LO SMART WORKING E IL FUTURO DEL LAVORO IN ITALIA

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Mi alzo. Preparo un caffè, la tv accesa sulle ultime notizie. Faccio colazione e guardo l’ora. Sono le 8, tra un’ora inizio a lavorare. Niente giacca e cravatta stamattina ma una camicia e un pantalone. Sono le 9, inizia la mia giornata professionale. Un giro di telefonate. Clienti. Le mail dal pc per gestire ordini e vendite. Sto svolgendo le mie mansioni, l’attività che mi da uno stipendio tutti i mesi, ma sono a casa mia. Ho già risparmiato un’ora di viaggio in macchina, quello di andata, la caccia al parcheggio, un bel po’ di carburante, ho evitato di produrre inutile e dannoso CO2, non mi sono stressato e sto facendo, anche meglio, le stesse attività che farei in ufficio. Pausa pranzo in cucina, ai fornelli non sono male, il caffè al bar vicino per fare due passi e sgranchirmi le gambe.

Laptop, linea internet, webcam per le conference call, smartphone per chiamare i clienti. Ho accesso ai sistemi informatici aziendali e posso fare tutto quello che avrei fatto in quell’ufficio che è situato a più di venti chilometri da casa mia. Stasera riuscirò anche farmi un’oretta di palestra.

Alle 15 riunione via web, con il capo e i colleghi. Devo presentare la relazione sulle nuove tendenze di mercato che ho preparato la settimana scorsa, sempre a casa, e un piano di marketing per una nuova linea che abbiamo in produzione. Domani invece partenza per Milano per appuntamenti tutti in giornata. In ufficio ormai vado al massimo due volte a settimana.

Lo smart work mi ha cambiato la vita, in meglio. Sono un tele-lavoratore.

ITALIA PATRIA DEL POSTO FISSO E RIGIDO

L’Italia, Repubblica fondata sul lavoro … fisso, rigido, per alcuni, immutabile, tanto da divenire sinonimo di impiego e sistemazione, possibilmente definitiva.

Per i latini labor era la fatica, per gli antichi il sudore.

Per lavorare e faticare ci si doveva spostare fisicamente verso un ufficio, una fabbrica, un negozio, un luogo fisico e statico.

Il lavoro era fatto di attività ripetitive, con giornate uguali sottoposte ad identici ritmi a volte, come nelle grandi industrie di Tempi moderni, al limite della paranoia.

Andare al lavoro, recarsi fisicamente “a faticare” sembrava essere l’elemento più importante, anche a scapito delle capacità si potevano esprimere lavorando.

A volte – Fantozzi insegna – di ciò che si faceva in quelle ore di lavoro quotidiano non importava niente a nessuno, primo fra tutti al lavoratore.

Arrivare a sedersi dietro a quella scrivania era il rito che permetteva di dire “oggi sono andato a lavorare”, un tavolo con un telefono, le pratiche ammucchiate sulla scrivania.

Oggi, di quella scrivania col telefono fisso, non c’è più bisogno e spesso resta giusto il rituale del caffè con i colleghi di quel piccolo mondo antico.

Siamo tutti connessi, ovunque e la tecnologia ha cambiato tutto.

Interagiamo con mezzi di comunicazione che hanno trasformato la nostra vita e che la trasformeranno ancora. Proprio dalla tecnologia applicata nasce il telelavoro un rapporto nuovo che potrebbe cambiare decisamente la vita se non di tutti di molti dai manager agli impiegati.

Ribattezzato smart working negli USA coinvolge oltre il 37% della popolazione lavorativa, in Europa il 17%, nel 2005 più di 3 milioni di lavoratori inglesi, lo utilizzava. Da noi siamo ancora intorno all’8%, con 305mila lavoratori, ma il numero è in crescita. Improntato a criteri quali la flessibilità, la responsabilizzazione e soprattutto la valorizzazione dei talenti e della fiducia tra azienda e lavoratore, il tele-lavoro potrebbe rappresentare anche in Italia, un cambio epocale.

E molte attività come banche, assicurazioni, società di servizi si stanno orientando verso questo nuovo tipo rapporto.

IL TELELAVORO NEL NOSTRO PAESE

In Italia il telelavoro, è regolato dalla legge n. 81 del 21 maggio 2017, che regola il cosiddetto “lavoro agile”, per incrementare la competitività produttiva e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Ai tele-lavoratori viene garantita parità di trattamento – economico e normativo, compresa la tutela in caso di infortuni e malattie professionali.

L’azienda può concordare individualmente, col lavoratore, “fasi, cicli, obiettivi”, senza vincoli di orario o di luogo.

Si tratta di una contrattazione più diretta che sposta l’asse delle relazioni tra lavoratore e azienda proprio su chi presta la propria opera, sull’individuo, sugli obiettivi e sulla sua pro-attività. Un passo importante perché chi lavora, oggi più che mai, deve sempre più organizzarsi, metterci del suo, gestire maggiormente sé stesso, le proprie giornate e gli obiettivi. E questo è solo un bene per chi lavora e vuole lavorare bene. Il tele-lavoratore, proprio per la natura della prestazione che offre, è chiamato a lavorare meglio.

In un paese come l’Italia può essere considerato un concetto rivoluzionario.

I dati dicono che con lo smart working diminuisce l’assenteismo, aumenta la produttività, migliora la qualità della vita. Semmai il rischio potrebbe essere quello di lavorare troppo, di andare oltre il canonico “dalle 9 alle 5” con pausa pranzo ma chi lavora, chi ha a cuore la propria azienda e i suoi destini, chi tiene alla propria professionalità, questo sicuramente lo fa già.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 1’45”

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