Omaggio a Kobe Bryant un anno dopo la scomparsa

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di Fabio Bandiera

Omaggio a Kobe Bryant

Ciao Kobe,

è un po’ di tempo che non ci sentiamo, circa un anno.

Ci manchi lo sai?

Manca a tutti noi quel tuo sorriso aperto e quell’aria sorniona e dinoccolata da gigante buono che un tragico destino ci ha tolto per sempre in un tristissimo giorno di fine gennaio, poco prima che la pandemia ci dirottasse altrove.

Il mondo è cambiato, ma tu non puoi saperlo perché stai insegnando ad angeli e santi i fondamentali del tuo sport, il Basket, che hai contribuito a far crescere con le tue gesta e la tua versatilità traghettandolo nei fatti verso una modernità ancora attuale.

Sei stato e continui ad esserlo un modello di riferimento per tanti giovani che indossano imperterriti le tue canotte giallo-viola numero otto e ventiquattro, ritirate dai tuoi Lakers poco dopo il tuo ritiro, e che ancora fanno fatica a credere che tu non ci sia più perché è difficile accettare che un proprio idolo abbandoni questa terra ad appena quarantuno anni.

Kobe Bryant: FIGLIO DI PAPA’………….

Nasci a Filadelfia il 23 agosto 1978 e sei un figlio d’arte coi fiocchi, mastichi sin da bambino i fondamentali della pallacanestro guidato dai geni di papà Joe che in quegli anni scorazza in lungo e in largo tra le franchigie della NBA.

Dopo otto stagioni e oltre cinquemila punti, papà decide che è ora di cambiare aria e a alla soglia dei trent’anni si imbarca col suo figlioletto in fasce in un’avventura oltreoceano diretto verso l’ Italia.

Qui ci rimane per sette lunghe ed intense stagioni in cui il piccolo Kobe passò da ragazzino ad adolescente, ricco di talento e pronto ad emulare la carriera paterna.

Un apprendistato nomade vissuto tra Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia in cui germinarono i semi pronti a maturare al rientro negli States.

Kobe Bryant: HIGH SCHOOL E DRAFT NBA…………

Rientrato a Filadelfia ti iscrivi alla Lower Merion High School e da subito fai capire di che pasta sei fatto infrangendo ogni record giovanile, vincendo il titolo statale e superando la leggenda Wilt Chamberlain per punti segnati nel quadriennio liceale.

Sei famoso e il tuo nome già circola ai piani alti, sarebbe ora di frequentare il College per acquisire la maturità necessaria per il grande salto nella NBA, ma il diciottenne Kobe non vuole saperne decidendo di bruciare le tappe dichiarandosi eleggibile per il Draft.

Ti scelgono gli Hornets di Charlotte al primo giro col numero tredici, che ti girano immediatamente in California in uno scambio discusso con Vlade Divac che si sente tradito perché scambiato con un liceale.

Sei felice di essere ai Lakers insieme alla new entry Shaquille O’Neal, la storia sta per essere riscritta rinnovando i fasti gloriosi di Magic e Jabbar………….

Kobe Bryant: PATTO COL DIAVOLO CON LA CITTA’ DEGLI ANGELI……….

Debutti nella National Association il 13 novembre 1996 a soli diciotto anni e settantadue giorni – record imbattuto a tutt’oggi – alla corte di Del Harris e alle spalle di Nick Van Exel ed Eddy Jones, di cui sei riserva all’inizio prima di prendere confidenza e minutaggio aumentando costantemente la tua presenza in campo.

Anni, quelli iniziali, in cui mastichi qualche inevitabile boccone amaro, ma che ti fortificano sia come uomo che come atleta.

Ma dal 1997 prende sostanza la tua stoffa e i Lakers si accorgono concretamente di chi sarà il loro leader negli anni a venire.

L’anno seguente è quello della svolta, il ventenne Bryant si trova al timone di un team rinnovato dalla cacciata di Harris, Van Exel e Jones, rinnova il contratto a suon di dollari per sei stagioni ed inesorabilmente entra a pieno titolo nelle rotazioni di un team leggendario, ma ancora acerbo al cospetto di franchigie consolidate come Utah e San Antonio che a più riprese vi tarpano le ali.

Il patto siglato coi lacustri gialloverdi starà per dare i suoi frutti a breve e la leggenda sarà lì ad attenderti……………

Kobe Bryant: EPOPEA JACKSONIANA, ANELLI SU ANELLI…………..

Siamo a cavallo tra i due millenni e tu di fatto hai appena compiuto ventun’anni, ma hai la stoffa di un veterano pronto a guidare la riscossa al titolo.

Per farlo manca però quel quid che si concretizza con l’arrivo di un certo Phil Jackson come head coach.

L’uomo giusto con la mentalità vincente che serve e in grado di vincere l’anello per sei volte in nove anni con i Bulls di sua maestà M.J.

Rapporti difficili con un allenatore che vede nel gioco di squadra, e non nello splendido solista, il segreto di un team di successo e che cercherà senza successo di scambiarti sul mercato, ma al quale dimostrerai il tuo valore in una stagione trionfale che coinciderà col primo anello al quale contribuirai da protagonista contro ogni pregiudizio.

Saranno trionfali anche le due stagioni successive in cui le tue performance oscureranno in parte le gerarchie interne col tuo amico Shaq il cui ruolo sarà meno preponderante e inversamente proporzionale alla tua stella, fatta di continui trentelli e sublime continuità.

Altri due durissimi titoli, un three-peat devastante che spazzerà via ogni dubbio residuo sulla tua leadership, anche se le tensioni interne e le rese dei conti non tarderanno ad arrivare e il diavolo ci metterà la coda nel minare la tua reputazione…………..

Kobe Bryant: IL GIOCO SI FA DURO…………..

Dopo tre annate del genere è difficile poter fare meglio, nel frattempo infrangi un po’ di record di triple e segnature, i trentelli sovente diventano quarantelli e i giallo-viola ingrossano le loro fila con l’arrivo di Gary Payton e Karl Malone ancora a secco e affamati di titoli.

I rapporti con Shaq si deteriorano e Phil Jackson ci mette del suo, ma è l’accusa di molestie da parte di una receptionist in quel maledetto hotel nel Colorado a cospargere fango sulla tua persona.

Sei accusato e costretto a difenderti, tra un’udienza e l’altra scendi in campo e dimostri comunque di esserci riportando i Lakers in una finale NBA persa nettamente contro i Pistons di Detroit.

Pensi per un attimo di abbandonare la nave dichiarandoti free agent, ma Jerry Buss non ti lascia scappare e ti blinda per altri sette anni.

Shaq non gradisce e se ne va e lo stesso fa Phil Jackson che ti dichiara inallenabile nel celebre libro L’Ultima Stagione.

Sei scosso e provato, ma sgravato da due macigni ingombranti, e ora di ripartire e di riprendere il cammino alla ricerca di una maturità psico-fisica da consolidare………………

Kobe Bryant: ANNI DI ATTESA…………E ANCORA DOPPIETTA…………….

Dopo un 2005 in ripresa alla corte di Rudy Tomjanovich I Lakers non raggiungono i playoffs, la tenuta del roster non è ottimale accentuando inesorabilmente la Bryant-dipendenza.

Le tue statistiche inanellano record di ogni tipo, ma il club sembra meno competitivo.

Torna Phil Jackson dopo un solo anno, ma nel 2006 un brutto infortunio al ginocchio limita la tua stagione e furono ancora i Suns di Phoenix ad estromettervi dalla corsa al titolo.

Sei nervoso e arrabbiato, ti prendi delle squalifiche e rimediti la cessione, ma il destino ha in serbo delle buone sorprese dopo anni difficili.

La stagione successiva i lacustri tornano in palla e l’arrivo di Pau Gasol a febbraio 2008 dona nuova linfa ad un team pronto a ricompetere per la massima posta.

Stavolta saranno i Celtics, forti dell’innesto di Kevin Garnett, a sbarrarvi la strada, ma la tua furia di rivincita starà per abbattersi come uno tsunami pronto a travolgere chiunque abbia l’ardore di mettersi contro.

Due anelli di fila contro i Magics e la rivincita contro i Celtics, sconfitti in una tiratissima gare sette, ai quali corrispondono altrettanti trofei di MVP delle Finals.

Cifre da urlo e consacrazione assoluta del mito, il trentaduenne Kobe ha vinto il suo quinto anello e la sfida più importante della sua vita da atleta: quella con sé stesso e quella contro tutti i detrattori che hanno provato, senza minimamente scalfirlo, a destabilizzarlo minando le sue fondamenta di uomo.

Archiviata anche l’accusa di stupro Kobe guarda a testa alta il mondo ai suoi piedi, pronto a chiudere con i Lakers la sua straordinaria carriera…….

Kobe Bryant: ULTIME CHANCES……ADDIO AL CESTO…………..

L’anno seguente la corazzata Lakers è pronta al secondo triplete.

La tua stella brilla in regular season pronta a raggiugere Jordan e Jabbar a quota sei anelli, ma il sogno sfuma inesorabilmente ai play-off contro i futuri campioni di Dallas.

Un secco quattro a zero in post-season che chiude un ciclo irripetibile e sancito dall’addio definitivo di coach Jackson.

L’anno dopo arriva coach Mike Brown, siamo nella stagione accorciata del lockout e anche qui, tra giochi di mercato e qualche acciacco di salute, il sogno sfuma ai playoffs.

Momento delicato tra voci di divorzio è un restyling della franchigia pronta a rinforzarsi, ma che congeda nella stagione successiva, dopo solo cinque gare, un inadeguato coach Brown presto sostituito da Mike D’Antoni col quale farai fatica a trovare il giusto feeling.

Arrivati Nash e Howard torna l’attesa competitività alla quale contribuisci con una sontuosa regular season, ma qui il diavolo ci metterà la coda e il tuo fisico non tarderà a presentarti un salatissimo conto.

L’infortunio al tendine di achille sarà il tuo canto del cigno, costringendoti a chiudere in anticipo la stagione e ad assistere a bordo campo buona parte di quella successiva, con un drastico e fisiologico ridimensionamento a livello di performance.

Te ne accorgi, capisci di essere al capolinea e nel novembre 2015 annunci al mondo il tuo ritiro al termine della stagione.

Da lì in poi partirà il tuo tour trionfale, in ogni arena sarai oggetto di standing ovation.

Chiuderai alla grande il tuo ultimo All Star Game e chiuderai con sessanta punti la tua ultima gara in Nba contro i malcapitati Utah Jazz.

Chapeau Kobe!!

Venti anni a Los Angeles, cinque titoli e terzo cannoniere di tutti i tempi, hai contribuito a riscrivere la storia imprimendo la tua stella nel firmamento dei più grandi in assoluto….

AI POSTERI…..UN DESTINO CRUDELE

La tua lettera di addio al Basket è oggetto di un cortometraggio di animazione –Dear Basketball- diretto da Glen Keane.

Verrà selezionato all’Oscar e vincerà la prestigiosa statuetta nel 2018, caso unico per uno sportivo ed ennesima meritoria consacrazione.

Commenti ed analizzi le gare in un programma televisivo e poco dopo pubblichi la tua biografia cestistica, The Black Mamba Mentality – in cui riavvolgi il nastro di questa storia incredibile da rilasciare ai posteri.

Tutto nella norma, in linea con quello che ci si aspettava da un’icona nell’attesa di nuove ed emozionanti sfide alle quali un giovane quarantunenne di sicuro non si sarebbe sottratto.

Poi quel giorno, quel maledetto 26 gennaio di quel 2020 maledetto anche lui, in cui rientrando a casa e accendendo la tv tutti noi abbiamo appreso che non c’eri più.

Increduli e sgomenti ci siamo stretti intorno a te e alla tua piccola Gianna.

Un incidente vi ha portati via lasciandoci un vuoto incolmabile e una grande tristezza.

Ma la tua stella è qui con noi ancora sulla Terra pronta ad accendersi ogni volta che un pallone da basket rimbalza su un parquet di gioco. Riposa in pace Kobe, sappi che non ti dimenticheremo mai……e grazie, grazie davvero.

Fabio Bandiera

TAGS: KOBE, BLACK MAMBA, LAKERS, NBA, BASKET

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