandita”, un’inchiesta partita dall’Ateneo di Catania ma che sta dilagando in tutta Italia.

I rettori dell’Università siciliana sarebbero colpevoli, secondo gli inquirenti, di aver pilotato concorsi e bandi in tutto il Paese.

Ben sessantasei, sì 66, gli indagati.

Tra di loro il Rettore di Catania e nove professori.

L’accusa è pesante.

Anche in questo caso le accuse sono gravi:

  • associazione a delinquere,
  • corruzione,
  • turbativa d’asta.

Coinvolti ben 20 Atenei: Bologna, Cagliari, Catanzaro, Chieti, Pescara, Firenze, Messina, Milano, Napoli, Padova, Roma, Trieste, Venezia e Verona.

Concorsi truccati e alterazione di bandi per il conferimento di assegni di studio, borse, dottorati di ricerca oltre ad assunzioni di personale. Gli onesti che resistevano la pagavano cara.

Chi si opponeva vedeva la sua carriera accademica bloccata o come minimo rallentata.

Un sistema che, se confermato, sarebbe stato utilizzato per l’assunzione e la progressione “pilotata” delle carriere di alcuni docenti, ricercatori e accademici.

Passano poche ore e le agenzie battono un’altra notizia

che a confronto delle altre fa quasi sorridere, ma che dimostra, ancora una volta,  lo scarso valore che alcuni dei nostri concittadini, pagati dallo Stato, danno al loro lavoro.

Stavolta sono i dipendenti del Servizio Giardini del Comune di Roma, un tempo fiore all’occhiello, dell’amministrazione capitolina, a finire al centro di un’indagine.

Giardinieri regolarmente assunti, invece di occuparsi del degradato e pericolante verde pubblico della città di Roma, avrebbero, se confermato, timbrato la presenza per poi lasciare il posto di lavoro e dedicarsi ad attività private.

Come ad esempio lasciare il posto di lavoro per andare a fare spese e commissioni personali anche con mezzi di servizio.

Alcuni sarebbero andati addirittura a lavorare come giardinieri a pagamento da privati Addirittura altri – unendo la beffa al danno – con le attrezzature di proprietà delle autorità comunali.

I giardinieri indagati (nove) pare siano stati immediatamente sospesi dalla Sindaca Virginia Raggi.

Quattro casi emblematici che però dimostrano che in questo Paese c’e qualcosa di profondamente sbagliato.

E che lo Stato o almeno alcuni suoi rappresentanti e funzionari, è praticamente “indagato” con frequenza a dir poco allarmante.

Pagare dipendenti statali che si fanno gli affari propri, violando la legge, non è una bella cosa.

L’indebitamento dello Stato è legato anche agli stipendi di questi signori.

Le tasse che paghiamo servono a garantire, salari, ferie pagate e pensioni.

Emolumenti riconosciuti per dare ai cittadini una serie di servizi che vanno dall’amministrazione della giustizia, alla tutela delle categorie più deboli, all’istruzione accademica fino alla manutenzione del verde pubblico in una grande città come Roma.

In alcuni casi – magistrati e docenti universitari – parliamo di redditi decisamente alti e di carriere di tutto prestigio.

Professioni che si intraprendono – come gli assistenti sociali –  per passione, o per vocazione  come i medici e gli psicoterapeuti.

In tutti questi casi il “senso dello Stato” dovrebbe far parte dei requisiti del mestiere. È triste anche solo ipotizzare che non sia così. E constatare quante persone possono essere cinicamente disponibili a fare esclusivamente i propri interessi violando anche la legge.

E questo nonostante il loro ruolo e le loro diverse responsabilità.

Vedere lo Stato “indagato” fa rabbia ed è un danno doppio perché discredita le istituzioni e gli uffici pubblici, lasciando ai cittadini e ai funzionari onesti l’amara consapevolezza di essere stati beffati ancora una volta dai soliti “furbetti”.

A discapito di quei cittadini che dallo Stato vorrebbero ricevere non solo servizi e tutela, ma soprattutto il rispetto che meritano.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 2’00”

Foto tratta da: http://www.latinabenecomune.it/rispetto-delle-istituzioni-riflessione-francesca-suale/

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.